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Sui rifiuti Piombino passa con Grosseto: addio Livorno - Il Tirreno Toscana lunedì 12 dicembre

 

Il divorzio di Piombino
 

DALL’INVIATO MARIO LANCISI

 PIOMBINO. «La Val di Cornia divorzia da Livorno. Ma quando mai ci siamo sposati con i livornesi...», dice polemico il barista, a San Vincenzo, domenica di nuvole e sole incerto e mare mosso. Si discute nei bar e in piazza. A San Vincenzo come a Piombino. A Campiglia come a Suvereto. Pomo della discordia? I rifiuti, la spazzatura. L’Asiu, l’azienda piombinese, fa parte dell’Ato della costa (Lucca, Massa Carrara, Livorno e Pisa). Ato è una sigla che sta per ambito territoriale ottimale. Ma, per i comuni della Val di Cornia, quell’Ato non è affatto ottimale. Buono, per loro, è un altro Ato: quello di Grosseto. Lì vorrebbero andare.
 E non per un capriccio, ma per ragioni economiche, almeno in questo caso. Per dirne una: per l’Asiu portare i rifiuti nell’inceneritore di Scarlino (Ato Toscana sud) costerebbe meno che trasportarli a Livorno (Ato della costa). Basti pensare che da Piombino Livorno dista 90 chilometri, Grosseto 70 e Scarlino una trentina.
 L’iter per la separazione. Oggi alcuni consigli comunali della zona approveranno una delibera per chiedere alla Regione il divorzio, conseguente alla decisione di non aderire alla New.Co che gestirà i servizi di raccolta e smaltimento rifiuti nelle province di Lucca, Pisa e Livorno.
 Ma, come in ogni pratica di separazione, i passaggi non sono brevi e senza rischi, scosse, litigi. «Non basta dire: io non voglio più stare in un Ato. Occorre che se ne motivi le ragioni. Che l’Ato da cui ci si vuole separare sia d’accordo. Così come quello in cui si vuole confluire. Non è come uscire da un posto ad un altro...» ammonisce severa l’assessore regione Anna Rita Bramerini. Che però riconosce la legittimità del divorzio: lo prevede una legge regionale.
 La riunione di Livorno. Come in ogni divorzio c’è un momento in cui un partner deve dire all’altro: addio. Questo è successo il 6 dicembre scorso, a Livorno. Alla riunione erano presenti, tra gli altri, il presidente dell’Ato della costa Marco Filippeschi e i sindaci duellanti Gianni Anselmi, Piombino, e Alessandro Cosimi, Livorno. Quando il primo ha dichiarato l’intenzione di dire addio all’Ato costiero, pare che siano volate parole infuocate.
 In breve: i sindaci della Val di Cornia sarebbero stati accusati di scorrettezza. «Non si può impedire a dei comuni di andarsene da un Ato. Però questo avviene dopo un percorso comune di due anni e ad un passo dalla gara per scegliere la società per la gestione dei rifiuti. Comunque, per noi va bene: basta che nessuno ci rimetta», spiega Cosimi.
 Anche Filippeschi è rimasto contrariato mentre il governatore Enrico Rossi emette un giudizio salomonico: «Hanno ragione e torto entrambi. Un comune può decidere di aderire ad un altro Ato. Ma farlo un mese prima della gara...», e il discorso viene volutamente lasciato in sospeso.
 Da Dante a Gaddo. Ma si capisce che la Regione avrebbe fatto volentieri a meno di questo divorzio. Il quale, piaccia o meno, è abbastanza inevitabile. Siamo alla fase dei rinfacci. Delle scuse più o meno persuasive. La verità è che da tempo Piombino guarda a sud, e non più a nord: Livorno addio, amo Grosseto.
 Da tempo. Secolare. Già Dante, nel canto XIII dell’Inferno («Non han sì aspri sterpi nè sì folti/ quelle fiere selvagge che in odio hanno /tra Cecina e Corneto (Tarquinia, ndr.)i luoghi colti»), collocava Piombino e la Val di Cornia in Maremma. «Non solo Piombino è in Maremma, ma soprattutto i piombinesi si sentono schiacciati da Livorno e, intelligentemente, vogliono unirsi a Grosseto, provincia più dinamica e innovativa», osserva Gaddo Della Gherardesca, dalla rocca del suo castello, a Castagneto.
 Dante, nobili e contee, e la Chiesa? Qui, nel cuore della Val di Cornia, il vescovo è quello della diocesi di Massa Marittima e Piombino, non di Livorno. Una diocesi, quella maremmana, che è la più vecchia della Toscana, V secolo dopo Cristo, per la precisione.
 Grosseto? No, Pisa. Venendo ai nostri giorni Piombino guarda a sud (vedi pezzo a parte) per molte ragioni. Dai trasporti alla Tirrenica per arrivare al potere politico (sia il livornese Cosimi che il piombinese Anselmi mirano ad un posto in parlamento).
 Ma il vero nodo è il porto. La siderurgia è in crisi, e Piombino, città monoculturale dal punto di vista economico, deve cambiare pelle. Deve puntare su turismo e porto. Ma il turismo a Piombino è credibile solo guardando alla Val di Cornia mentre il porto implica un matrimonio di interessi con Grosseto, Siena e Arezzo, via Due Mari.
 Ma c’è chi, come lo storico Rossano Pazzagli, controcorrente dice: «Oggi Piombino è una città in crisi; guarda a Grosseto perché non sa più dove guardare. Vediamo le cose dal punto di vista della gente, allora ci accorgeremmo che una serie di strutture e servizi - gli ospedali, l’università, l’aeroporto ecc. - orientano le persone, soprattutto i giovani, verso Pisa».
 
I FRONTI APERTI
 
 
 
 
 PIOMBINO. Molti sono gli interessi che spingono Piombino verso Grosseto. Intanto, per quanto riguarda i trasporti, Piombino già è servita dalla Tiemme, la stessa società di Grosseto e Siena. Poi c’è la Tirrenica: è nota la polemica tra il sindaco di Piombino e quello di Livorno Alessandro Cosimi sui finanziamenti. Nell’ottica della realizzazione della Due Mari Fano-Grosseto, Piombino punta a valorizzare il proprio porto come sbocco dell’area Grosseto-Siena- Arezzo. Per non parlare poi della rivalità politica nel Pd tra piombinesi e livornesi. (M.L.)


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