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Il Tirreno Piombino - Lucchini, ultimo tentativo con Klesch

 

Domani l’incontro con il fondo svizzero, in mancanza di un’offerta adeguata si apre la strada del commissariamento
 
SIDERURGIA» VERTICE AL MINISTERO
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Quella di domani potrebbe essere una giornata decisiva per la Lucchini. Ieri, durante l’incontro con il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, l’advisor Rothschild e le banche creditrici hanno annunciato che, domani appunto, è previsto un incontro «con il soggetto imprenditoriale che ha manifestato interesse all’acquisizione dell’impianto di Piombino». Cioè il Fondo svizzero Klesch, che il 23 novembre ha terminato la due diligence in esclusiva senza aver, tuttavia, presentato ancora un’offerta formale ed un piano industriale. Rothschild e banche hanno assicurato che alla luce della riunione con Klesch, il Cda della Lucchini si riunirà per assumere le necessarie decisioni. «Il sottosegretario De Vincenti – informa una breve note del ministero – ha ribadito la necessità che tali decisioni vengano prese in tempi strettissimi, poiché il protrarsi di una situazione di incertezza rende ancor più difficile il futuro dello stabilimento e dell’intero Gruppo Lucchini. Le banche hanno convenuto con questa impostazione». Un esito tutto da interpretare, dunque. Intanto è chiaro che l’unica manifestazione di interesse sopravvissuta e quella di Klesch, contrariamente a quanto il Cda aveva affermato nell’incontro con il presidente della Regione Rossi, facendo intravedere l’esistenza dell’interessamento di un altro soggetto finanziario-industriale. Si è parlato in questi giorni di un Fondo giapponese, che evidentemente però si è ritirato subito dopo essersi affacciato. All’incontro di domani con klesch ci sarà anche il Cda Lucchini, il che potrebbe metterlo in condizioni di prendere subito dopo la decisione attesa. Ma che tipo di risultato può scaturire da questo estremo tentativo di trovare un acquirente? Klesch potrebbe non presentare alcuna offerta, visto che il suo interesse sembra raffreddato, od avanzarne una talmente incongrua da risultare irricevibile per le stesse banche. Nel secondo caso, visto che le banche hanno accettato l’invito a prendere un decisione in tempi stretti, si profila la sola strada dell’amministrazione straordinaria con la nomina di un commissario del governo. Solo nel caso che Klesch si presenti all’ultimo tuffo con un’offerta, il Cda potrebbe optare per un concordato in continuità, assumendo il piano Klesch come quello da presentare in tribunale per ottenere una nuova omologa. Un’ipotesi che comunque richiede tempi che dal punto di vista industriale la Lucchini non sembra affatto avere a disposizione. «Prendo atto dell'impegno del sottosegretario De Vincenti sulla vicenda Lucchini – afferma – il sindaco Anselmi – Le nostre posizioni sono note. È a questo punto indispensabile che qualunque proposta industriale che riguardi Piombino si misuri con chi rappresenta la mano pubblica e non semplicemente con i creditori. Attendiamo mercoledì e poi stabiliremo quali iniziative intraprendere alla luce delle determinazioni dell'azienda». Pronta anche la reazione dei sindacati. «Siamo delusi – commenta il segretario della Uilm Vincenzo Renda – da quella sembra essere una melina. Se quello di Klesch dovesse essere quello che Rothschild ci ha prospettato a Milano, siamo fermamente contrari: è un piano irrealizzabile e continuiamo a sostenere che un forno elettrico non garantisce il futuro siderurgico di Piombino nè l’occupazione». E dello stesso parere è il segretario della Fiom Luciano Gabrielli che torna a chiedere al Cda Lucchini di «farsi da parte e lasciare libera la mano ad un intervento esterno, l’unico che può consentire di uscire da questa situazione».


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