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La Nazione - Tracciato radar rivela: disperata manovra della Venezia per evitare una collisione
di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
I SEMIRIMORCHI con i bidoni di solventi perduti da «Eurocargo Venezia» nella tempesta del 17 dicembre, sono probabilmente in un punto ormai identificato al largo del banco di Santa Lucia, su un fondale che degrada — secondo le batimetriche delle carte ufficiali — da 400 a 500 metri. E dall’esame dei tracciati registrati dal sistema AIS ( Automatic Identification System) sia in Capitaneria di porto che sulla torre dell’Avvisatore Marittimo, si vede molto chiaramente che il carico è volato in mare per una spaventosa sbandata di 34° della nave, che ha messo a repentaglio la stessa unità, ma che è stata dovuta a un’emergenza fino ad oggi mai resa nota: la necessità di evitare l’abbordo con un’altra nave che nella burrasca in pieno corso stava arrivando in rotta di collisione.
IL CHE SPIEGA le dichiarazioni del comandante di «Eurocargo Venezia» rilanciate dalla società armatrice Grimaldi, che subito dopo l’evento ha dichiarato essersi trattato di una manovra disperata per salvare vite umane. Il tracciato «Ais» segue la rotta di ogni nave che abbia a bordo l’apposito segnalatore Gps, e ne mostra in dettaglio velocità, virate, rallentamenti e ogni possibile variazione. Non è ancora il sistema «Vts» (Vessel trafic service) che è invece operativo in altre zone del Tirreno (La Spezia, bocche di Bonifacio) e consente all’operatore della Capitaneria di riferimento di intervenire allertando la nave interessata a una collisione o a un altro tipo di pericolo. Il «Vts» a Livorno e nella zona della Gorgona è previsto ma non ancora operativo. Con l’«Ais» occorre portarsi sul segnale della nave interessata per vedere che sta facendo, e ovviamente non si può seguire in contemporanea le decine e decine di navi in mare. A posteriori, il tracciato dell’«Eurocargo Venezia» nella tempesta del 17 dicembre mostra che la nave, uscita dal ridosso di Capo Corso e diretta verso nord (doveva raggiungere Genova) si era messa «alla cappa», cioè con la prua a libeccio per fronteggiare l’eccezionale sequenza di ondate e la forza del vento.
LA SUA POSIZIONE è grossomodo registrata fuori dal banco di Santa Lucia, oltre la Gorgona, una zona ben nota a tutti i pescatori del Tirreno. Mentre la nave «cappeggia» a velocità minima, le arriva quasi su rotta diretta di collisione una seconda nave, identificata nel ro/ro «Cragside» di 193 metri (da Genova verso sud, forse in Sicilia) che in piena burrasca lotta anch’essa disperatamente con il mare. La «Cragside» arriva da dritta ed ha quindi la precedenza. Tocca all’«Eurocargo Venezia» manovrare per evitare l’abbordo e la nave di Grimaldi accosta disperatamente a dritta di 25° lasciando passare l’altra unità.
E’ A QUEL PUNTO che «Eurocargo Venezia» prende le montagne delle ondate quasi di fianco e viene letteralmente distesa sul fianco, con una sbandata di 35° che scaraventa in mare i due semirimorchi con i bidoni, per quanto «rizzati« con doppie ritenute in coperta. A bordo si lotta per raddrizzare la nave, tanto che il tracciato Ais mostra come la nave rimetta lentamente e faticosamente la prua contro il libeccio, prima a 3 nodi di velocità (che quasi non le consente di sentire il timone) poi piano piano fino a 3,5 e poi 4 nodi, in modo da riprendere il controllo. La nave prosegue poi fino a superare Capo Corso e a quel punto, con una corretta valutazione dei treni delle onde (ricordiamo che lo stato del mare è stato valutato a 10, il massimo della scala in Mediterraneo) vira di bordo, si mette con il mare in poppa e dirige su La Spezia, a poche decine di miglia dalla quale accosterà successivamente, con il mare ormai meno burrascoso, per Genova. Si può dire: salva per miracolo, o quasi.
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