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Il Tirreno - Scolmatore, pace con Pisa Una società per le porte
di Mauro Zucchelli LIVORNO La quiete dopo la tempesta: anzi, il lavoro, l’operatività. È passata appena una settimana dal clamoroso litigio in presa diretta fra amministratori livornesi e delegazione pisana al tavolo del governatore Rossi, ed ecco che sullo Scolmatore i battibecchi hanno lasciato il posto a un clima di maggior collaborazione. Chiamàtelo, se volete, armistizio invece che pace: fatto sta che dal nuovo round a Firenze è uscita una convergenza di obiettivi che sembrava finita in pezzi. Il risultato? Nascerà una società di scopo per gestire le “porte vinciane”, cioè il sistema di sbarramento mobile – una sorta di chiusa – fra lo Scolmatore e la Darsena Toscana. Saranno «generalmente chiuse» come chiesto a gran voce dalle istituzioni livornesi ma dovranno essere aperte ogniqualvolta ve ne sia bisogno, come esige Pisa. Da dire che la Regione è scesa in campo con tutto il proprio peso:non solo perché all’incontro ha partecipato il presidente Rossi in persona ma anche, anzi soprattutto, perché la nuova società di gestione sarà fatta decollare «con legge regionale», come precisa l’Authority livornese. Non è dunque una scaramuccia di personalismi o una bega di campanile: sono in gioco interessi forti e idee sullo sviluppo. È vero che lo Scolmatore è la linea di confine al di là e al di qua della quale arrivano gomito a gomito due disegni territoriali ben differenti: Livorno punta a espandere il porto verso il mare, Pisa ha scommesso sulle ex colonie del Calambrone come polo forte per turismo e insediamento abitativo. Ma, come detto, stavolta non è su questo che è andato in scena il contrasto di interessi. Le “porte vinciane” sono un singolare spicchiettino di territorio livornese gestito dalla società del Canale dei Navicelli (una sorta di Spil in salsa pisana?): è la società a prevalente capitale pubblico che rappresenta il cuore del fiorente polo nautico pisano. Gli yacht non possono raggiungere il mare via Scolmatore perché il ponte della strada per il Calambrone è troppo basso rispetto al pelo dell’acqua: dunque, non possono che cercare lo sbocco in mezzo ai container della Darsena Toscana passando là dove passava il vecchio Canale, per arrivare in porto. Dev’esser per questo che, a quanto è dato sapere, è stata proprio la società del Canale dei Navicelli a incalzare il Comune di Pisa perché in extremis andasse all’attacco contro la clausola delle porte «normalmente chiuse». Livorno invece vede in quelle “porte” aperte una minaccia per l’agibilità del porto. E non da ieri: già nel 2002 un dossier dell’allora segretario generale Francesco Ruffini segnalava che ogni semestre dallo Scolmatore entrano in Darsena Toscana qualcosa come 14mila metri cubi di melme, riducendo di 33 centimetri il pescaggio disponibile per navi portacontainer sempre più giganti. Per essere aperte e chiuse a piacimento – dunque per trovare una via di mezzo che componga gli interessi dell’una come dell’altra città – le “porte” hanno bisogno probabilmente di un sistema di pistoni più efficiente e soprattutto di una manutenzione che eviti il guaio di veder le sabbie inchiodare le porte o aperte o chiuse. L’operazione sullo Scolmatore mette in pista anche la realizzazione della foce armata: una canalizzazione che agevoli il deflusso delle acque in uscita verso il mare. Adesso le ditte incaricate dall’Authority sono al lavoro per rimuovere il tappo che ostruisce la foce. Il deflusso ordinato centra un duplice obiettivo: da un lato, evita che “rigurgitino” all’indietro le piene dei tanti affluenti dello Scolmatore facendo finire sott’acqua l’area fino a Bientina e Crespina; dall’altro, rassicura Pisa che all’altezza dell’ingresso in Darsena ha scavato un canale subacqueo fino a 3 metri di profondità nel fondale dello Scolmatore per permettere il passaggio dei propri yacht.
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