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La Nazione Livorno - I «cassoni» per la Concordia, ecco i retroscena

 

In dettaglio l’operazione che vede protagonista la Unicoop di Cristiano Lucarelli


— LIVORNO —
ULTERIOLMENTE definiti i termini per l’operazione «cassoni di spinta» destinati a rimettere in galleggiamento il relitto (foto) della Concordia. Come annunciato ieri, i cassoni — costruiti nei vari stabilimenti di Fincantieri del nord e centro Italia — confluiranno dai primi di dicembre a Livorno, da dove poi verranno imbarcati su chiatte e inviati al Giglio. L’operazione vede protagonista il terminal della Unicoop di Cristiano Lucarelli, che ha sottoscritto un accordo con la Fagioli — una delle più importanti imprese europee di trasporti straordinari — proprio per concentrare sul terminal di viale Da Vinci i manufatti. I cassoni saranno un trentina, una parte da 5mila tonnellate e la maggior parte da 3mila.
LA CONCENTRAZIONE a Livorno è stata decisa per due motivi: la disponibilità del terminal dell’impresa di Lucarelli — come noto è stato affittato dalla proprietà Cagliata e negli ultimi mesi è rimasto praticamente inutilizzato — e la necessità di ulteriori interventi di completamento e modifica per rendere i manufatti esattamente rispondenti alle esigenze dell’operazione. Sembra che per questi lavori di adeguamento sia stata già coinvolta la Carpensalda, impresa livornese che opera da anni anche nel settore nautico di alto livello oltre che in campo marittimo.
MANO a mano che i cassoni arriveranno sulle chiatte di Fagioli saranno controllati dai tecnici di Micoperi, che provvederanno ad avviare i necessaric lavori di adeguamento. Mano a mano che i lavori saranno completati i cassoni verranno reimbarcati sulle chiatte ed avviati al Giglio, per essere collocati sulle fiancate del relitto, secondo il progetto originario che ne prevede l’impiego sia per il raddrizzamento che per il rigalleggiamento. La scelta di Livorno per il concentramento e il trattamento dei cassoni è stata concordata dal consorzio Titan-Micoperi con la Regione il cui presidente Enrico Rossi ha fin dall’inizio insistito perchè la nostra costa venisse coinvolta — con opportune ricadute economiche — nel piano di recupero del relitto. In questo piano rientra anche la seconda parte dell’operazione, quella dell’eventuale sito di smantellamemto del relitto di cui abbiamo scritto ieri. Al momento c’è il massimo riserbo, ma a Firenze viene confermato che è in corso un accurato esame tecnico sulla proposta avanzata da Piombino per la chiusura di una darsena di quel porto in modo da organizzare un bacino provvisorio.
SUL PIANO tecnico i primi giudizi sarebbero positivi. Rimane il problema dei tempi, perchè se il relitto sarà davvero rimesso in galleggiamento entro la tarda primavera ci vorrà un miracolo di coordinamento e di tecnologia per essere pronti. Ma a spronare tutti c’è la constatazione che la demolizione della Concpordia potrebbe essere per Piombino una importante boccata d’ossigeno nella crisi della siderurgia.
Antonio Fulvi


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