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La Nazione Livorno - 2 gennaio - Trenitalia fa le bucce al «Pot»
PORTO ANCHE LA CILP AVEVA DATO PARERE NEGATIVO
«Mancano i soldi per le opere»
Il Piano operativo triennale nel mirino delle Ferrovie-Cargo
— LIVORNO —
LA RECENTE approvazione in comitato portuale del Pot — il piano operativo triennale che detta le linee dello sviluppo del nostro scalo marittimo — non ha sopito le polemiche su alcune delle sue scelte. Che già riprendono, quando non è ancora finita la tregua delle festività. Sul Pot è stata diramata ieri una lunga, puntigliosa nota a firma di Vladimiro Mannocci della Cilp; che a sostegno dell’unico voto negativo al Pot — quello del presidente dei portuali Enzo Raugei — contesta in particolare la priorità data sull’Alto Fondale alle navi da crociera, sostenendo che questa tipologia di traffico rende al porto assai meno di quelle commerciali (forestali in particolare). Mannocci riapre poi il tiro al piccione sulla Porto 2000 di Piccini e sull’Authority di Gallanti, adombrando un «conflitto d’interesse» e sostenendo la «urgente necessità» di procedere alla privatizzazione della società delle crociere, così come recita da tempo la legge 84/94 ed ha sollecitato più volte il ministero delle infrastrutture. Assai meno polemica, ma anch’essa con alcuni elementi di forte perplessità, è la nota che il funzionario delle Ferrovie-cargo di Trenitalia dottoressa Mirella Bologna ha consegnato al comitato portuale, pur avendo approvato il Pot di cui la nota parla. Premesso che Trenitalia «apprezza e condivide lo sforzo di armonizzare il Pot con il piano regolatore del porto» scrive la Bologna, appaiono estremamente complesse le indicazioni sui tempi di realizzazione di quanto indicato dal Pot stesso.
E INOLTRE «si rileva un preoccupante divario tra le finanze disponibili e le reali necessità finanziarie — prosegue la nota — già dal primo anno quando a fronte di interventi previsti per 74 milioni di euro ne risultano disponibili poco meno di 44 milioni». C’è di che preoccuparsi anche su altri temi. «Continuano a non essere definiti — sottolinea la nota — i tempi di realizzazione della foce armata del Canale Scolmatore dell’Arno, il che condiziona ed appesantisce gli interventi necessari a recuperare un minimo di funzionalità operativa alla Darsena Toscana. Come ben sappiamo il più grave limite del porto di Livorno è legato alla non adeguata profondità dei fondali, rilevabile dalla decrescita riscontrata nei traffici containerizzati anche in confronto agli altri porti limitrofi».
ULTIMO APPUNTO, il forte ritardo del consolidamento della vasca di colmata e la realizzazione dei nuovi cunicoli in area: dovevano essere completati entro lo scorso giugno e ancora non se ne parla. Per cui, niente ancora binari di supporto in Darsena.
A.F.
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