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«Il colosso Carnival lascerà l'Europa» Allarme da Londra - Il Tirreno Livorno

 


 
Ma Piccini (Porto 2000): finora nessun segnale negativo, anzi ci hanno confermato gli arrivi del prossimo anno
 
 
 
 
LIVORNO Non bastavano le 66 navi da crociera che hanno deciso di snobbare Livorno, sul mondo delle love boat pesa una incognita ben più rilevante: la Carnival, un colosso internazionale che vale da solo almeno un terzo del traffico su Livorno, avrebbe intenzione nel 2014 di non occuparsi più dell’Europa, almeno temporaneamente. L’annuncio rimbalza sulla stampa internazionale, fra gli altri Usa Today negli Stati Uniti e il Daily Telegraph in Inghilterra, e cita anche i commenti di fonti della compagnia. È una notizia che per adesso non trova nessuna conferma su Livorno: anzi, il presidente della Porto di Livorno 2000, Roberto Piccini, riferisce che né al salone internazionale di Miami né in altri contatti gli è mai stata fatta balenare questa eventualità. «A dire il vero, – aggiunge – al contrario Carnival ha confermato la programmazione fatta su Livorno nel 2014». Anche altre fonti locali segnalano di non aver avuto nessuna notizia al riguardo. Peraltro, il settimanale on-line specializzato GuidaViaggi segnala che «la notizia è stata data agli agenti di viaggi britannici»: nero su bianco, in «una lettera al trade britannico, Adolfo Perez, dg Carnival Regno Unito e Irlanda, spiega che la decisione è stata presa a causa delle difficili condizioni del mercato, le tariffe aereee in rialzo e il fatto che la maggior parte dei clienti proviene dagli Usa, fatto che rende l'impatto dei costi del trasporto aereo ancora più penalizzante». Non è da escludere, ad esempio, che la cosa possa riguardare solo una parte del gruppo: forse la Carnival Cruise più strettamente legata al mercato nordamericano. Non è la prima volta che Carnival lascia il mercato europeo, l’aveva già fatto nel 2009 e nel 2010. Sempre sugli organi di informazione in lingua inglese si fa riferimento anche a un altro ripiegamento, seppur parziale: quello dell’altro gigante Royal Caribbean, anch’esso uno fra i principali clienti dello scalo labronico. A Usa Today risulta che rimarrà in Europa con sette navi (mentre ne ha nove adesso e ne aveva 11 lo scorso anno). Diversamente da quanto avvenuto nella “guerra” con La Spezia, qui non è in gioco una questione di efficienza locale bensì una scelta geostrategica relativa ai mercati di riferimento da parte dei grandi gruppi. Resta da capire se sia il segnale che i big del settore vedono l’Europa in declino anche come “domanda interna” di crociere: e allora non sarebbe più Livorno che non riesce a prendersi il suo pezzo di torta ma semplicemente che la torta si è ristretta assai. Nel frattempo Costa va a caccia del super-ricchi cinesi proponendo il giro del mondo da Shangai su una superlusso: ma dalle prime indicazioni nel passaggio nel Mediterraneo la love boat non punterà su Livorno bensì su Catania. Mauro Zucchelli

PALAZZO ROSCIANO
 
Elettricità dalle banchine contro lo smog delle navi
 
 
 
 
LIVORNO L’Authority ha messo concretamente in pista il progetto per elettrificare le banchine del porto passeggeri: all’inizio del mese prossimo saranno aperte le buste delle imprese che si saranno fatte avanti per realizzare un impianto che fornisca l’«alimentazione in media tensione delle navi ormeggiate alla Calata Sagarallino». Stiamo parlando di un appalto che vale oltre 4 milioni di euro e ha come tempi di realizzazione una fase di tre mesi per la progettazione più sei mesi di lavori. Non è un aspetto secondario che riguarda soltanto la comunità di chi lavora sulle banchine: l’elettrificazione è il passaggio fondamentale – spiegano da Palazzo Rosciano,quartier generale dell’Authority – per riuscire a ridurre una delle principali fonti di inquinamento di ogni città portuale, cioè i gas di scarico delle navi che anche quando sono a banchina devono in funzione i motori per mantenere attivi gli apparati di bordo. In vari porti, sia italiani che stranieri, si sta cercando di provvedere a risolvere il problema fornendo energia alle navi dalla banchina.

LO SPAGNOLO LLORCA AL GIORNALE DI PALAZZO ROSCIANO
 
Idea: l’Authority in mano a grandi fondi privati
 
 
 
 
LIVORNO Il titolo ha un guizzo d’ironia: “La hora del (buen) retiro?”. Quel che si ritira è lo Stato, in ballo è il destino degli enti di governo dei porti e la lingua spagnola c’entra perché l’idea la lancia José Llorca, l’uomo che guida “Puertos del Estado”, qualcosa che sta a metà fra un ministero dei porti e una super-Authority che controlla tutte quelle dei singoli porti iberici. Llorca, che può essere considerato il regista delle politiche spagnole sul fronte dei porti, non ci gira tanto intorno: largo ai privati sulle banchine. Non più solo come terminalisti ma direttamente a Palazzo Rosciano. Con una puntualizzazione: non è un modello tutto privato come in Inghilterra, semmai lo schema da copiare – afferma – è quello di Brisbane in Australia, «dove quattro soggetti privati hanno avuto dal governo del Queensland una concessione di 99 anni» per gestire il porto. Insomma, fabasta con l’Authority come emanazione dell’amministrazione statale: nella tesi di Llorca, meglio mantenere in mano pubblica semplicemente il demanio e affidare l’Authority a grandi fondi privati che ne ottengano la concessione. È una discussione che ovviamente ha a che fare con il ridisegno del perimetro di cosa resterà nelle mani dello Stato e cosa no con la cura lacrime e sangue del governo di centrodestra di Rajoy per far fronte alla crisi che, al tempo della “dittatura dello spread”, colpisce tanto in Spagna come qui da noi: cosa c’entra Livorno in tutta questa storia? C’entra parecchio, perché lo scoop è targato Livorno: porta la firma di Marco Casale, che a Palazzo Rosciano segue i rapporti con la stampa, e l’ha pubblicato “Port News”, la newsletter bimestrale dell’Autorità portuale livornese guidata da Giuliano Gallanti, un tipo che prima di arrivare sugli scali Rosciano era stato non solo al timone di Genova ma anche dell’associazione dei porti europei. Difficile interpretarlo solo come un colpo giornalistico: potrebbe essere il segnale di quel che si muove nelle stanze dei bottoni della nomenklatura portuale. Basti dire che pochi giorni fa un altro grosso calibro genovese come Luigi Merlo, presidentissimo sia dell’istituzione portuale genovese sia dell’organizzazione che raggruppa le Autorità portuali italiane, aveva pubblicamente sottolineato che la Spagna è un modello da seguire. Delle due l’una: o guardava solo al passato (e dunque al forte interventismo statale a guida centralistica) o stava fissando lo sguardo nel futuro (e allora le parole di Llorca sono una traccia che non vale solo al di là dei Pirenei). ©RIPRODUZIONE RISERVATA


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