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Il Tirreno Livorno - Porto 2000 al bivio riparte il valzer della privatizzazione
Martedì il presidente dell’Authority presenterà al comitato la delibera per affidare l’incarico a un advisor
SUL DAILY MIRROR
Livorno fa il bis nella top 5 delle love boat
Sta per partire la stagione delle crociere e la stampa internazionale mette in classifica i viaggi via mare più affascinanti che le varie compagnie armatoriali hanno in programmazione. Nella “top 5” compilata dal Daily Mirror, il terzo fra i grandi tabloid inglesi (vale più di un milione di copie al giorno), per arrivare a designare la miglior crociera dell’anno, ne compaiono due che fanno tappa a Livorno. È il segno di quanto, agli occhi di un turista europeo, può rappresentare il nostro porto come accesso al cuore della Toscana, una destinazione che tira ancora ed è alquanto apprezzata. Fra le cinque crociere da consigliare assolutamente (le «signore che prendono il mare») secondo John Honeywell, esperto del quotidiano britannico, ecco quali sono quelle con tappa a Livorno. La prima è il tour di 12 giorni nel Mediterraneo a bordo della Royal Princess, che debutterà a Southampton agli inizi di giugno ed è attesa da noi a metà luglio: è il 20% più larga delle altre navi, sul ponte superiore l’ambiente tropicale con palme e piscine si trasforma in discoteca. L’altra non è un debutto ma quasi: è l’ex Carnival Destiny rimesso a nuovo e riproposto come Sunshine Carnival: si tratta di una crociera di nove notti a cavallo fra fine aprile e inizio maggio con uno “splash-tastic” parco acquatico .
di Mauro Zucchelli LIVORNO La “patata bollente” torna nel menu martedì mattina: a Palazzo Rosciano, quartier generale dell'Authority, l'ordine del giorno del comitato portuale rimette in cima alla lista la privatizzazione della Porto di Livorno 2000, la società pubblica che gestisce il porto del (doppio) settore traghetti e crociere. Anzi, per la precisione: via libera al presidente Giuliano Gallanti per cercare un advisor che, da un lato, “misu- ri” il valore della società e, dall'altro, ne disegni il futuro nello scenario del settore crociere. Insomma, ecco sulla rampa di lancio la cessione di quel 72,18% di quote che l'Authority ha in mano: del tutto o in parte? E se solo parzialmente, quale sarà la fetta da vendere? Non è tutto: l'altro 27,82% lo ha in pugno la Camera di commercio, che ne sarà? Non è un segreto che fin quasi dal debutto della società del porto passeggeri l'ente camerale aveva preannunciato che si sarebbe sfilato quanto prima dalla Porto di Livorno 2000. Basti dire che già negli accordi messi nero su bianco dai due soci ben 13 anni fa figurava l'impegno da parte dell'Authority di «acquistare» o «far acquistare da terzi» la porzione di società posseduta dalla Camera di commercio. Non solo: nel 2005 l’allora capogruppo Ds Vittorio Vittori segnalava che era arrivata in comitato portuale la variazione di bilancio per far comprare dall’Authority le quote della Camera di commercio (valore stimato 2 milioni di euro). In effetti, è fin dagli anni di Marcucci che non esiste relazione della Corte dei Conti in cui non si tirino le orecchie alla Port Authority perché non ha ancora privatizzato la Porto di Livorno 2000. Ma negli anni si sono susseguiti gli avvii della procedura: già nel 2006 l’ammiraglio Giuffrè, in sella a Palazzo Rosciano come “com- missario del commissario”, aveva messo in campo la delibera per affidare l’incarico di una perizia estimativa della società. In realtà, l’unico passaggio concreto è stato una divisione della società in due: da un lato, il patrimonio è finito nelle mani di una nuova società chiamata Porto Immobiliare; dall’ altro, i servizi di gestione sono rimasti nelle mani di quel che continua a chiamarsi Porto di Livorno 2000. C’è un aspetto che ha spinto Gallanti ad accelerare i tempi della ricerca dell’advisor: è il fuoco incrociato che in comitato portuale gli era arrivato tanto dai portuali che da settori del sindacato. Nel mirino quello che è stato chiamato il conflitto d’interessi di Palazzo Rosciano: l’Authority è “arbitro”in porto e tiene in pugno le chiavi delle concessioni ma al tempo stesso è anche “gioca- tore” in campo attraverso la Porto di Livorno 2000, sua controllata. Ma a questo punto saltano fuori due scenari possibili. Anzi, tre. Il primo è un po’ all’italiana: l’apertura di una procedura come mossa tattica per far decantare attacchi e tensioni e, nel frattempo, andare avanti grossomodo come adesso. Il bivio reale è fra gli orizzonti che guardano alla tipologia dei compratori (e dunque all’identikit della vendita): c’è chi, come il numero uno della Porto di Livorno 2000, Roberto Piccini, vedrebbe di buon occhio un passaggio di quote a soggetti pubblici come la Regione, magari tramite Toscana Promozione, o semi-pubblici come la società aeroportuale pisana Sat in nome di una integrazione maggiore con il resto della Toscana (sulla quale il porto crociere riversa ogni anno un milione di turisti). L’alternativa? È una sorta di gara internazionale. Se, come sembra intenzionato a fare Gallanti, si prenderà questa strada è più probabile che a prevalere siano i colossi delle grandi compagnie private, visto che la finanza pubblica è in affanno, in particolare le casse della Regione Toscana. Resta il fatto che questa è solo una metà del problema. L’altra metà – anzi, forse la parte principale – riguarda gli spazi operativi: due love boat su tre vanno ad accosti fuori dalle banchine formalmente assegnate al porto passeggeri (che tutte insieme totalizzano meno dell’Alto Fondale da solo). Nell’autunno 2014 arriverà la futuribile superammiraglia Costa: e nel frattempo?
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