
Formazione
Benvenuto
Benvenuto
La Nazione Livorno - domenica - Il disastro dell'azienda impegnata nella cava di Monte La Poggia
«Questa città è il vero emblema della politica inetta
Mi sono fidato, ho investito e ora sono alla rovina»
Parla Paolo, uno dei titolari
— LIVORNO —
«UNA BARZELLETTA all’italiana. Anzi, alla livornese». Ma è una barzelletta che non fa ridere e nessuno lo sa meglio di Paolo Bellabarba, contitolare con il cugino Federico della storica azienda di famiglia: un’azienda floridissima portata sull’orlo del fallimento da una classe politica e da una burocrazia pavide e inette. «Sì, una barzelletta — ripete Paolo Bellabarba — perchè l’azienda non è finita in crisi per colpa della congiuntura nel Paese; no, è finita in crisi per una crisi umana, la crisi della politica». Ora la Bellabarba, come «La Nazione» ha già spiegato ieri nella sua esclusiva, è ferma e 60 lavoratori fra dipendenti e indotto sono o in ferie forzate o in cassa integrazione. «C’è poco da fare e anche da dire — spiega Bellarbarba confermando le nostre notizie di ieri — la vicenda di Monte La Poggia ci sta mandando a rotoli. Abbiamo già dovuto vendere la Biagi-Pierino per fronteggiare le esposizioni bancarie, e ci sono trattative per cedere il resto. La Bellabarba nonostante tutto fa gola: ha delle commesse forti ma non possiamo onorarle solo perchè i nostri soldi sono finiti in cima a un monte, e c’è una mano d’opera di altissimo profilo. Noi però siamo in queste condizioni...».
E’ UN FIUME in piena Paolo Bellabarba: «Cedere la Biagi-Pierino è stato come tagliarsi un braccio; cedere il resto, cioè tutto quello che ci hanno lasciato i nostri babbi, Gaetano e Luciano, sarebbe come tagliarsi entrambe le gambe. Non ci posso pensare. Ci sono alcune trattative, potrebbe entrare un partner, non posso dire chi, speriamo... Ma la situazione è disastrosa. E non per colpa nostra».
Domanda retorica: di chi?
«Io e mio cugino abbiamo fatto un solo errore: investire. Per amore del nostro lavoro ma anche per rispondere, fiduciosi, alle sollecitazioni della politica. Ma investire a Livorno non è semplicemente rischioso, il rischio c’è sempre; no, è proprio pericoloso: a posteriori posso dire che è addirittura da incoscienti. La storia la conoscete...».
Ma in questi mesi, dopo il sequestro, che avete fatto?
«Questi mesi? Altro che questi mesi! Già due anni fa avevamo lanciato l’allarme alle istituzioni: attenti, rischiate di mandarci a gambe all’aria. Perchè se uno ha risorse proprie e milioni da buttare è un conto, ma se uno deve rivolgersi alle banche è tutt’altra storia: prima o poi bussano alla tua porta, ti dicono che ti vogliono tanto bene ma che debbono rientrare. E te nel frattempo i soldi li hai spesi per un impianto più che autorizzato, ma che la magistratura ti ha sequestrato per gli esposti di un comitato, e non puoi lavorare nonostante i contratti già stipulati per lo smaltimento. Game over».
E la Provincia? E il Comune?
«Hanno toppato alla grande. La domanda risale al 2006: ci hanno lavorato per tre anni. Sa in quanti? Settanta persone! Arpat, Forestale, enti locali, non so più chi altri. Settanta! Sapevano bene dincosa si parlava: una cava per smaltire i rifiuti inerti dell’edilizia. Le autorizzazioni sono arrivate nel 2009. Queste sarebbero le nostre amministrazioni? Questa sarebbe la nostra politica? Ma che personaggi sono? Quando è esploso il caso, dopo le azioni legali del comitato, c’è stato il fuggi fuggi. Hanno avuto paura di perdere dei consensi. Nessuno sapeva più nulla. E noi, abbandonati».
Nomi e cognomi...
«Il primo responsabile è il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà. Si reso latitante. Cos’ha voluto dimostrare portando gli atti in Procura? E’ stato un modo per lavarsene le mani. Gli atti sono regolari. Ha fatto come le donne che partorivano e lasciavano i neonati nella ruota degli esposti: idem con gli atti della Provincia sulle concessioni. Li ha messi nella ruota e se n’è andato senza assumersi nessuna responsabilità».
E il Comune?
«Meno, ma anche il Comune ci ha messo del suo. Perchè i suoi pareri li ha forniti, eccome. Ma anche il sindaco Cosimi mi ha fortemente deluso: come primo cittadino doveva farsi carico di questa faccenda, invece...».
E ora?
«Gliel’ho detto. La Ballabarba esiste da 45anni e non ha mai avuto un problema, e neanche ora ne avrebbe... Ma la situazione ora è questa. Piuttosto, con mio cugino ci rimproveriamo di essere stati presuntuosi».
Presuntuosi? Sarebbe a dire?
«Ma sì, la presunzione di aver voluto investire. Le costruzioni, il nostro core-business, stavano dando segni di cedimento; così volevamo diversificare, anche per dare altre opportunità di lavoro. Oltretutto, l’attività di cava sarebbe stata complementare. Mica volevamo smaltire uranio!».
E dunque?
«E dunque siamo stati presuntuosi perchè ci siamo fidati dei politici che ci esortavano ad investire. Lo abbiamo fatto volentieri. Questo è il risultato. Livorno è l’esasperazione all’ennesima potenza dei problemi che la politica e la burocrazia creano a tutta Italia. Ripeto: non è una crisi economica la nostra, ma una crisi scatenata dal fattore umano. Dall’incompetenza e dal menefreghismo del fattore umano».
Ieri abbiamo pubblicato delle cifre: le conferma?
«Sì, sono quelle. Abbiamo messo nell’azienda i patrimoni personali. Ora ballano sei milioni. E li avevamo investiti per creare ricchezza e lavoro: i Bellabarba non hanno speso in escort o in festini alla cocaina. Volevamo solo lavorare. Ma non possiamo andare avanti».
E i suoi dipendenti?
«Mi piange il cuore. Siamo completamente fermi. O vendiamo o troviamo una soluzione con un partner. Si sono alcune opzioni, e ci sono proprio perchè l’azienda è, sarebbe, sana. Certo, nessuno regala niente. Vorremmo evitare concordati o fallimenti. Ma dipende anche dagli altri e oltretutto ci sono aziende che hanno lavorato per noi, e anche loro potrebbero avere gravissime conseguenze».
E le banche?
«Le banche hanno cominciato a chiedere che vogliamo fare... E quando fanno certe domande...».
Morale...
«Ovvia: la città ha bisogno di scuotersi. A parte il nostro gli esempi non mancano. Ma non potrà mai farlo con questa dirigente. Facciano almeno una cosa giusta, alla fine: se ne vadano a casa».
f. c.
Altri articoli di Formazione

News Correlate


Scopri anche...

Aziende che si occupano di
Lavoro Previdenza
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIALE CARDUCCI 27 57122 LIVORNO (LI) |
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI AG. GENERALE DIV. SAI DI LUCA BARBAGLI
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA ROMA, 23B 57025 (LI) |
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA STRASBURGO 39 57023 (LI) |

CONFINDUSTRIA TOSCANA
CENTRO E COSTA
Delegazione di Livorno
Via Roma, 54 - 57126 Livorno
Tel. +39.0586.263011
Fax +39.0586.804192
Delegazione di Massa Carrara
Viale XX Settembre 118, 54033 - Carrara (MS)
Tel. +39.0585.846326
Fax +39.0585.841901
Email segreteria.lims@confindustriatoscanacentroecosta.it
PEC info@pec.confindustrialivornomassacarrara.it
CONFINDUSTRIA
LIVORNO
MASSA CARRARA
Via Roma, 54
57126 Livorno