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La Nazione Livorno - I terminalisti vessati dalla Regione minacciano di «chiudere» il porto

 

Firenze vuole a tutti i costi la tassa sulle concessioni: attività a rischio
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
DAPPRIMA solo sussurrata, la minaccia di un clamoroso blocco del porto rischia di essere ufficializzata a breve da parte dei terminalisti. Che a fronte della reiterata richiesta della Regione di pagare la tassa sulle concessioni demaniali portuali, hanno chiesto alle associazioni Assiterminal e Assimprese di farsi carico dell’iniziativa. Tra ieri ed oggi il blocco del porto potrebbe essere deciso a breve termine. E sarebbe un ulteriore bagno di sangue per uno scalo che certo è lontano dai tempi d’oro. Il problema peraltro sembra lontano da soluzioni mediate.
MALGRADO il ministero competente abbia ribadito di recente con una circolare che le concessioni portuali non devono pagare la tassa richiesta dalla Regione — e da pochissime altre regioni — a Firenze non si sentono ragioni e si minacciano interventi coercitivi, chiedendo gli arretrati dal 2006 ad oggi. Né sono cifre sostenibili: per un terminal portuale medio si tratterebbe di pagare, arretrati compresi, cifre tra i 300mila e i 500mila euro. Roba da far chiudere l’attività e mandare tutti a casa, con effetti devastanti non solo per il porto ma per l’intera economia cittadina. Brucia, tra le tante cose, anche la diversità di scelte tra le regioni.
LA LIGURIA, dove operano i principali porti concorrenti del nostro, non ha assolutamente adottato la scelta della Toscana. E bruciano le scelte all’interno della stessa Toscana: Piombino e Marina di Carrara, cioè i due porti più vicini al nostro, hanno respinto con decisione delle loro Autorità portuali le richieste di Firenze, appellandosi alla circolare ministeriale e rifiutandosi di fornire l’elenco dei terminalisti. L’Autorità portuale di Livorno invece ha inizialmente ceduto alla Regione, salvo poi cercare un recupero dicendosi contraria: ma intanto le concessioni in corso erano state mandate agli uffici regionali, che hanno emesso le relative ingiunzioni.
E AI RICORSI subito «sparati» dagli uffici legali dei vari concessionari il Tar ha risposto picche; facendosi forte — dicono i concessionari — del fatto che una circolare da Roma non basta e per risolvere il problema il governo nazionale dovrebbe fare della sua interpretazione una legge. Da qui la decisione, disperata ma significativa, di chiedere alle associazioni dei terminalisti di farsi carico di un’azione clamorosa come il blocco del porto. Anche a rischio di incorrere nel reato di sospensione di pubblico servizio.


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