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La Nazione Livorno - «Sì, il Terminal Calata Orlando ha bisogno di spazio»
IL CASO DELLA PADULETTA IL PRESIDENTE ROBERTO ALBERTI: «ATTUALMENTE DOBBIAMO RINUNCIARE A IMPORTANTI TRAFFICI»
LA DELOCALIZZAZIONE del Terminal Calata Orlando sulla sponda est della Darsena Toscana è entrata in fase di accelerazione, almeno per quanto riguarda la parte delle autorizzazioni e delle concessioni. Non senza la «sorpresa», illustrata nei giorni scorsi su La Nazione, della vendita di parte della Paduletta, da parte della Spil comunale, per favorire l’operazione Tco ma anche «per far cassa» come ha candidamente dichiarato lo stesso presidente della Spil. Che il Tco abbia urgenza di delocalizzarsi dalla calata Orlando è stato già spiegato nei giorni scorsi da Federico Barbera, direttore generale della società. Oggi il suo presidente, Roberto Alberti, torna sull’argomento approfondendo il tema.
Presidente Alberti, Barbera ha parlato di massima urgenza per delocalizzare il terminal...
«Ne abbiamo davvero necessità, perchè con l’attuale terminal siamo costretti a rinunciare a importanti traffici e a perdere clienti, sia per problemi di fondali — solo 8 metri a ciglio banchina — sia di piazzali. E voglio ringraziare l’Autorità portuale che ha avviato le procedure per darci banchina e spazi necessari alla radice della Darsena Toscana sulla sponda est acquistando le aree necessarie in Paduletta. Sulla calata Orlando noi abbiamo oggi 27 mila metri quadrati di piazzali, come ho già detto del tutto insufficienti. Sulla nuova localizzazione noi abbiamo chiesto almeno altrettanto, e se possibile di più: perchè ci sono oggettive possibilità di aumentare di molto i traffici».
C’è stato, nelle dichiarazioni di Barbera, un «misunderstanding» che ha molto innervosito l’Authority: si è parlato di necessità di spazi molto più ridotti...
«Barbera parlava per telefono dalle Barbados, credo davvero che ci sia stato un black-out o qualcosa di simile: ripeto che la nostra richiesta, formalizzata in una richiesta ufficiale, è di avere almeno altrettanti metri quadrati di quelli che oggi gestiamo sulla calata Orlando, cioè circa 28 mila metri quadri. I 5 mila metri quadri ai quali si riferiva Berbera forse sarebbero quelli immediatamente a ciglio banchina, o forse quelli coperti: non ho capito bene nemmeno io».
La crisi internazionale con il calo della produzione delle piastrelle non ha inciso nei traffici del Tco, visto che siete a corto di spazi...
«La crisi si è sentita e si sente. Ma a parte il fatto che tutti speriamo finisca presto, noi abbiamo differenziato traffici e tipologia di materiali. Oggi sbarchiamo molto “cippato”, che sarà empre più richiesto: e poi sabbia, sale, carbone, tutte materie base per l’industria. Voglio anche chiarire che non abbiamo perduto alcun cliente, anche se abbiamo dovuto rinunciare a navi più gradi per i noti problemi di pescaggio e se siamo condizionati, nell’attuale concessione, dal transito dei traghetti all’interno del Mediceo. Ma con la nuova collocazione finiranno quasi tutti i nostri problemi».
Antonio Fulvi
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