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Livorno capitale dell'usura - La Nazione Livorno
«Commercianti a rischio, è un dramma»
L’allarme della Confesercenti: «Siamo sopra la media toscana e nazionale»
— LIVORNO —
SONO STATI 800 i commercianti livornesi che nel 2011 — dati Istat — hanno avuto a che fare con gli usurai. L’allarme, a livello provinciale, arriva dalla Confesercenti che mostra il volume «Rischio usura nelle province toscane» pubblicato il 5 marzo scorso. La provincia di Livorno balza in testa a livello regionale con l’indicatore che prende in considerazione il numero di denunce e dei procedimenti penali esaminati dal 2000 al 2010: 6,60 nel 2006, 6,45 nel 2009 e 6,57 nel 2011 comunque sempre ben al di sopra della media nazionale del 4,9. «Siamo preoccupati per questo elevato rischio usura a Livorno — dicono in coro i neo vertici della Confesercenti con la presidente Anna Landini e il direttore Alessandro Ciapini assistiti da Massimo Marini coordinatore area sindacale a livello provinciale — per questo abbiamo creato un’area credito specializzata con consulenti che possano accompagnare i nostri soci nell’accesso al credito». I cordoni delle banche sempre più stretti, il costo del denaro sempre più elevato provocano il ricorso agli usurai che, nella maggiora parte dei casi, accompagnano l’imprenditore dritto alla rovina. «Abbiamo rafforzato la struttura dell’associazione — dice la presidente — perhé i nostri associati hanno sempre più bisogno di servizi. A questo si aggiunge la continua ricerca di un dialogo con le amministrazione perchè, ad esempio, serve anche in provincia di Livorno che le regole siano uguali per tutti». E invece un Comune ha la propria burocrazia, e l’amministrazione confinante ne ha un’altra.
«ABBIAMO CHIESTO di snellire ad esempio la procedura per l’apertura di una attività. Che basti l’autocertificazione come avviene in tutto il mondo». Ed invece qui si naviga tra le scartoffie con perdita di tempo e anche di denaro. «Gli enti sono sempre più aggressivi — dice il direttore Ciapini — e noi non siamo dei maghi, ma cerchiamo di aiutare i nostri associati, con la consulenza e l’assistenza tributaria ad esempio». I numeri del commercio al dettaglio, che è il socio di riferimento per l’associazione di via Pieroni, sono da paura: il volume di affari crolla e i prodotti per la casa e gli elettrodomestici sono a picco. «Nel primo due mesi di quest’anno — continua Ciapini — in Italia sono chiusi 10.000 negozi. A Livorno abbassano le saracinesche le attività storiche, quelle che non vogliono più erodere i risparmi per pagare l’affito e i dipendenti. Prende sempre più spazio il franchising mentre si perdno le tradizioni di questa città dove il commercio è sempre stato il fiore all’occhiello visto anche che i livornesi hanno un’elevata propensione al consumo».
Michela Berti
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