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Il premio di miglior economista dell'anno a una livornese - Il Tirreno Livorno domenica 12 maggio

 


 
Il riconoscimento internazionale riservato ai giovani assegnato a Veronica Guerrieri, insegnante a Chicago
 
«Ecco come spiego la crisi finanziaria ai miei studenti»
 
 
 
 
Veronica Guerrieri si occupa di macroeconomia, in modo specifico dei mercati finanziari e del lavoro. Sono le materie che insegna ai suoi allievi del master Mba e di dottorato. «Agli studenti del master insegno più in generale il funzionamento – spiega Veronica – e i principi della macroeconomia, come nasce l’inflazione, da cosa è generata la disoccupazione e cosa sia la crisi dell’euro». Una delle sue ricerche più recenti è basata sugli aspetti della crisi finanziaria che in questo momento sta sommergendo l’America e nel cercare di capire che cosa sia a generarla. Illustra come l’aumento dell’incertezza nel valore dei titoli finanziari può creare un improvviso collasso del mercato del credito. «Agli altri studenti, i dottorandi, insegno il funzionamento della macroeconomia in modo particolare i mercati del lavoro e quelli finanziari». Rilevante è anche la ricerca sui tagli dei prestiti alle famiglie americane, che ha demoralizzato la domanda di beni e servizi: come reazione a catena l’aumento della disoccupazione.
di Claudia Nanni wLIVORNO Fiore all’occhiello per la città di Livorno. Veronica Guerrieri è una livornese doc ma dal 2001 vive in America dove insegna macroeconomia all'università di Chicago Booth School of Business. Da poco ha vinto la medaglia Carlo Alberto, premio stabilito dal Collegio Carlo Alberto di Torino, centro di ricerca collegato con l’università, che seleziona il migliore economista dell’anno. In autunno ci sarà la premiazione in cui la giovane livornese terrà una lezione sulla ricerca che l’ha portata alla vittoria: le interfezioni del mercato lavorativo e dei mercati finanziari. Un successo made in Livorno di una ragazza che pur amando la sua terra ha sempre sognato di vedere il mondo, mettersi alla prova. «A Livorno sono sempre stata bene – racconta Veronica – d’estate è un sogno perché c’è il mare , però è una città piccola e sentivo l’esigenza di scoprire nuovi orizzonti, di fare nuove esperienze e di andare via dal nido, e per queste cose penso sia indispensabile avere degli stimoli che solo le metropoli possono dare». Dopo il liceo si trasferisce a Milano, dove frequenta la Bocconi. «Ho sempre avuto una predilezione per il sociale – spiega – e cercavo un'università che unisse matematica, economia, filosofia e relazioni sociali, da qui la scelta bocconiana». Il suo voto di laurea è ovviamente 110 e lode e il suo relatore le offre la possibilità di andare all’ estero. Veronica non scarta l’idea, ma preferisce prima continuare gli studi in Italia e così decide di partire dopo aver discusso la tesi e ad aver aggiunto al suo curriculum un altro titolo di studio: un master, sempre in Bocconi. Un volta finito, Veronica spicca il volo: la meta è Boston dove frequenta il Mit, il Massachussetts Institute of Technology, con una borsa di dottorato. «Sono partita nel 2001, mi hanno accompagnata i miei genitori che si sono fermati per la prima settimana – racconta – dovevo cercare la casa e avevo bisogno del loro sostegno. All’inizio ho abitato nel campus, stavo con un’altra ragazza e in questo modo sono riuscita ad avere i primi amici. Non ho mai avuto il trauma del trasferimento e non ho riscontrato difficoltà nel seguire i corsi ma ho avuto problemi nell'ambito personale». Niente di irrimediabile ma quando si parte per una città diversa, in questo caso un Paese, la diversità della lingua è la prima difficoltà che si incontra. «Gli americani hanno un modo di scherzare diverso da quello italiano – racconta Veronica – in più spesso usano degli “slang” che allora non capivo, ma non ero l’unica straniera, perciò non mi sentivo sola oppure esclusa. Molti amici li ho conosciuti attraverso il dottorato, ma fortunatamente ho incontrato anche persone al di fuori dell’ambiente lavorativo, stare sempre e solo con le stesse persone può essere limitante». Con i tre anni di dottorato si conclude la sua esperienza a Boston ma la sua carriera è appena agli inizi e Veronica è talmente brava che riceve da subito molte offerte dalle più prestigiose università internazionali. La sua scelta, neanche a dirlo, ricade sulla migliore in ambito economico: la University of Chicago Booth School of Business dove diventa ricercatrice. Dopo quattro anni ottiene una promozione e diventa professore associato, due anni dopo ne ha un’altra e diventa professore a tutti gli effetti. Promozioni importanti conquistate in tempo record dopo una valutazione fatta da alcuni docenti di altre università in base alle pubblicazioni e alla qualità del lavoro svolto. Adesso, a nemmeno quarant’anni, insegna agli studenti del master Mba, Master in Business Administration e agli studenti del dottorato in economia. «Molti di loro hanno già esperienze lavorative di due o tre anni – racconta – Quando ho iniziato ero molto giovane e alcune volte avevo la stessa età dei miei studenti, ma la vera sfida è stata insegnare agli alunni più grandi di me: il bello dell'America è che dà spazio ai giovani». Scorrendo il curriculum di Veronica si può fare fatica a immaginarla in un’altra veste che non sia quella lavorativa. Ma anche i geni hanno un’anima e soprattutto un cuore. Negli Stati Uniti non è riuscita a costruirsi solo una carriera invidiabile ma è anche riuscita a incontrare l’amore: Guido Lorenzoni con cui divide la passione per l’insegnamento. Anche lui infatti è docente, ma in un’altra università, la Northwestern University di Chicago dove ha la cattedra in macroeconomia. Sposati dall’agosto 2010, sono in attesa del primo figlio che nascerà a luglio. Sono passati diversi anni dal primo “volo” di Veronica, ma il richiamo del suo mare si fa sempre sentire e almeno due volte l'anno torna a Livorno. «Di solito mi trattengo una ventina di giorni per le vacanze, molto spesso mi vengono a trovare i miei genitori – dice – Mi sento a casa in entrambe le città, non ho mai la sensazione di essere un pesce fuor d’acqua. Nei prossimi anni sicuramente resterò a Chicago, ma non voglio precludermi niente. Se la situazione economica migliora non escludo la possibilità di tornare in Europa o in Italia».

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