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Il Tirreno Livorno - Biodiesel: RSU NOVAOL

 

«Ma quell’impianto non avrebbe l’impatto dell’ex Stanic»  
 

LIVORNO «Qui si parla di raffineria ma senza capire che gli impianti che lavorano il biodiesel o gli oli vegetali hanno in realtà una bassissima ripercussione ambientale e non sono paragonabile né per dimensione né per impatto a una raffineria di petrolio come l'ex Stanic». A dirlo è la Rsu Novaol per bocca di Marco Candian, all'indomani del consiglio comunale in cui si è parlato del progetto indonesiano a ridosso della Darsena Toscana. In molte dichiarazioni ufficiali – è l'opinione dei rappresentanti sindacali della fabbrica di biodiesel – sembra di percepire un equivoco fra questi due tipi di impianto («in realtà così differenti fra loro»): alla Novaol sono in cassa integrazione ma i nuovi provvedimenti del governo italiano, in tandem con la fine degli incentivi in Sudamerica, a ottobre dovrebbero far ripartire lo stabilimento livornese di via Leonardo Da Vinci dove lavorano poco meno di 40 dipendenti. Anche se finora, dicono i sindacati, non ci sono certezze che sgombrino il campo dalle preoccupazioni. I lavoratori Novaol guardano con forte interesse al progetto di Masol, controllata del gruppo indonesiano Musim Mas: se in primo luogo si battono perché la loro azienda dia risposte chiare sul futuro della fabbrica labronica, vedono nel nuovo investitore che vorrebbe realizzare un impianto di biodiesel (e di olio di palma) fra l'ex Seal e Paduletta una opportunità nella quale potrebbero essere eventualmente ricollocati come manodopera già professionalizzata.


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