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La Nazione-AAMPS TENSIONE FRA AMMINISTRATORE E SINDACATI. ROSI ARRABBIATO: NON SI RENDONO CONTO.

 

«Via il premio produzione e niente assunzioni»
ASPETTAVA LA FIRMA dei sindacati sull’accordo con il quale i lavoratori rinunciavano al premio di produzione ed invece la risposta è stata: in cambio, però, vogliamo sei assunzioni. L’amministratore unico di Aamps Angelo Rosi non ci ha visto più e, visto che poi di quei 200mila euro e spiccioli può anche farne a meno, è andato in assemblea e ai dipendenti ha detto: o mi fate lavorare a modo mio o me ne vado. La risposta — dice il ragioniere appassionato di vela e di windsurf — è stata confortante: «La base aveva deciso di rinunciare al premio di produzione — ha detto — in un momento così difficile per l’azienda. Abbiamo strizzato il socio di maggioranza (Comune, ndr) i creditori, le banche, come fanno i sindacati a chiedere sei assunzioni?». Oltrettutto, secondo le valutazioni fatte dall’amministratore unico, figure non necessarie all’azienda: tre autisti, due operai per il termovalorizzatore ed un tecnico di manutenzione mezzi. Il problema è sempre lo stesso: «C’è ancora chi pensa che tanto l’azienda è pubblica e a casa lo stipendio lo porta. Senza rendersi conto che siamo di fronte alla terza guerra mondiale, una guerra economica». Ecco che di fronte ai sindacati che avanzano certe proposte, Rosi risponde «no»; forte anche degli strumenti che gli permettono di togliere il premio di produzione: se l’azienda è in deficit — e l’Aamps lo è con un meno 700mila euro — niente premio di produzione. Certo, meglio era se c’era l’accordo dei sindacati, ma Rosi, comunque, il passaggio in assemblea con i lavoratori lo ha fatto. Nessun tentennamento dunque, da parte dell’amministratore unico, solo un po’ di rabbia perché mentre l’ufficiale giudiziario sta girando per la città a pignorare beni ai morosi, in azienda si difende il premio di produzione e si fanno reclami operchè «sono state spostate le macchinette del caffè».
NEL MIRINO di questo amministratore — dal carattere certo non facile — non ci sono i lavoratori che — come i dirigenti e i quadri — hanno capito dicendo si, obtorto collo, ad una riduzione di 750 euro dello stipendio, ma i sindacati. Ed anche la politica. «Sono stufo anche di quella» dice rispolverando la commissione dove sono volate parolegrosse tra lui ed alcuni consiglieri. «Aspetto ancora delle scuse — dice — e comunque a Livorno non accetterò più altri incarichi». Il mare non sarà più un richiamo sufficiente a stimolare la sua grande passione per la vela, e nemmeno i soldi, che forse Rosi ne ha fin troppi.


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