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La Nazione Livorno - domenica - Da Nardi a Gallanti, passando per Susini

 

Balletto delle poltrone tra incarichi e prebende
Ecco tutti i retroscena in vista delle prossime scandenze nelle nostre istituzioni
di ANTONIO FULVI



— LIVORNO —
UNA PREMESSA: politica e antipolitica locali, che cosa sono costoro? Difficile scriverne in tempi come questi, dove la gente sbava tutta la sua rabbia su tasse, controtasse e supertasse ritenute dai più non solo inutili ma specialmente dannose. E alla politica dedica al massimo il suo disprezzo. Eppure anche a Livorno c’è tutto un mondo parallelo a quello della gente comune dove progetti e obiettivi sono, incredibile a dirli, le poltrone. Certo, per amministrare meglio la Res Publica. Certo, per servire meglio i cittadini. Certo, per un radioso futuro di Livorno isola felice... Ma comunque sia, di poltrone si tratta. Allora divertiamoci un attimo: invece di politica e antipolitica, parliamo un po’ di fantapolitica: ovvero del gioco dei quattro cantoni, dove vince chi è più veloce o più bravo a occupare quelli che si liberano.
IN CHIAVE temporale, si può cominciare con le poltrone dell’Interporto Vespucci di Guasticce. Tra tre settimane — il 24 maggio — l’assemblea dovrà ridistribuire le cariche scadute, compresa quella del presidente (politico) Marco Susini e dell’amministratore delegato (tecnico) Pannocchia, espressione del Monte dei Paschi. Susini sgomita per la riconferma mentre Pannocchia è già in trasferimento: avendo fatto bene, verso altri incarichi bancari. Sulla conferma di Susini non tutti giurano: anche perché l’ex senatore Pci ha perso molti dei riferimenti nazionali che contavano per drenare soldi pubblici (e ne ha portati) e inoltre le sinistre locali hanno fame di poltrone e non sembrano disponibili a garantirne a vita agli ex. Insomma, c’è un ngran movimento. Ci si muove, sebbene in modo più soft, anche intorno alla Port Authority. In queste ore si è riunito a Cagliari il gotha dell’Assoporti nazionale, per stabilire chi sostituirà come presidente l’ormai giubilato Francesco Nerli. E in pole position sembra essere Giuliano Gallanti, bene accetto sia a destra che a sinistra per l’indubbia statura nazionale nella portualità. Che c’entra con la politica locale? C’entra, perché sotto sotto qualcuno cerca di condizionare la nomina di Gallanti a Roma (presidente di Assoporti) alla sua rinuncia alla presidenza dell’Authority di Livorno: poltrona appetita per potere e in particolare per lucro (oltre 200mila euro all’anno più i benefits). Gallanti non sembra disponibile a mollare: ma le vie del Signore — e del potere — sono infinite. Sull’Authority sarebbero pronti a scannarsi tutti: compresi i massimi esponenti delle istituzioni locali che, come noto, stanno già cercando un impiego per il 2014 quando ci saranno le amministrative.
In Camera di Commercio, il presidente Roberto Nardi scade l’anno prossimo, ma potrebbe fare — per legge — un terzo mandato. Per ora si accontenta di correre per la presidenza dell’Unioncamere regionale, che proprio in queste settimane dovrà sostituire l’immarcescibile pisano Pacini passato a presiedere (anche) la Confindustria.
SI PARLA con andamento carsico della Porto 2000, presidente Roberto Piccini, da privatizzare. Ma è come il coro dell’Aida: «Partiam partiamo» e non parte mai. Infine le poltronissime: sindaco e presidente della Provincia (o di quel che ne ersterà). E’ presto ? Mica tanto, stanti le grandi manovre in corso. Dopo l’estate il quadro si farà più chiaro: ma ad oggi si parla del senatore Marco Filippi come candidato del Pd, malgrado qualche aspirazione di Giorgio Kutufà. La vera novità è solo quella sussurrata: una fiorita di liste civiche, una delle quali (lo anticipammo parecchie settimane fa) dovrebbe vedere insieme Massimo Bianchi e Angelo Mancusi; e un’altra addirittura con l’appoggio (esterno, ma non si sa quanto: forse attraverso la ripotenziata Azione Cattolica di Antonio Melani) del vescovo Giusti, che sul sociale si agita molto e non senza raccoglierne i frutti.
E COMUNQUE, sui tanti personaggi che si agitano e pensano di aver diritto a poltrone e prebende, sembra alla fine cadere a pennello la celebre filastrocca di Trilussa: «La lumachella della vanagloria/ch’era strisciata sopra un obelisco/ disse tutta contenta: mò capisco/ che lascerò una traccia nella storia».


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