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Il Tirreno Livorno - «Azienda ko, la magistratura faccia presto»

 

Bellabarba, appello (quasi) unanime dei consiglieri affinché sia chiarito il futuro di società e lavoratori
 
LIVORNO Hanno chiesto attenzione per tutta la mattina e hanno atteso ore fuori dalla sala consiliare prima che il sindaco facesse la comunicazione. Ma i lavoratori della ditta Bellabarba sono stati parzialmente ripagati. Il consiglio ha votato, praticamente all'unanimità (unica eccezione Marcella Amadio del Pdl), un documento di indirizzo, presentato dallo stesso Cosimi. «Si tratta di una vicenda delicata – esordisce – il testo che andiamo a votare è frutto di un lavoro fattivo che ha cercato di rispettare due elementi: da un lato le sorti dei lavoratori, dall'altro il rispetto nei confronti di un'azienda tra le migliori nella platea del territorio». Il primo cittadino non nega che la vicenda Bellabarba presenti questioni sottese, fra tutte l'indagine della magistratura. «Non possiamo dire alla magistratura cosa fare – sottolinea – però notiamo elementi di sofferenza oggettiva da parte dei dipendenti, a causa del non avvio dei lavori della discarica». Martedì c'è stato l'incontro con l'assessore regionale al lavoro, Gianfranco Simoncini, che ha portato a sbloccare almeno due mesi di cassa integrazione. Il sindaco presenta il documento al consiglio, testo che nasce dalla fusione di una mozione che portava la firma di Tamburini (Pdl). Le vicende del monte La Poggia, hanno costituito «fattori di crisi della società Bellabarba, con gravi effetti di tenuta occupazionale. I dipendenti, oltre a essere creditori di salari pregressi, rischiano di perdere il posto». Normalizzare la situazione, senza interferenze e pressioni: questa la sintesi del documento. «Non si offenderà nessuno – commenta Gianfranco Lamberti (Confronto) – se diciamo alla magistratura livornese di darsi una mossa. Si tratta di sollecitare una situazione che non può rimanere appesa oltre. Se i lavoratori dovessero pagare presunti errori di terzi ed eventuali lentezze della giustizia sarebbe ancora peggio». «Non vedo una forma di pressione sulla magistratura – gli fa eco Tamburini – È assurdo che una delle aziende più floride sia in crisi a causa di un atto autorizzativo». Da un lato all'altro dell'aula il consenso è diffuso. «Auspico il voto nell'interesse dei lavoratori», Dice Lamberto Giannini (Sel). Marcella Amadio, invece, non è d'accordo. «Chiederci se siamo favorevoli alla salvaguardia dei posti di lavoro – ironizza – è come chiederci se vogliamo bene alle nostre mamme. Quello presentato è un documento tartufesco e ingiovibile. Se serve al consiglio per sostenere chi è in crisi avete il mio sì, ma se si tratta di un pretesto per approdare in maniera subdola alla discarica, allora mi dissocio». L'intervento scatena Paolo Fenzi (Pd): «Le parole sono state volutamente ben misurate, non vi è alcun accenno alla discarica». La replica di Cosimi: «Su questa discarica c'è un punto centrale. Un ente autorizza, un'azienda investe e dei cittadini ricorrono alla magistratura. Quando la magistratura scioglierà il nodo, il giudizio politico non ci sarà più. La volontà politica non è ulteriore alla norma». Ma è necessario preservare i lavoratori. «Le mie parole sono lontane dalla campagna elettorale – chiude – un'azienda che funziona è un bene per la città, governo di centrodestra o centrosinistra. È compito del consiglio accompagnare tutte le aziende nei momenti di crisi». La mozione ottiene l'ok dei presenti, ad eccezione di Amadio (contraria) e Russo (astenuto). (m.c.)


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