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La Nazione - giovedì 26 - «Farò di tutto per la Toscana. La Concordia porterà lavoro»
Bartolotti, manager di Micoperi: «Piombino potrà essere una base»
Pino Di Blasio
FIRENZE
L’ISOLA DEL GIGLIO, Piombino, Livorno, Carrara e la Toscana, intesa come Regione, forse possono cominciare a fidarsi di Silvio Bartolotti, general manager della ravennate «Micoperi Marine», vincitrice in cordata con l’americana Titan Salvage, della gara per il recupero del relitto della Concordia. Perché non si nasconde dietro giri di parole, perché si dichiara «legato alla Toscana da una lunga serie di fili del destino», e perché dice che «la nostra missione è fare in modo che, una volta che completeremo il recupero, dovrà sembrare che nell’isola non sia accaduto nulla».
L’incontro con il presidente della Regione Rossi e con l’ormai ex ad di Costa Crociere, Pier Luigi Foschi, è stato «gradevolissimo» per Bartolotti. «Ho promesso al governatore della Toscana - conferma il gm di Micoperi - che farò tutto affinché la vostra regione non subisca solo danni dall’affondamento della Concordia. Non siamo specializzati nel recupero delle navi. Ma faremo l’impossibile».
Ha già in mente qualche mossa?
«La prossima settimana sarà infernale per me: dovremo costituire assieme alla Titan il consorzio d’impresa che firmerà i contratti per l’operazione recupero. Ho parlato con i miei manager, anche dove avevamo impegni già assunti, verificheremo tempi e modi di realizzazione, tentando di coinvolgere imprese toscane».
Incontrerà ancora le istituzioni?
«C’è già un appuntamento fissato con il comitato di sindaci e autorità portuali. Sarà mio figlio a incontrarli, io sarò impegnato con la Titan. Tutte le mie energie sono concentrate sullo spostare quella nave il più in fretta possibile».
Rossi ha chiesto che Piombino e i cantieri apuani siano scelti per i lavori di carpenteria, per realizzare quei serbatoi giganti da piazzare ai fianchi della Concordia.
«Dopo la riunione con il comitato potremo capire meglio quali e quante professionalità esterne potranno essere messe in campo. Non c’è solo la carpenteria, è un recupero che prevede una quantità di ferro e di materiali così ingente da poter coinvolgere tante imprese. Il cuore è fatto da altre questioni, anche dalla prefabbricazione. Ci servirà un porto che faccia da base logistica per l’accumulo di materiale».
Piombino può candidarsi?
«Si può fare a Piombino o a Livorno, lo studieremo assieme ai sindaci. Il progetto di recupero vale quasi 300 milioni di dollari. La Costa ha dimostrato di essere una società responsabile perché ha scelto la nostra soluzione, che costa quasi un terzo in più. Ma è quella che garantisce il 100 per cento del risultato».
Conferma la sua intenzione di destinare gli eventuali utili all’Isola del Giglio?
«Non c’è nessun trucco; una volta che ho recuperato le spese, il resto sarà devoluto al Giglio. E sarà un piacere destinare i soldi all’isola. Sa cosa mi gratifica? Il fatto che un mio amico mi ha chiamato da Dubai congratulandosi con me perché Al Jazeera aveva dato la notizia della gara sulla Concordia e la Micoperi era su tutti i giornali. Dovrò parlare con Titan di queste mie idee, gli americani hanno altre esigenze. Ma una mediazione si può trovare».
Perché tutto questo affetto per il Giglio e la Toscana?
«Noi siamo pagati daily rate, al giorno. So che qualche azienda aveva parlato con gli albergatori locali, pronta a prenotare camere fino a dicembre 2013. Noi non siamo così, questo recupero è un compito incredibilmente importante per tutta Italia. Dobbiamo dimostrare al mondo che siamo capaci di cose straordinarie, di togliere quella nave da lì nel più breve tempo possibile».
Voi non prenoterete alberghi?
«Nessuno degli operai scenderà a terra, dormiranno sulle navi. Non disturberemo la stagione turistica. Siamo pronti ad assumere professionisti del luogo, ci sono dei fili che mi legano all’isola».
Cosa vuol dire?
«Io sono di Lugo, ma mi sento legato alla Toscana. Mio fratello aprì un’azienda a Montepulciano, voleva morire lì; purtroppo è morto in un incidente sull’AutoPalio. Al Giglio, dopo l’affondamento della Concordia, ho scoperto di avere una cugina, Franca Bartolotti, che è la farmacista. C’eravamo persi di vista per 54 anni. Sono cose che per me hanno un significato. Non si possono fare speculazioni su storie del genere».
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