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Il Tirreno Livorno - mercoledì 25 - I bacini sono per i megayacht

 


Ma Azimut non chiude la porta a Rossi: valutiamo tecnicamente se l’operazione Concordia è possibile
 
di Alessandro Guarducci LIVORNO - Il presidente Enrico Rossi - che sta lavorando come un matto per garantire delle ricadute economiche alla Toscana nell’operazione Costa Concordia - ha convocato per domani alle 18 a Firenze il neonato comitato istituzionale composto dal sindaco del Giglio, dai sindaci e dalle autorità portuali di Livorno, Piombino e Carrara e dalla Provincia di Grosseto: sarà l’occasione per mettere a punto un piano per il recupero (e di smantellamento) della Concordia, alternativo a quello finora proposto dalla Titan-Micoperi. «Penso che come base del recupero possa essere individuata Piombino invece di Civitavecchia - dichiara il governatore - Poi c'è tutta la partita del lavoro di carpenteria, in cui possono essere coinvolti i Nuovi Cantieri Apuani. Infine è logico che la nave venga trasportata al porto di Livorno, il più vicino. Ritengo sia possibile contemperare le esigenze della bonifica della nave con quelle del Cantiere Azimut Benetti». E proprio questo è il nodo - mai sciolto da anni - che sta animando la discussione a Livorno: le riparazioni navali possono convivere con la costruzione e la riparazione di mega-yacht, sì o no? «Noi una decisione l’abbiamo presa nel 2003 quando abbiamo acquistato il cantiere», risponde Vincenzo Poerio - presidente della divisione Benetti - che così vuole mettere subito le cose in chiaro: i bacini e le banchine, dice, servono alla costruzione e alla manutenzione dei panfili. Nonostante ciò, di fronte al possibile arrivo della nave Costa Concordia non lancia ultimatum. Ma esprime un timore: «Una parentesi di qualche mese potrebbe anche essere accettata. Non vorrei, però, che dopo la Concordia a qualcuno venisse in mente di portare qui altre navi». Il messaggio di Poerio è quindi chiaro: l’attività di Benetti non potrebbe convivere con le riparazioni navali. «Stiamo riconvertendo questo settore, trasformandolo in riparazione di megayacht», ribadisce.Per poi aggiungere: «Siamo venuti qui con un piano industriale che abbiamo rispettato. Abbiamo fatto degli investimenti e continueremo a farlo. Tutti possono vedere cosa è stato realizzato in questa area sulla base dell’accordo di programma del 2007. Oggi stiamo espandendo la nostra attività, con la costruzione di yacht di oltre 90 metri e con lo sviluppo delle riparazioni, e vogliamo partire al più presto con il porto turistico La città guardi i fatti e faccia una valutazione serena: se si pensa che dal 2003 a oggi non ci sia stato da parte di Benetti uno sviluppo industriale, allora che venga pure la Concordia e quanto altro». Poerio, in conclusione, non chiude le porte all’ipotesi a cui sta lavorando Enrico Rossi. Ma chiede una rifflessione. «Capisco il desiderio del presidente - dice - Però prima di aprire una discussione, bisogna valutare se un’operazione così complessa, come lo smantellamento di una nave di 300 metri, sia possibile dal punto di vista tecnico e della sicurezza. Non basta solo la volontà per compiere simili interventi».


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