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La Nazione - Smit & Neri ci provano con la Concordia
— LIVORNO —
IL RELITTO della Costa Concordia potrebbe rivelarsi un colpo di fortuna per il superbacino di carenaggio livornese, sulla cui sorte da anni s’intrecciano progetti, polemiche, aspettative ed anche ironie. Tra i sei piani di recupero della disgraziata nave da crociera naufragata al Giglio, quello presentato in joint-venture tra l’olandese «Smit Salvage» e l’italiana «Neri Recuperi» ha proposto la messa in galleggiamento del relitto praticamente intero e il suo trasferimento al bacino di Livorno, dove la Costa intenderebbe successivamente ricostruirlo. Lo stesso amministratore delegato della compagnia Pierluigi Foschi ha recentemente confermato che la Costa non intende demolire quello che rimane della sua più prestigiosa ammiraglia, e vuole invece rimetterla in funzione.
LA COMPAGNIA di bandiera italiana di proprietà dell’americana Carnival è convinta infatti che le crociere torneranno a crescere appena metabolizzati dal grande pubblico i due episodi della Concordia e dell’Allegra. Tanto da aver annunciato l’espansione con unità ulteriori e piani di offerte per chi sceglierà le vacanze sulle proprie unità. Se l’offerta Smit-Neri per il recupero del relitto dovesse vincere la gara, e se l’operazione di ricostruzione della nave potesse svolgersi nel bacino di carenaggio di Livorno, le ricadute sul comparto delle riparazioni navali ma anche più in generale su quello degli arredi e delle impiantistica sarebbero enormi.
COME hanno segnalato da tempo anche molte delle organizzazioni dell’artigianato e delle piccole imprese di settore, il bacino di carenaggio ne verrebbe rivitalizzato, ma sarebbe tutta la Toscana ad averne vantaggi. La ricostruzione di una nave da crociera di quelle dimensioni significa rifare ex novo tutti gli impianti, tutti gli arredamenti delle cabine (la capienza è di oltre 3 mila passeggeri, con relativi alloggi ma anche con le aree comuni, i ristoranti, i teatri eccetera) oltre ovviamente alla parte motoristica, ai grandi generatori, e al comparto comando con le relative strumentazioni.
PER QUANTO esistano in Italia cantieri specializzati proprio in ricostruzione e trasformazione (Mariotti di Genova è il primo esempio) l’operazione nel grande bacino livornese sarebbe più che possibile; e nella penuria attuale di grandi bacini di carenaggio in Italia avrebbe anche il vantaggio di non impegnarne uno di quelli che sono già prenotati da altri clienti. Per l’economia locale sarebbe un’occasione di lavoro unica, per almeno un migliaio di persone, perchè si è calcolato che la ricostruzione della nave costerebbe almeno 200 milioni di euro (il prezzo di costruzione fu di 600 milioni) e durerebbe un paio d’anni.
LA PROPOSTA Smit-Neri è attualmente al vaglio della Protezione Civile con le altre cinque presentate nei termini. L’apposita commissione dovrà scegliere il progetto vincitore emìntro le prossime 3 o 4 settimane. Tutti i progetti hanno in comune i tempi indicati per liberare l’isola del Giglio dal relitto: da 9 a 14 mesi, utilizzando ogni sistema per ridurre al minimo l’impatto ambientale.
Antonio Fulvi
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