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Il Tirreno - 27 dicembre - Concordia, preoccupante indecisione

 

Illustrato alla Costa e alle assicurazioni il progetto Piombino, ma la compagnia prende tempo fino a febbraio
 
TRAGEDIA DEL GIGLIO»IL RECUPERO DEL RELITTO
 
di Giorgio Pasquinucci wPIOMBINO Il “bingo” sulla rimozione del relitto della Costa Concordia da Giglio non è finito. Dopo le dichiarazioni del ministro Clini, che indirizzavano in modo chiaro verso la scelta di Piombino come porto più sicuro per la demolizione delle nave, il sindaco Gianni Anselmi ed il presidente dell’Autorità portuale Luciano Guerrieri hanno infatti avuto nei giorno scorsi incontri sia con i rappresentanti dell’armamento che delle assicurazioni. Guerrieri ha esposto nei dettagli il progetto tecnico elaborato dell’Authority, che prevede la realizzazione del molo con radice alla Chiusa, un bacino ad hoc dove poter mettere a secco la nave, il dragaggio dei fondali a meno 20 metri e la realizzazione di un piazzale di circa 80mila metri quadrati a disposizione del cantiere. Opere il cui costo è stato calcolato in circa 150 milioni di euro, da dividere grosso modo a metà tra le assicurazioni e il ministero delle Infrastrutture, considerano che una parte di queste sono funzionali alla realizzazione delle previsioni del piano regolatore portuale, mentre altre - che pur potrebbero essere anche in futuro riutilizzate - sono richieste in modo specifico dai lavori di smantellamento della Concordia. Ebbene, la risposta della Costa e delle assicurazioni è stata quanto mai dilatoria. Hanno infatti preso atto del progetto presentato da Piombino, ma hanno anche sostenuto che questa non è la sola soluzione che stanno esaminando. E quel che più sconcerta è che si sono presi tempo fino a febbraio per dare una risposta. Sorgono a questo punto molti interrogativi sulle reali intenzioni dell’armatore e delle assicurazioni. Poiché appare del tutto impossibile realizzare entro settembre, la data indicata dal commissario Gabrielli per la rimozione del relitto, le opere necessarie ad accogliere la Concordia nel porto di Piombino. Qualcuno va ancora più in là e si chiede se l’incertezza è per caso dovuta al fatto che si comincia ad avere dubbi sulla reale possibilità di rimettere in galleggiamento la nave. L’alternativa potrebbe essere quella di smantellare il loco il relitto, ipotesi che è sempre stata scartata e che lo stesso presidente dell’Autorità portuale Guerrieri ritiene impossibile: «In acqua la nave potrebbe essere tutt’al più alleggerita, pensare di demolirla su posto mi pare del tutto improponibile». E se il progetto di rimettere in galleggiamento la nave sul quale sta lavorando la Titan-Micoperi andasse invece liscio, non c’è dubbio che l’approdo al porto di Piombino sarebbe tra le ipotesi che più danno maggiori garanzie in termini di sicurezza. Solo 38 miglia da percorrere, rimorchiando la Concordia ad una velocità massima di 1,5-2 nodi, anziché le 87 miglia di distanza tra il Giglio e Livorno. Per non parlare poi dell’altra ipotesi, che sembra uscita definitivamente di scena, di far percorrere ad un relitto in quelle condizioni, con un pescaggio di oltre 18 metri, con solo una modesta parte dello scafo affiorante, la distanza tra il Giglio ed il porto di Palermo, dove potrebbe anche non arrivare mai. Negli ultimi incontri al ministero dell’Ambiente, invece, c’era stata un completa convergenza istituzionale sul progetto Piombino, che ora l’indecisione della Costa mette in discussione, allontanando la stessa previsione di rimuovere lo scafo dal Giglio entro settembre-ottobre. Guerrieri ed Anselmi hanno infatti fatto presente la necessità che la scelta definitiva sia fatta ben prima di febbraio, ammesso che davvero esista la possibilità di scelta tra diverse soluzioni che rispettino condizioni di sicurezza e tempi.


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