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Limoncino, giù gli annessi - Il Tirreno Livorno sabato 10 dicembre

 

Il comitato dei proprietari in Procura: «Controllano solo chi si è opposto alla discarica»
 
Arrivate le ordinanze di demolizione dei locali abusivi

 
JUNA GOTI
 LIVORNO. Lungo la strada che porta alla discarica del monte La Poggia sono arrivati gli avvisi di demolizione (una ventina) di annessi agricoli ritenuti abusivi. La notizia si è sparsa ieri mattina, quando i rappresentanti del comitato del Limoncino hanno raggiunto l’ufficio del sostituto procuratore Filippo Maffeo per depositare un esposto contro il Comune.
 A renderlo noto sono gli stessi proprietari dei fabbricati sparsi sulla collina livornese, che per stamani hanno indetto una conferenza nel salone parrocchiale di Sant’Andrea. «In merito alla questione degli annessi - si legge nella nota che accompagna l’invito - il comitato comunica di aver presentato alla Procura un esposto in cui si segnalano tardivi interventi della pubblica amministrazione in materia di repressione di presunti abusi edilizi nella zona del Limoncino». Interventi, sottolineano, «effettuati a macchia di leopardo, trascurando altre zone in cui pure si sono verificate situazioni simili».
 In sostanza i rappresentanti del comitato sono convinti che le ordinanze di demolizione siano partite solo ora e, soprattutto, sul monte La Poggia come risposta all’opposizione che gli anti-discarica hanno fatto per oltre un anno all’impianto (sotto sequestro preventivo) richiesto dalla società Bellabarba e autorizzato da Provincia e Comune.
 Non lo dicono neppure troppo tra le righe: nell’esposto si sottolinea che «gli interventi, dopo venti-trent’anni di inerzia, si sono verificati solo quando alcuni degli abitanti e/o proprietari di terreni si sono opposti al progetto della discarica di rifiuti speciali, non pericolosi». Le ordinanze di demolizione sono una ventina, ma a quanto riferiscono dal comitato gli accertamenti hanno riguardato poco meno di cinquanta privati. «Guarda caso - ripetono - i frontisti che hanno ricevuto la visita dei vigili urbani e magari l’avviso di demolizione sono gli stessi che hanno firmato gli esposti contro la discarica: i nomi (una quarantina) combaciano perfettamente».
 Così ecco che nell’ennesimo capitolo della storia infinita intitolata Limoncino, discarica e annessi abusivi si intrecciano. Con l’aria che ai piedi del monte La Poggia si fa sempre più pesante. Nell’atto presentato in Procura gli abitanti scrivono che «in prossimità delle ultime elezioni, il sindaco uscente, in più di una occasione, aveva fatto presente al comitato che una volta eletto la questione degli annessi sarebbe stata risolta». Le registrazioni dicono che in consiglio comunale Cosimi aveva parlato di «soluzione solo per le nuove costruzioni, studiando una formula (ad esempio orti urbani) nel nuovo piano strutturale». Ma dal comitato arrivano altre interpretazioni e ora a fare luce (anche) sugli annessi sarà la Procura.

IL CASO
 
Fu Bellabarba a segnalare le irregolarità
 
 
 
 


 LIVORNO. L’esposto contro gli abusi di cui parla l’ufficio edilizia privata del Comune (esposto che ha poi portato all’apertura di un procedimento penale nei confronti dei proprietari del Limoncino e agli accertamenti dei vigili urbani) sembra essere proprio quello presentato prima dell’estate dalla società Bellabarba.
 Il Tirreno ne aveva dato notizia nei giorni della protesta anti-discarica ai piedi del monte La Poggia. Oggi da Paolo Bellabarba arriva la conferma: «Avevamo presentato un esposto alla Procura per chiedere di verificare sia la presenza di costruzioni abusive che di scarichi irregolari».
 «Lo abbiamo fatto per tutelarci - riprende - perché quando entrerà in funzione la discarica dovremo fare un monitoraggio costante e non vogliamo certo che le analisi risultino alterate per qualche scarico abusivo».
 Bellabarba conferma anche che «molti di quelli che hanno presentato esposti contro di noi sono poi diventati oggetto del nostro atto». «La giustizia - dice - non può avere due pesi e due misure, se ci sono irregolarità devono essere accertate».
 «In ogni caso - chiude - non si faccia passare che le ordinanze di demolizione sono arrivate per colpa del nostro esposto: per qualcuno, al Limoncino, gli accertamenti della Procura sono partiti anni fa».

Il Comune: nessun accanimento in quell’area
 
Tutto sarebbe partito da un esposto con una lunga lista di nomi
 
 
 
 
 LIVORNO. «I controlli e le eventuali ordinanze di demolizione riguardano tutta la città: è un’attività che stiamo portando avanti da tempo». Dall’ufficio edilizia privata del Comune respingono le accuse del comitato e sottolineano che «non c’è alcun accanimento nei confronti dell’area del Limoncino».
 Il Comune negli ultimi mesi ha avviato 248 procedimenti di repressione dell’abusivismo edilizio, che hanno a che fare con la trasformazione degli annessi agricoli. Si va da Collinaia a Salviano, dalla Puzzolente alla Padula, dalla valle Benedetta a Montenero e Castellaccio.
 Ma l’arrivo di un bel numero di avvisi di demolizione, tutti insieme, lungo via del Limoncino qualche dubbio l’ha sollevato. Così ecco che si viene a sapere che a scatenare l’avvio di un procedimento penale, i sopralluoghi e le successive ordinanze è stato un esposto presentato negli ultimi mesi alla sezione polizia giudiziaria dei vigili urbani.
 Dall’ufficio edilizia privata confermano che contiene una cinquantina di nomi, con relative segnalazioni di abuso. «I controlli e le demolizioni - ripete l’assessore Luca Bogi - vanno avanti anche in altre zone della città. In questo caso le proporzioni dell’intervento sono diverse perché c’è un esposto mirato che ha fatto scattere l’inchiesta e l’intervento del Comune». Dagli uffici di palazzo civico chiudono sottolineando che «molti dei soggetti interessati dal recente procedimento, negli anni passati avevano già ricevuto provvedimenti sanzionatori per abuso edilizio e si erano opposti». Così ora in ballo c’è anche la confisca dei terreni su cui sono sorte le case registrate come annesso. (j.g.)


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