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Il Tirreno Piombino - Lucchini, altoforno fermo per un mese

 

Nel vertice in Regione il Cda resiste al commissariamento: oltre Klesch c’è un altro soggetto interessato all’acquisto
 
SIDERURGIA»TEMPO SCADUTO
 
IL SINDACO ANSELMI È il momento di affermare l’interesse nazionale sopra quelli finanziari e patrimoniali delle banche creditrici
L’assessore Simoncini Chiediamo al governo di aprire un tavolo sulla siderurgia e convocare subito quello su Piombino
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Un incontro di un’ora, presieduto dal governatore della Regione Enrico Rossi, ma ancora pochi passi in avanti sulla vicenda Lucchini. Istituzioni e sindacati tornano a chiedere al governo l’apertura urgente di un tavolo sulla siderurgia e la convocazione di quello già aperto sulla Lucchini. Tanto sono mancate le risposte che i sindacati hanno deciso di reagire proclamando per oggi uno sciopero di due ore alla fine di ogni turno dei lavoro. Una risposta anche alla decisione - comunicata dall’azienda in un incontro bilaterale che si era svolto nella mattinata - di fermare l’altoforno per 32 giorni, dal 10 dicembre all’11 gennaio. Una fermata lunga che il sindacato continua a ritenere pericolosa per la vita dell’impianto, nonostante le garanzie “politiche” e tecniche fornite dall’azienda. Ieri al vertice fiorentino si sono presentati tre membri del Cda Lucchini: il presidente Giuliano Mari, l’amministratore delegato Francesco Chindemi, e il Cfo Fausto Azzi. Ma non c’è stato alcun a cambiamento di direzione dell’azienda, che continua a sostenere che il Fondo Klesch è ancora in campo, nonostante non abbia ancora presentato un piano per l’acquisizione del gruppo siderurgico. Klesch, secondo quanto riferito dall’azienda, avrebbe terminato in esclusiva la due diligence il 23 novembre. Nel frattempo si sarebbe fatto avanti anche un altro imprecisato soggetto, questa volta, si dice, industriale. Una posizione, quella del Cda Lucchini, che non ha rassicurato l’assessore al lavoro Gianfranco Simoncini, né tanto meno il sindaco Gianni Anselmi e i sindacati, che in questa tornata erano rappresentati dal segretario della Fiom Luciano Gabrielli e da quelli della Uilm Vincenzo Renda e della Fim Fausto Fagioli e dal coordinatore delle Rsu Mirko Lami. «Siamo fortemente preoccupati per il protrarsi della situazione di incertezza sulle prospettive dello stabilimento – ha dichiarato Simoncini – Abbiamo chiesto al Cda di valutare con grande responsabilità gli atti da compiere, anche per garantire la piena attivazione del governo. Il tempo sta scadendo e non si può temporeggiare ancora». Il Cda Lucchini, dunque, resiste ancora sull’ipotesi di un’amministrazione straordinaria. «Continua a sostenere di avere interessi da tutelare – dice il sindaco Anselmi e si appella ad atteggiamenti dilatori. Da parte nostra non abbiamo pregiudiaziali nei confronti del Cda, ma riteniamo che la situazione sia già di emergenza e che non sia possibile affrontarla se non con strumenti straordinari». «Vista la situazione in cui si trova tutta la siderurgia nazionale – sostiene il sindaco – è necessario inserire la Lucchini in uno scenario nazionale, che non può essere lasciato nella mani degli aventi diritto al credito» Anselmi, insomma, continua a sostenere la necessità di un commissariamento, ritenendo che «solo la presenza dello Stato possa garantire l’inserimento della vicenda di Piombino in un quadro strategico, mettendo in campo strumenti pubblici che siano in grado di veicolare la situazione di emergenza dentro una visione complessiva». Il sindaco non ha mai nascosto di ritenere l’offerta Klesch non solo inconsistente ma anche dannosa e la necessità di un soggetto di chiaro profilo industriale. «Ma il tempo mi pare scaduto e questa ricerca la può fare anche il governo - Mi stupisco e mi interrogo – aggiunge Anselmi – su questa ostinazione del Cda. È il momento di affermare criteri d’interesse nazionale rispetto a quelli, seppur legittimi, finanziari e patrimoniali. Qualunque soggetto manifesti interesso all’acquisto della Lucchini deve trattare con il governo». Anche dalla Regione è arrivata la richiesta all’azienda di ridurre la fermata dell’altoforno. Ai sindacati è stato garantito che l’arrivo delle materie prime, che mancheranno entro martedì prossimo, riprenderà il 1° dicembre. Anche su questo si basa la richiesta, dunque, di accorciare la fermata.


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