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Il Tirreno - Magona, stop alla cassa integrazione
PIOMBINO Torna gradualmente in funzione l’altoforno Lucchini, con la prima ghisa di qualità uscita due giorni fa, e una proiezione della produzione annua attestata sul 65% del potenziale. Intanto si vede la fine, peraltro temporanea, della cassa integrazione per la Magona che da lunedì avrà un incremento di turni di laminazione e, presumibilmente entro i primi di febbraio, vedrà la ripartenza della zincatura 5. In entrambi i casi il clima che si respira chiama in causa, ancora una volta, un contesto di assoluta incertezza, nel quale sbilanciarsi in previsioni di qualsiasi genere appare quanto meno azzardato. Alla Lucchini dunque il 10 gennaio è ripartito l’altoforno dopo lo stop iniziato il 24 dicembre. La prima ghisa di qualità ha cominciato a uscire però solo un paio di giorni fa, mentre per oggi è prevista l’armatura delle macchine, momentaneamente solo sulle colate continue 2 e 3, con l’aspettativa di 21 turni. «Tutto come da programma», comunica l’azienda sui tempi, confermando la ripartenza anche degli altri reparti secondo il piano. «Abbiamo una proiezione, valida fino al 31 marzo, che garantisce la produzione di un milione e mezzo di tonnellate di ghisa su un potenziale annuo di 2,3 – spiega Mirko Lami, coordinatore Rsu Fiom – Questo almeno fino al 31 marzo. A quel punto, in base alla situazione che si presenterà, sia rispetto al mercato che alla presenza di potenziali compratori, vedremo se la previsione sarà confermata oppure no». Dal punto di vista dell’occupazione, al momento sono 200 gli operai ancora a casa. «La cassa integrazione è aperta fino al 29 gennaio – afferma Lami – Probabilmente tuttavia continuerà un altro po’. Sulla questione del percorso da prendere con la direzione del personale dovrà pronunciarsi il consiglio di fabbrica. Per ora è difficile parlare di cifre. Saranno da verificare, in base al regime dell’acciaieria, i volumi di lavoro della cokeria e dei treni». Alla Magona si vive alla giornata. Risulta confermato l’esaurimento della cassa integrazione per i primi di febbraio, ma in via del tutto transitoria: «Ci sono i presupposti per la ripartenza della zincatura 5 nei tempi considerati – spiega l’amministratore delegato, Leandro Nannipieri – A quel punto non ci sarà necessità della cassa integrazione. Per il futuro c’è però molta incertezza. Su marzo c’è solo una previsione, che se dovesse trovare riscontro con la realtà manterrebbe le stesse prospettive di febbraio, con una ripresa della domanda». Non esistono invece le condizioni per sbilanciarsi su tempi più lunghi. «Il futuro è strettamente legato al contesto mondiale – continua Nannipieri – L’acciaio è un prodotto che chiama in causa più fattori di intervento: l’andamento dell’economia italiana, il rapporto fra euro e dollaro, la capacità di restare competitivi sul mercato; il tutto non escludendo gli eventuali riposizionamenti commerciali del gruppo. Ormai è dal 2007 che non possiamo fare previsioni a lungo termine, e credo ci saranno altri momenti di sofferenza prima di raggiungere un po’ di stabilità». Nel clima di incertezza ovvia la preoccupazione dei sindacati. «C’è ansia per il futuro di uno stabilimento nel quale da tempo non riusciamo a parlare di investimenti, necessari per far fronte al sistema della concorrenza – afferma Vincenzo Renda, segretario della Uilm – Inoltre c’è anche il timore che Mittal decida di abbandonare l’Europa, preferendo le produzioni in Sud America, India e Cina». Francesca Lenzi
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