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Il Tirreno - Concordia, un summit per le imprese
Proposta in municipio una lista di ditte locali per i lavori di carpenteria. Lo smantellamento forse alle banchine 75 e 76
CGIL: LA REPLICA
«Sciogliamo il nodo sull’uso dei bacini»
Questo l’intervento del segretario Cgil Maurizio Strazzullo e del segretario Fiom Enrico Pedini: «Troviamo singolari le critiche e le accuse che sono state mosse alla Cgil in merito alla vicenda dello smantellamento della nave Concordia, in quanto strumentalmente contro a prescindere. Crediamo che invece sarebbe più utile, sia per l'interesse della città che dei lavoratori, confrontarsi sul merito delle posizioni assunte dalla Cgil. Pertanto, per evitare fraintendimenti chiariamo che la Cgil non è mai stata contraria a valutare la possibilità dello smantellamento della Concordia a Livorno. Richiediamo però che l'eventuale decisione non comprometta lo sviluppo degli investimenti, già previsti da anni, e che riguardano la Porta a Mare, il porto turistico e il piano industriale Benetti. La Cgil ha affermato con coerenza quanto deciso al congresso e al convegno del l'11 novembre scorso, alla presenza delle istituzioni e aperto ai capigruppo del consiglio provinciale e comunale. Riteniamo positiva la scelta dell'Autorità Portuale di affidare uno studio al RI.NA. per valutare i vantaggi economici e la compatibilità ambientale per l'utilizzo dei dei bacini. La cosa che la Cgil auspica è che l'emergenza Concordia permetta finalmente di sciogliere i nodi sul futuro utilizzo quei bacini, nell'interesse di Livorno e dei lavoratori. Esprimo apprezzamento per la convocazione, da parte dei sindaci di Livorno e di Piombino, di tutte le associazioni sindacali, datoriali e delle Autorità Portuali, ma riteniamo indispensabile lavorare per presentare al presidente della Regione un progetto condiviso da tutte le imprese del territorio, per mettere in sinergia le capacità tecniche, le aree, gli operai specializzati presenti sul nostro territorio».
di Alessandro Guarducci wLIVORNO Il presidente della Regione ha convocato in conclave sabato prossimo i vertici degli enti locali di tre città (i sindaci di Livorno, Piombino e Carrara più il presidente della Provincia di Livorno) insieme alle rispettive Autorità portuali per fare il punto sulla vicenda della Costa Concordia. Enrico Rossi, come è facile intuire, si aspetta dalle istituzione un fronte comune e, soprattutto, un’azione decisa per il coinvolgimento delle imprese toscane nell’operazione di galleggiamento, di rimozione e di smantellamento della nave. E proprio nel tentativo di trovare una posizione codivisa da enti locali, sindacati e associazioni di categoria, ecco che ieri mattina è andato in scena in municipio un lungo vertice a cui hanno partecipato il vicesindaco Bruno Picchi, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, il segretario dell'Autorità Portuale Massimo Provinciali con i dirigenti Giovanni Motta e Umberto Campana, i segretari generali di Cgil (Maurizio Strazzullo), Cisl (Giovanni Pardini) e Uil (Francesca Cantini), il direttore generale di Cna Marco Valtriani, il presidente di Confindustria Andrea Gemignani e il direttore Umberto Paoletti, il presidente di Ance Alberto Ricci. Non erano presenti il sindaco Alessandro Cosimi (impegnato a Bruxelles) e il presidente Giuliano Gallanti. Il primo punto preso in esame ha riguardato l'enorme mole di lavori di carpenteria che il piano Titan-Micoperi prevede: per rimettere in linea di galleggiamento la Costa Concordia sono previsti interventi per svariate decine di milioni di euro. «È un lavoro imponente - sottolinea il presidente Kutufà - quindi saranno messe in campo molte forze ed energie: c’è sicuramente spazio per i Nuovi Cantieri Apuani, ma per esperienza e per capacità, anche le imprese livornesi sono sicuramente in grado di partecipare a questi lavori. Ecco perchè le categorie economiche si sono impegnate a mettere a punto una lista di società potenzialmente idonee ad eseguire gli interventi di carpenteria sul relitto. È un passo avanti positivo per una risposta unitaria del territorio». Su questo punto, infatti, tutti i partecipanti al vertice si sono dichiarati d’accordo: visto che ci sarà lavoro per tutti, tutti si dovranno impegnare affinchè le imprese livornesi siano coinvolte in questa parte dell’operazione. Più complicata, invece, la questione dello smantellamento della nave che, com’è noto, potrebbe svolgersi a Livorno. È il porto più vicino e ha un grande bacino in muratura (che deve essere però ripristinato). Il problema è la possibile interferenza con l’attività di costruzione e di riparazione di yacht nel cantiere Benetti e la difficile convivenza con il quartiere della Porta a mare che sta crescendo rapidamente. Cna e Cisl sono convinti che l’operazione si debba fare, più tiepidi - invece - Cgil e Confindustria.Per non far litigare i livornesi, il governatore Rossi ha per previsto un piano che limita a dodici mesi la permanenza del relitto nel bacino, e solo nella seconda fase. In un primo momento, la Costa Concordia andrà in un'altra banchina del porto. Dove? Nell’incontro di ieri in municipio, l’Autorità Portuale ha localizzato la zona idonea per la prima fase di smantellamento nelle banchine 75 e 76, ma c’è un problema di profondità:il pescaggio massimo è di 12 metri. Quindi l'Autorità Portuale si è impegnata ad approfondire il quadro di riferimento delle aree e delle strutture portuali eventualmente in grado di poter soddisfare le esigenze riguardanti gli li interventi sulla nave Concordia. «È stata una riunione positivo - dice il vicesindaco Picchi - perchè consentirà di portare al presidente della Regione gli elementi a sostegno della richiesta di un coinvolgimento della Toscana in questa operazione". E domani pomeriggio è prevista una nuova riunione in Provincia.
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