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La Nazione Livorno - Tetti fotovoltaici al posto dell'amianto

 

Ambiente, due giornate informative per illustrare al territorio benefici e procedure
di IGOR VANNI


— COLLESALVETTI —
SARANNO presto organizzate a Collesalvetti due giornate informative per illustrare a cittadini e aziende le concrete possibilità di sostituzione di coperture in amianto con «tetti fotovoltaici». Non tutti, infatti, sanno che le procedure di smaltimento dell’amianto possono essere meno costose di quanto si creda e proprio per questo sono già stati presi accordi con due aziende specializzate. «Faremo due iniziative divulgative — ci spiega l’assessore all’ambiente Riccardo Demi — per illustrare al territorio le procedure corrette di smaltimento dell’amianto e le opportunità che ci sono sostituendolo con coperture fotovoltaiche».
I RISCHI collegati al non corretto smaltimento dell’amianto restano altissimi e il Cnr ha evidenziato che l’amianto cemento ancora da bonificare ammonta a 32 milioni di tonnellate in Italia. Se venissero rimosse 380 mila tonnellate all’anno, occorrerebbero 85 anni per liberare il «bel paese» da questo materiale letale. Sul fronte della salute, questo si è tradotto in una incidenza del mesotelioma pari a 3,6 casi ogni 100 mila abitanti per gli uomini e 1,6 ogni 100 mila per le donne. Ma la latenza della malattia, oltre 40 anni, potrebbe far salire il numero dei malati, il cui picco è atteso fra il 2015 e il 2020. Sono 680 mila le persone esposte al rischio.
NEL FRATTEMPO, nella seduta consiliare di mercoledì 26 (la prima dopo la pausa di agosto) si discuterà anche dell’accordo stipulato con la Solarplant per la realizzazione della copertura della scuola di Guasticce con pannelli fotovoltaici. L’operazione verrà eseguita a parziale compensazione per la realizzazione dell’impianto di Grecciano. Sul fronte ambientale, però, c’è un tema molto caldo e di estrema attualità: l’ubicazione della futura raffineria di olio di palma prevista inizialmente a banchina nel porto di Livorno e che il Pd labronico vorrebbe invece spostare all’Interporto di Guasticce. Una proposta lanciata ma ben lungi dal concretizzarsi. «Mi sembra un’idea buttata lì senza costrutto — spiega Demi —. La proposta di De Filicaia è nata dopo la variante strutturale che apre l’Interporto a insediamenti industriali: noi guardiamo a tutto senza preclusioni, ma da qui a dire che l’impianto sarà fatto a Guasticce mi sembra una forzatura. Anche perché la proposta iniziale di farla a banchina è nata con una motivazione semplice: trasportare l’olio di palma da banchina all’interno ha un costo aggiuntivo. È del tutto prematuro parlarne adesso».


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