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La Nazione Livorno - Authority: Piano triennale, ultima chiamata

 

PORTO BACINO DI CARENAGGIO E ALTO FONDALE PER LE CROCIERE: DUE PROBLEMI INCANCRENITI NEL TEMPO
Il comitato al lavoro per evitare la messa in mora da parte del ministero
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
RIPRENDE l’attività del comitato portuale dell’Authority, con la prima convocazione post-estiva per giovedi 11 ottobre. All’ordine del giorno, che è in fase di preparazione, ci sarà anche un primo esame sulle richieste delle due imprese che intendono operare sulla sponda est della Darsena Toscana (bio-carburanti e carpenteria); per le quali si è chiuso il periodo delle osservazioni. E sulle osservazioni c’è la prima sorpresa: malgrado le infiammate polemiche apparse sui giornali, sembra che le osservazioni formali pervenute all’Authority siano soltanto meno di mezza dozzina, più che altro in termini di maggiori informazioni sulla compatibilità degli impianti proposti con le esigenze portuali. Osservazioni in particolare espresse dal Tco e dalla Cilp sulla compatibilità degli inseriamenti richiesti con il piano regolatore, o almeno l’attuale sua bozza.
MA IL VERO punto nodale del prossimo comitato sembra essere un altro: la preparazione del «Pot» ovvero del piano operativo triennale, che andrà varato entro la fine dell’anno, pena la messa in mora della stessa Autorità portuale da parte del ministero delle infrastrutture e trasporti. E proprio dal piano in questione, sul quale stanno lavorando gli uffici sotto la diretta responsabilità del segretario generale Massimo Provinciali, si attendono risposte su almeno due dei più urgenti problemi dello scali: la destinazione del bacino di carenaggio in muratura e l’assetto della banchina ad Alto Fondale per l’auspicata base delle più grandi navi da crociera. Sono entrambi problemi che si trascinano da anni, ben da prima dell’insediamento dell’attuale vertice dell’Authority, ma che non hanno avuto mai risposte precise e definitive.
ENTRAMBI i problemi si sono anzi incancreniti col tempo. Per il bacino di carenaggio si è arrivati agli esposti alla magistratura (esposto Taormina, tutt’ora incombente) sulle presunte responsabilità dello stato di degrado del complesso, mentre la politica si è baloccata anche ultimamente con l’ipotesi — assai poco praticabile — di utilizzare la grande vasca per la demolizione del relitto della «Costa Concordia». Ma il recupero della funzionalità del bacino risulta sempre meno praticabile, sia per gli alti costi — il «Rina» ha confermato lo studio a suo tempo presentato dalla Camera di Commercio su un costo tra i 15 e i 20 milioni di euro — sia in particolare perchè le riparazioni navali non sembrano compatibili con il comparto del grande yachting di Azimut/ Benetti, che prevede oltre all’operazione immobiliare (ad oggi congelata ma non annullata) la trasformazione del Mediceo in un «marina» per yacht di lusso. Temi ampiamente dibattuti ma che dovranno necessariamente trovare risposta definitiva nel «Pot». Altrettanto definitiva, pena l’uscita di Livorno dal circuiti delle grandi crociere, la definizione degli assetti dell’Alto Fondale e dello speculare comparto della calata Orlando, anch’essa destinata da anni alle crociere. Anche su questo tema ci sono state infinite discussioni, guerre di pollaio e scontri tra istituzioni. Alle quali occorre mettere la parola fine proprio con il «Poi». E i tempi sono matuti.


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