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La Nazione Livorno - giovedì 26 - Lo smantellamento della Concordia, ecco tutti i nodi per l'utilizzo del bacino di carenaggio

 

Ma ora Benetti pretende chiarezza
L’«ad» Poerio vuole risposte sul futuro del Mediceo dalla Port Authority e dalla città
di ANTONIO FULVI


— LIVORNO —
DELLA SERIE: i sogni sono desideri, come cantava qualcuno. Oppure, più realisticamente: qualche desiderio sembra più che altro far parte dei sogni. Gira intorno a questo sillogismo la battaglia — per ora verbale — che si sta scatenando sul «dove» dovrà essere smantellato (o ricostruito: la Costa Crociere non è stata ancora chiara) il relitto della Costa Concordia. Totalmente assente durante la gara per la rimozione del relitto — e qualcuno oggi lo rimprovera alla Regione, sia pure a mezza bocca — il presidente Rossi si è scatenato sul «dopo rimozione», chiedendo che rappresenti una compensazione in lavoro dei danni anche d’immagine causati alla Toscana dal naufragio. Siamo però, almeno al momento, a un’iniziativa politica, che di tecnico ha poco. Come sembra politica la riunione che ci sarà stasera alle 18 a Firenze, convocata dallo stesso presidente della Regione, con i tre presidenti delle Autorità portuali della Toscana (Livorno, Carrara e Piombino) e i relativi sindaci. Obiettivo: articolare una offerta di spazi e banchine sui tre porti per conquistare quella base operativa di Titan & Micoperi che i vincitori della gara hanno già individuato su Civitavecchia. Il nodo focale dell’operazione è il bacino di carenaggio di Livorno in alternativa a quello di Palermo — di Fincantieri, con cui Micoperi lavora spesso a stretto contatto — indicato dai vincitori della gara.
MA IL BACINO di Livorno è tutt’altro che una soluzione semplice. Lasciamo stare le difficoltà tecnico-legali: è anch’esso poco più d’un relitto e richiederà mesi e mesi di lavoro — e qualche milione di euro — anche nel caso si potesse partire subito a riattarlo. Il fatto è che è in concessione ad Azimut/Benetti con ben altre idee in merito. «Lo studio del RINa sulla possibilità convenienza di utilizzarlo per riparazioni e refitting dei grandi yacht — conferma Vincenzo Poerio, ad di Benetti — la dice lunga su quanto potrebbe rendere in chiave di lavoro permanente, e non certo solo occasionale come quello di un pur immenso relitto. Ma il punto vero è un altro: bisogna che la città e la stessa Port Authority decidano finalmente se tutta la zona dal Mediceo all’avamporto sud dovrà avere una vocazione nautica e di servizi relativi, oppure se continuerà ad esservi una specie di spada di damocle delle riparazioni e carpenteria navale». Come a dire: sono due soluzioni incompatibili. E Benetti, che è a Livorno dal 2003 ed ha realizzato tutto quello che era nei suoi impegni, ancora aspetta che la città si pronunci. Con crescente nervosismo.
NÉ SI TRATTA di scelte dal futuro fumoso. Sempre l’ingegner Poerio chiarisce: «Il mercato mondiale dei grandi yacht punta oggi su vere e proprie navi da 100 metri, per i quali le nostre aree sul Morosini non bastano più. Tant’è che abbiamo appena impostato un 90 metri e stiamo trattanto altri megayachts da 100 ed oltre. Per i quali il grande bacino, utilizzato con pochi adattamenti, rappresenta l’unica soluzione possibile. Non siamo contro la volontà del presidente Rossi di portare lavoro a Livorno: ma bisogna essere chiari, alla fine, sulle scelte strategiche». Più chiaro di così? Se aggiungiamo che Titan e Micoperi difficilmente accederebbero di avere la base operativa nei due porti (Piombino e Livorno) dove ha il monopolio il loro concorrente battuto, il gruppo Neri, si ha un quadro sufficiente per capire contro quali difficoltà la Regione sta battendosi. A stasera comunque i primi dettagli operativi dalla riunione di Firenze.


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