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Il Tirreno Livorno - sabato - Il magnate indonesiano che ha scelto Livorno
Per la rivista Forbes, Bachtiar Karim ha un patrimonio di 250 milioni di dollari è il secondo produttore nella trasformazione dell'olio di palma nel Paese asiatico
di Mauro Zucchelli LIVORNO Dall'altra parte del mappamondo hanno puntato gli occhi su quei 55mila metri quadri alla radice della Darsena Toscana. Un puzzle di cinque aree: 22.996 metri quadri dell'ex Seal destinati a polo multipurpose insieme a due fette di zona demaniale più altri 25mila metri quadri di «eventuali aree limitrofe e/o adiacenti e/o confinanti e/o contigue all'area principale» (l'ex Seal) oppure «in alternativa, qualora disponibili, le aree locate all'interno del complesso denominato Paduletta» (e con «un affaccio diretto su almeno una banchina»). Il volto di quegli occhi bisogna andare a cercarlo 13mila chilometri a est: a Singapore, nelle Gateway Towers, un'accoppiata di grattacieli alti 37 piani che sono un po' le "Torri gemelle" della metropoli più occidentale d'Asia. È qui, al 150 di Beach Road, il quartier generale di Musim Mas Europe Pte Ltd, il braccio operativo del colosso indonesiano Musim Mas. In realtà, il nome che compare nella procedura è un altro: è la Masol srl, sede in un palazzotto qualsiasi accanto alla stazione ferroviaria di Milano Centrale, indirizzo via Fabio Filzi 47. Non tragga in inganno la distanza dalla Milano da bere, la società è nata a metà aprile, ha messo subito sul tavolo un capitale sociale da 100mila euro e ha una catena di comando ferrea e direttissima. Le quote sono tutte in pugno della società attraverso la quale la capogruppo Musim Mas segue il mercato europeo. E il presidente della Masol milanese è Bachtiar Karim, 52 anni, l'industriale indonesiano che è alla testa dell'impero Musim Mas: nelle classifiche della rivista statunitense Forbes figurava al 39° posto fra gli uomini d'affari più ricchi del suo Paese con un patrimonio personale di 250 milioni di dollari (ma il recentissimo aggiornamento curato dal Jakarta Globe lo posiziona invece un po' più giù, ma con oltre 550 milioni di euro in cassaforte). Viene da Medan, una metropoli nella grande isola di Sumatra che viene raffigurata un po' come la più "milanese" delle grandi città indonesiane. Ha preso le redini dell'impresa creata nel '72 da suo padre Anwar come fabbrica di saponi e detergenti (Nam Cheong). La Musim Mas - 650 milioni di dollari di ricavi nel 2010 - non si occupa solo della raffinazione dell'olio di palma ma copre l'intero ciclo: dalla produzione della materia prima vegetale nelle piantagioni al trasporto via mare con una flotta dedicata e alla trasformazione industriale che copre un vasto spettro di prodotti (alimentari, farmaceutici e chimici fino ai biocarburanti). La Masol milanese ha nel consiglio d'amministrazione anche un altro straniero: si tratta di Lars Meyer, classe 1967, proveniente da Hannover. Karim non è solo il timoniere di una famiglia che, girando alla larga da gossip e ricerca di notorietà, rappresenta il secondo produttore nella trasformazione dell'olio di palma, una delle locomotive dell'industria del Paese asiatico. Dietro di lui c'è una economia che viene ritenuta l'astro nascente del dopodomani: l'Indonesia è il quinto protagonista fra le economie emergenti su scala planetaria, immediatamente alle spalle dei cosiddetti "Bric" (Brasile, Russia, India e Cina). Pur in mezzo a diseguaglianze sociali enormi e con contraddizioni interne mai sanate, l'economia indonesiana viene da una crescita al galoppo quattro volte più forte di quella della Germania e, anche adesso che la crisi mondiale l'ha fatta rallentare, pure in mezzo al guado dei nostri guai segna un ritmo di crescita di 4 punti percentuali là dove una bella fetta dell'Occidente industrializzato non può far altro che arrendersi al segno "meno" della recessione. Indipendentemente da come andrà la vicenda relativa alla raffineria in zona Paduletta, questa formale richiesta - firmata proprio da Bachtiar Karim - segna una svolta nell'arrivo delle multinazionali sul palcoscenico economico della nostra provincia. Negli anni novanta era stata la volta dei grandi gruppi internazionali soprattutto statunitensi che avevano comprato buona parte del nostro apparato produttivo nel settore dell'auto. Successivamente si era registrato il tentativo di affacciarsi (ad esempio nella privatizzazione dell'Asa) da parte di capitali spagnoli. Quindi era stata la volta dei gruppi russi ad arrivare alla conquista dell'acciaio piombinese con Severstal, seguito a ruota dallo sbarco - sempre nella siderurgia, sempre a Piombino - del tycoon indiano Mittal. Adesso è il turno di Karim: anche se sulla Darsena Toscana ma dal lato dell'altra sponda, quella del terminal contenitori Tdt, aveva fissato lo sguardo anche un altro grande operatore singaporeano come l'Authority di quella città-stato (però come terminal invece che come industria). È il segno che molto sta cambiando: sia sul fronte dell'imprenditoria dei Paesi emergenti sia per misurare qual è la nostra posizione reale - dell'Italia, di Livorno - come potenza economica
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