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Il Tirreno Piombino 21 gennaio - A Trieste mille persone in cassa da febbraio

 

TRIESTE Mentre lo stabilimento Lucchini di Piombino ha ripreso la sua attività dopo lo stop all’altoforno, a Trieste la situazione si va drammatizzando: ieri infatti Fim, Fiom, Uilm e Failms hanno chiesto al prefetto un «impegno preciso» perché informi il ministro Passera della crisi della ferriera di Servola e convochi «in tempi rapidissimi per un incontro le parti interessate» in modo da salvaguardare un migliaio di posti di lavoro. L’ad del Gruppo Lucchini ha infatti annunciato che se il Gruppo stesso non riuscirà a recuperare la liquidità necessaria, gli impianti della ferriera chiuderanno il primo febbraio. Circa mille persone rischiano la cassa integrazione. Il Comune di Trieste ha fissato sul tema un incontro per martedì prossimo, 24 gennaio. Nello stesso giorno i lavoratori della Lucchini sciopereranno e sfileranno in corteo a Trieste assieme alle famiglie partendo dallo stabilimento per giungere nella centrale piazza Unità d’Italia. Secondo i sindacati, la Lucchini deve mettere sul tavolo maggiori risorse economiche derivanti dalle vendite di Ascometal e del sito di Bari mentre il governo deve imporre a Elettra e alla stessa Lucchini di concludere la loro vertenza. La Lucchini vanta infatti un credito di 46 milioni di euro dalla Elettra. Anche il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, ha chiesto un intervento al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: «Stando la gravità della situazione - scrive il presidente regionale a Passera - e il pericolo per quasi mille persone di perdere il proprio lavoro, le chiedo con la massima urgenza di costituire un tavolo nazionale sul problema, analogo a quello già costituito per lo stabilimento di Piombino»


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