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Il Tirreno Livorno - Rosi dimezza i dirigenti dell'Aamps
Parte la riorganizzazione dell’azienda: rivoluzione nelle mansioni dei lavoratori. Discussione in Provincia sul maxi-debito
Scintille col Pdl: dalle parolacce al sesso degli angeli...
Dopo la frase «ho sentito un mare di cazzate» pronunciata in commissione in Comune da Rosi, la “C” torna protagonista anche in Provincia. Qualche consigliere del Pdl, diciamolo, prova a stuzzicare l’amministratore unico noto per il suo temperamento sanguigno. Ne esce un battibecco più da bar che da commissione consiliare (pubblica): «Il bilancio è un atto pubblico – dice Rosi a Gragnoli (Pdl) – se non si è preparato è un problema suo, io non vorrei perdere la pazienza ma lei mi vuole fare incazzare proprio...». Interviene Malanima (Pdl): «Se lei si incazza ci importa una bella s...». Rosi puntualizza: «Ci sono domande che possono apparire come cazzate». Malanima ribatte: «Anche risposte possono apparire come cazzate, e poi lei non ci ha portato un c... di foglio». Alla fine non scoppia la bagarre (ci sarebbe mancata anche questa..) ma riprende il dialogo. Che arriva fino al sesso degli angeli. Vaccaro (Pdl) chiede se prima o poi sarà possibile abbassare la Tia, una delle più alte d’Italia. E Rosi: «Sta parlando del sesso degli angeli? Secondo lei posso abbassare i ricavi in questa fase di riduzione dei costi? Per i miracoli c’è uno che non sono io: è morto duemila anni fa».
di Juna Goti wLIVORNO Riduzione dei dirigenti, rivisitazione delle mansioni dei quadri, mantenimento dello stesso numero di posti di lavoro ma incarichi diversi per tutti, o quasi. In due parole: ristrutturazione aziendale. Ad annunciarla è stato l'amministratore unico di Aamps, Angelo Rosi, che è stato ascoltato dalle commissioni 1 e 3 della Provincia riunite in sede congiunta. Sul tavolo il maxi-debito che l'ex municipalizzata ha accumulato da gennaio con Palazzo Granducale: circa 850mila euro di mancate entrare Tefa, il tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela ambientale che la società deve versare all'ente con la riscossione della Tia. È tracciando un quadro della situazione aziendale che l'amministratore ha anticipato che «mercoledì porterò all'assemblea con la proprietà (il Comune, ndr) un piano di ristrutturazione interna: un'operazione a budget zero, ufficio per ufficio». Cosa ha in mente? Incalzato dal capogruppo del Pdl, Massimo Malanima, Rosi si lascia scappare che «gran parte del mio impegno è per salvare i posti di lavoro», ma «la preoccupazione più grande è che se si va a finire in una macroazienda pubblica e privata (la newco per l'Ato costa, ndr) c'è da aspettarsi di tutto…». «Conosco bene queste operazioni – dice – e se arriva uno str… come me i rischi occupazionali ci sono: non serviranno dieci uffici del personale, dieci uffici legali e così via. Ecco perché sto lavorando in anticipo a una ristrutturazione che non so se sarà compresa, perché ci sono nicchie di piccoli privilegi a cui è difficile far cambiare idea». Le prime risposte a queste parole - c'è da scommetterci - arriveranno il 13 novembre, quando è in programma un delicato incontro con i sindacati. Sul piano Rosi tiene la bocca cucita in vista del faccia a faccia col sindaco. Ma dall'azienda sono già trapelate notizia circa un dimezzamento dei dirigenti, da quattro a due: per ora dovrebbero restare un dirigente tecnico e uno amministrativo. L'ex direttore generale, Carlo Ceccarelli, sarebbe pronto a uscire. Accanto all’azione sui dirigenti, il piano prevederebbe una generale rivoluzione delle mansioni: perché se in Aamps non si registrano esuberi, tra un ufficio e l'altro si registrerebbero eccedenze. Col paradosso di sempre: in una società di oltre 250 dipendenti che si occupa di rifiuti non ci sono spazzini (il servizio è esternalizzato a Cooplat). «Quando sono arrivato in primavera – ripete Rosi – Aamps era in una situazione delicata, con un grandissimo debito pregresso, tutto scaduto (circa 20 milioni, ndr). Il 95 per cento dei creditori ha accettato una rateizzazione nel breve e lungo periodo, a interessi zero, con un risparmio per la società di 3,5 milioni di oneri finanziari. Oggi – sostiene – l'azienda è finanziariamente stabile e chi offre prestazioni incassa a 30 giorni: al 30 giugno abbiamo chiuso il semestrale con 600mila euro di utile, che perderemo nel secondo semestre per manutenzioni straordinarie all'inceneritore. A fine anno chiuderemo in pareggio». Dopo la partita finanziaria ci sarà quella economica, ma intanto l’azienda deve passare la “prova Provincia”. Per permettere ad Aamps di rateizzare il maxi-debito, Palazzo Granducale deve modificare il regolamento delle entrate con una norma ad hoc che dice che «nel caso di crediti verso enti o società di intera proprietà pubblica, indipendentemente dall'ammontare dell'importo del credito, al fine di evitare la crisi societaria, possono essere accolte richieste di dilazioni anche senza l'acquisizione di garanzia». Il consiglio - su richiesta del Pdl, accolta dal capogruppo del Pd, Elis Bufalini - ha congelato la delibera in attesa dell'audizione di ieri. «Come possiamo pensare – interviene Rosi – che banche e fornitori hanno accettato rateizzazioni e un ente che difende i cittadini, quindi servizi e posti di lavoro, no...?». Le polemiche, però, sono parecchie. A cominciare da quelle politiche. «Con Aamps – grida Costanza Vaccaro (Pdl) – registriamo un fallimento amministrativo, societario e politico. L’ex presidente Di Rocca è diventato segretario del Pd...». Le rispondeBufalini: «Governiamo da sessanta’anni, le responsabilità ce le prendiamo tutte. Ma la modifica al regolamento è necessaria soprattutto ora che la Provincia ha difficoltà a supportare le imprese». Benito Gragnoli (Pdl) polemizza: «Perché non vi fa credito il Comune, che è il proprietario?». E ancora: «È stato fatto un calcolo del rischio in caso di sentenze favorevoli alla restituzione dell’Iva sulla Tia?». L’ha fatto Aamps e l’ha fatto Luca Bogi (Idv): almeno 3,5 milioni di euro cash che verrebbero a mancare con le nuove riscossioni. L’ex vicesindaco mette il dito in una questione chiave: «Il socio privato che entrerà nella newco dovrà dare il 45 per cento di Rete ambiente e se varrà poco incasserà milioni di euro di Tia con niente... per la città e per i lavoratori mi auguro che non accada». Il Pd spinge nella direzione della modifica. «Non ci sono dubbi rispetto alla strada da intraprendere – dice Kety Pini – nel caso in cui non accettassimo la rateizzazione cosa faremmo, un decreto ingiuntivo? Credete davvero che sarebbe la soluzione migliore?». L’assessore Laura Marconcini, presente insieme a Nicola Nista, respinge l’accusa di delibera ad personam: «Concediamo già dilazioni ad altri soggetti, è previsto dalla legge, lo abbiamo fatto anni fa per Enel. Ai creditori privati, è vero, chiediamo garanzie, ma va detto che la Provincia non ha grandi creditori privati». Ora la parola torna al consiglio.
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