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Il Tirreno Livorno - Rosi indica il suo successore: una dipendente della Provincia

 

Il numero uno di Aamps scrive a Cosimi per essere affiancato in vista dell’uscita e fa il nome di Sonia Faccin. Intanto esplode il caso sui derivati di Mps nei conti dell’azienda e delle partecipate  
 
  
LIVORNO Una lettera privata. Tanto “privata” che in pochi giorni ha fatto il giro dei Palazzi e delle stanze della politica. L’amministratore unico di Aamps, Angelo Rosi - che lascerà la guida dell’azienda entro il 31 maggio - l’ha scritta al sindaco Alessandro Cosimi. Lo ha fatto per dirgli che è l’ora che gli affianchi qualcuno al timone della società, in vista dell’addio definitivo (non più prorogabile). Rosi gli ha chiesto anche se i vertici del Comune abbiano qualcuno in mente, altrimenti «ve lo segnalo io». Il nome che ha suggerito sarebbe quello di Sonia Faccin, impiegata della Provincia. I due hanno già lavorato insieme. La funzionaria è stata per anni dipendente della cooperativa Ceramica industriale, la cui crisi è stata gestita da Rosi. È stata poi responsabile dell’ufficio Programmazione economica del Comune di Collesalvetti negli anni del sindaco Nista. Oggi è impiegata in Provincia, dove è stimata per il lavoro di programmazione concertata e sviluppo economico. Rosi avrebbe fatto il suo nome come futuro direttore generale, ma starà al sindaco decidere chi guiderà la partecipata. In una fase delicatissima. Alla nota esposizione debitoria affrontata da Rosi si aggiungono le domande sugli strumenti finanziari derivati di Mps sottoscritti negli ultimi anni dalla controllata dal Comune. A sollevarle, due giorni fa in commissione, è stato il leader di Città Diversa, Marco Cannito. «Quali ripercussioni – ha chiesto – può avere il caso Mps sulla società e sulle altre partecipate che vedono la banca senese detenere quote di capitali?». «Ho partecipato alle ultime due assemblee degli azionisti Mps – ha risposto l’assessore Valter Nebbiai – e dalle relazione del presidente e dell'Ad, ho percepito che attualmente non sono previste uscite dal capitale delle partecipate, salvo quelle dismissioni già riprese anche dalla stampa. Mps non ha problemi di liquidità e di finanziamento alle imprese, purché siano solide». A quanto risulta a oggi, se volesse liberarsi dei derivati, Aamps ci rimetterebbe tra i 300 e 400mila euro. Dall’azienda scrivono che «come si evince dagli ultimi bilanci, i contratti derivati che Aamps ha sottoscritto, a seguito di procedure con evidenza pubblica o a consolidamento di pregressi affidamenti, hanno una funzione esclusiva: stabilizzare la spesa per interessi sui mutui a copertura delle possibili oscillazioni dei mercati finanziari. Sono mutui erogati a tasso di interesse variabile con uno spread vantaggioso e nei primi anni, grazie alla stabilizzazione operata attraverso i cosiddetti swap, hanno consentito di pagare interessi bassi». Facendo riferimento agli swap, «Aamps non ha mai avuto finalità speculative e non ha provveduto ad alcuna alienazione. Oggi, nonostante la crisi, gli stessi swap ci garantiscono tassi di interesse non superiori al 4% e, quindi, vantaggiosi rispetto al costo attuale dei mutui che ti offrono i mercati».


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