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Il Tirreno Piombino - «Niente concessione, lavoro a rischio»

 

La Sales scrive ai dipendenti della cava di Montorsi, cresce la preoccupazione anche tra gli operai di Botro ai Marmi
Il piano della Provincia per il ripristino ambientale
 
CAMPIGLIA Saranno incentivati il ripristino e la messa in sicurezza delle cave. In contemporanea, si cercherà di ridefinire i volumi futuri di estrazione basando tutta l’attività economica sia in termini di mantenimento dell’attuale occupazione che sulla sostenibilità ambientale. Sono questi i punti cardine su cui si svilupperà il piano delle attività estrattive al quale la Provincia sta lavorando in queste ultime settimane. In Val di Cornia, il “piano-cave” interessa i Comuni di Campiglia, San Vincenzo e Suvereto dove ci sono cave in esercizio ed in recupero ambientale. Tra le prime figurano quelle esistenti a Monte Valerio, dove opera la Sales, ed a Monte Calvi, dove lavora la Cave di Campiglia spa. A San Vincenzo, nell’area di San Carlo, opera la Solvay Chimica Italia, mentre a Suvereto, a Monte Peloso, sono presenti la Ica srl e la M.P. Marmi & Pietre. Nelle prime il materiale estratto è il calcare mentre a Suvereto la lavorazione riguarda il marmo. Il documento approvato dalla giunta Kutufà per dare il via al procedimento di valutazione ambientale strategica parla di «mantenimento degli attuali livelli occupazionali». Gli uffici provinciali del settore difesa del suolo saranno impegnati nella redazione del nuovo atto di pianificazione delle cave. Prima di tutto, sarà definito un quadro conoscitivo delle risorse estrattive e dei materiali recuperabili (e dei giacimenti), saranno censite tutte le attività e valutate le prescrizioni. Legge regionale alla mano, i tecnici provinciali dovranno capire quali effetti territoriali, ambientali ed igienico-sanitari inserire nel nuovo “piano-cave”, che individuerà nel dettaglio le aree di coltivazione e le quantità da estrarre da ogni giacimento. Tra i primi obiettivi da centrare dal nuovo strumento di pianificazione c’è il «progressivo riequilibrio a livello provinciale tra domanda ed offerta di materiali inerti per costruzione». Dovrà essere più puntuale l’impegno sull’uso di materiali di recupero.(k.g.)
di Valeria Parrini wPIOMBINO I sindacati la chiamano «informativa». E’ la lettera con cui la Sales ha comunicato ai lavoratori della cava di Montorsi che, in assenza del rinnovo della concessione, ci saranno ripercussioni sugli occupati. Per oggi le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno fissato un’assemblea. Dalle 15 alle 17 nella saletta della biblioteca di Venturina. La questione investe due società. Oltre alla Sales, la Minerali industriali, a Botro ai Marmi. In totale, secondo stime sindacali, 25 dipendenti. Tra i quali cresce la preoccupazione. La richiesta di rinnovo quindicennale giace a Firenze. Perchè è della Regione la competenza. La commissione comunale sul paesaggio esprime solo un parere tecnico. E il sindaco tiene a ricordarlo. Non è il solo elemento. «E’ sotto gli occhi di tutti - afferma Rossana Soffritti – quanto Campiglia sia stata provata dall’attività estrattiva. Ora - dice - esigiamo attenzione per il nostro territorio». Per questo la giunta, nel novembre scorso, ha espresso un orientamento nettamente contrario alla prosecuzione delle attività man mano che vengono in scadenza le autorizzazioni. «Non so se i lavoratori coinvolti siano o meno 25. Fosse anche solo uno, ne avrei il massimo rispetto. La questione - prosegue - non sta nel numero: mettere in contrapposizione l’occupazione con il rispetto e il riequilibrio ambientale fa perdere su entrambi i fronti. Il futuro si costruisce tenendone di conto. E’ con l’innovazione che si creano posti». Tra i lavoratori e i sindacati la preoccupazione resta. « Abbiamo chiesto che, in fase di decisione, al fattore occupazionale sia dato il rilievo che merita», commenta Giorgia Simonetti (Cgil). Contemporaneamente alla Regione è stato sollecitato il riconoscimento di distretto minerario per quello che resta il secondo polo estrattivo dopo Carrara. «Lo abbiamo fatto a prescindere dagli esiti dell’iter in corso. Sarebbe fondamentale per convogliare risorse finalizzate alla creazione di lavoro. Ad esempio con la nascita di un Centro studi. In questo momento, però, - chiude la sindacalista - la nostra preoccupazione è tutta concentrata sul futuro di questi lavoratori e delle loro famiglie».


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