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Il Tirreno Piombino - lunedì - Cinquanta milioni per il nuovo porto

 

A ritmo serrato i lavori per realizzare 45mila mq di piazzali e 450 metri di banchine con un fondale a meno 13
 
INFRASTRUTTURE»LA SVOLTA È INIZIATA
 
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Duecentotrentamila metri cubi di materiale. Il porto di Piombino sta gradualmente cambiando fisionomia. Il riempimento della darsena a Nord del pontile a giorno è ormai a buon punto e da lì si staglia l’imponente sagoma della “Micoperi 30”, il pontone che sta caricando il materiale necessario per le operazioni di recupero della Concordia al Giglio, ormeggiata a pochi metri di distanza. Camion e ruspe viaggiano senza sosta per rubare nuovi spazi al mare. Quando avranno finito su quei sassi e quella terra nascerà un piazzale di 45mila mq e banchine per 450 metri lineari. È il più grosso investimento di questi ultimi anni del’Autorità portuale: 22, 3 milioni per realizzare il banchinamento, altri 10,5 per i dragaggi che dovranno portare i fondali a quota -13. «Il quadro economico degli interventi in atto – precisa il presidente dell’Ap Luciano Guerrieri - sfiora tuttavia i 50 milioni». I lavori sono stati assegnati con una gara pubblica all’Associazione temporanea d’impresa Cnc-Sales con un ribasso del 28%. Prima di iniziali è stato necessario dragare circa 70 mc di fondali. Per evitare la dispersione dei materiali, come spiega l’ingegner Nicola Bona, responsabile del cantiere, è stata realizzata la protezione in pali e lamiere. Non è ancora però la palancolatura prescritta dal ministero dell’Ambiente a difesa della falda. «Per realizzarla – dice ancora l’ingegner Bona – sono state ordinate 6 tonnellate di palancole all’Arcelor Mittal, che le costruirà nel suo stabilimento del Lussemburgo e che poi verranno saldate in Magona. Tutto questo per creare un barriera impermeabile a -34 metri». Quando saranno ultimati i lavori? Probabilmente prima del previsto, a fine estate del prossimo anno. In contemporanea l’Ap ha già bandito la gara per il dragaggio dei fondali davanti a quelle che saranno le nuove banchine. Otto milioni e mezzo per aprire la via alle grosse navi, un altro paio per terminare il lavoro fino al pontile Lucchini. Saranno demolite anche le vecchie e cadenti strutture industriali, il magazzino dell’agglomerato, i vecchi carbonili e le vasche di decantaggio che saranno sostituite da nuovi impianti. Ma non è solo questo il lavoro che sta avanzando. Sulla vasca piccola ora riposano nugoli di gabbiani. È stata riempita completamente con 270mila mc di materiali, in parte provenienti dagli escavi portuali. Anche qui, secondo le previsioni del piano regolatore, troveranno spazio piazzali e banchine. Terminate anche le opere di contenimento della vasca grande che, divisa in tre settori, sarà riempita con un milione e 200mila metri cubi di materiale, 560mila provenienti dai nuovi dragaggi. «La prossima fase – spiega Luciano Guerrieri – sarà quella di realizzare all’esterno delle vasche due punti di attracco per le bettoline che dovranno scaricare il materiale». Gli spazi qui sono davvero tanti, subito a ridosso del parco minerali Lucchini. Ora ci sia arriva solo attraverso una stretta strada interna non asfaltata. Ma fin qui arriverà la bretella a raso della 398 prevista tra il Gagno e la Chiusa. Per il porto sarà una svolta. Già roma è precisa la strada di collegamento con lo stabilimento Dalmine, destinato a diventare il polo logistico del Gruppo. A completamento di questa fase di lavori, l’ampliamento della darsena Larini, davanti alla Capitaneria, per il quale è già stato assegnato un appalto del valore di due milioni e che metterà a disposizione altri 85 metri di banchina. Insomma, il futuro al porto comincia a declinarsi al presente.


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