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Il Tirreno Piombino - sabato - In porto l'enorme Micoperi 30
Si caricano le trivelle che al Giglio perforeranno i fondali sul fianco della Costa Concordia
di Giorgio Pasquinucci PIOMBINO Per ormeggiarla al pontile Magona Nord è stato necessario l’impiego di tre rimorchiatori, che hanno dovuto vincere la forte risacca che ha reso ancora più complicate le operazioni. La “Micoperi 30” e un bestione di 140 metri di lunghezza e 30 di larghezza. Di pontoni con caratteristiche superiore ce ne sono al massimo tre in Italia. A prua dispone di una gru girevole capace di sollevare 200 tonnellate, mentre a poppa monta un grosso bigo che può reggere un peso di 1270 tonnellate. È in porto da giovedì mattina, appoggiata come tutti i mezzi navali che la Micoperi impiegherà nelle operazioni di recupero del relitto delle Costa Concordia, all’agenzia marittima Freschi. Resterà fino a metà della prossima settimana per caricare il sistema di trivelle che perforeranno i fondali sul bordo a mare della Concordia dove saranno conficcati i pali che dovranno sostenere lo scafo durante le operazioni di raddrizzamento. Sebbene abbia la prua, la “Micoperi 30” non è autopropulsiva e su e giù da Piombino al Giglio sarà trainata da un rimorchiatore. Se all’esterno si presenta come un’officina, all’interno è quasi un albergo che può ospitare 200 persone con tutti i comfort necessari, compreso luoghi di ritrovo e persino un cinema. «È lo stesso mezzo – spiega l’ingegner Sergio Girotto, responsabile per la Micoperi delle operazioni logistiche in porto – che a partire da ottobre caricherà sempre a Piombino le strutture della piattaforma e i 30 cassoni che saranno utilizzati per riportate la nave in linea di galleggiamento. Cassoni che pesano 400 tonnellate ciascuno e che saranno stoccati sui piazzali per essere trasportati man mano al Giglio e collocati in acqua dai potenti bracci della “Micoperi 30”». L’operazione Concordia non è certo la soluzione della crisi che colpisce il porto, fortemente coinvolto nella riduzione delle attività siderurgiche, ma rappresenta tuttavia un contributo anche sul piano occupazionale. «È un po’ di lavoro in più – afferma Fabrizio Freschi – non solo per noi ma anche per portuali e piloti. È da sottolineare come tutti, dall’Ap all’autorità marittima fino alla Dogana, stanno lavorando in sinergia per rendere agevoli le operazioni». Nelle operazioni di carico sono coinvolti anche mezzi e uomini delle Compagnia portuali. Sulle banchine e a bordo lavorano anche dipendenti dell’impresa Bertocci, cui sono affidati compiti di saldatura e carpenteria. Forse non è quel che ci si attendeva, ma l’ingegner Girotto tiene a precisare che nei lavori sono coinvolte anche diverse aziende toscane. «Per i cassoni, invece, dato l’impegno e la necessità di fare in fretta, non c’era soluzione alternativa alla Fincantieri». Tutto il materiale necessario per i lavori al Giglio transiterà invece sul porto di Piombino, comprese le 12mila tonnellate di cemento che saranno stipate nei silos della banchina Marinai d’Italia. Cemento che servirà a riempire sacchi da collocare sotto la nave, che ora appoggia solo in due punti, per evitare cedimenti durante il raddrizzamento.
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