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Stroncato da un infarto a 56 anni Massimo Paoli - Il Tirreno Livorno sabato 10 dicembre
Stroncato da un infarto a 56 anni, insegnava all’ateneo di Perugia e scriveva per Il Tirreno
L’economista che sapeva sognare
Il gusto di andare controcorrente senza farsi ingabbiare dai numeri
MAURO ZUCCHELLI
LIVORNO. Agli economisti piace raffigurarsi come sacerdoti di rito ambrosiano con i paramenti dell’ultraefficienza bocconiana che coniuga corpi magri e opulenza sartoriale.
Nessuno più di Massimo Paoli è andato controcorrente rispetto a quest’identikit algido e perfettino: grande non era solo la mole ma soprattutto il cuore, visto che si spendeva gratis per offrire idee al Comune in tante occasioni, l’ultima delle quali il workshop in agenda per il 16 dicembre. L’esatto contrario di quella fauna da consulenzificio che prospera all’ombra delle pubbliche amministrazioni.
Massimo Paoli se n’è andato in punta di piedi, 56 candeline spente sulla torta di compleanno neanche due settimane fa. Se n’è andato - potenza dei segni e dei simboli - con un abbraccio: gli ultimi 30 secondi di vita fra le braccia del figlio sono il commiato dall’esistenza. Per dire anche con l’ultimo gesto che la carriera da economista non l’aveva intesa come un asettico esercizio di razionalità utilitaristica in mezzo ai numeri anziché l’ingarbugliato tentativo di guidare la navicella fra gli interessi, le idee e la carne viva di tante persone.
Del resto, la parabola di studioso non era rimasta entro i recinti dell’accademia: alla fine del 1987 era stato nominato professore associato di economia e management dell’innovazione alla Scuola Sant’Anna di Pisa fondando tre anni più tardi il master in questo settore (insegnerà poi all’ateneo di Chieti e, negli ultimi dieci anni, all’università di Perugia). Ma prima di finire in cattedra aveva conosciuto dal di dentro sia l’economia reale che le istituzioni: nella direzione studi strategici dell’Iri, il colosso dell’economia pubblica; come controller investimenti alla StMicroelectronics; come esperto Ict alla Commissione europea a Bruxelles; nello staff del presidente di Finsiel.
Avrebbe avuto tutte le carte in regola per girare con un po’ di puzza sotto il naso e farsi ossequiare. Peccato che non fosse quello il ruolo in cui intendeva giocarsi la vita: e adesso su Facebook è una pioggia di commenti di ex studenti che gli rendono omaggio, senza piaggeria ma con tanta commozione, come a un maestro di vita.
Poteva capitare di trovarlo nell’autunno 2008, nei giorni dell’autogestione anti-Gelmini degli studenti dell’Enriques, sulla scala della baracchina Angeli per una “lectio magistralis” via megafono sul terremoto che scombussola l’economia del mappamondo: e pensare che l’eskimo non se l’era messo neanche da ragazzo al liceo, anzi era un moderato di area laica. Poteva capitare di trovarlo a tu per tu con gli amministratori di Collesalvetti perché avevano bisogno di intuire quali ripercussioni potrebbe avere sul loro territorio il nuovo Prg portuale. Poteva capitare di incrociarlo agli incontri per il workshop del Tavolo dell’Innovazione a Palazzo civico («metà delle idee era farina del suo sacco», dice l’assessore Majidi).
Ci sarebbe da raccontare molte delle sue idee-guida: anche là dove si potrebbe non essere d’accordo con lui, come quando insisteva sul container come misura della modernizzazione di un porto (mentre il prof. Bologna invitava a declinare al plurale le vocazioni delle banchine). La suggestione più visionaria è però un’altra: quella «città da un milione di abitanti» che, al di là della quantità demografica, immaginava come polo della Toscana costiera stringendo le relazioni fra Livorno, Pisa, Lucca e Pontedera con collegamenti veloci per accorciare le distanze. Una pazzia? Forse, intanto per non covare la tentazione sviluppista corriamo il pericolo di baloccarci in eterno con un’idea di città sostenibile che rischia di essere solo una città striminzita.
Il funerale di Massimo Paoli è previsto per oggi alle 10,45 al cimitero della Misericordia
L’elogio del mite
EMANUELE ROSSI
Massimo non era solo l’uomo di scienza, sebbene fosse tra i massimi conoscitori della sua materia in ambito nazionale; né era soltanto lo studioso capace di confrontare i temi di studio con la conoscenza precisa e puntuale della realtà sociale ed economica di tutto il nostro Paese, come anche del nostro territorio.
Oltre a tutto questo, Paoli era un grande appassionato dei temi che studiava e praticava, al punto da risultare talvolta difficile distinguere in lui la dimensione dello studioso da quella del “politico”: di un politico che sebbene non praticando (o non praticando più) la dimensione partitica sapeva essere protagonista della vita collettiva con la forza delle idee e con le sue visioni strategiche sul futuro che ci aspetta. E nel far questo, anzi forse proprio per questo, non guardava agli interessi di parte né adottava quello stile necessario per compiacere ai potenti di turno: diceva quello che occorreva dire, senza sconti né giri di parole, sapendo che la vera politica è scambio e confronto tra idee e prospettive, non tra tattiche dal fiato corto.
Eppure, chi lo ha conosciuto di persona, non può non essere rimasto affascinato dal suo stile umile e rispettoso delle persone, dalla considerazione profonda che aveva degli altri e dei loro percorsi, cercando di mettere la propria persona un passo dietro agli altri: lo stile burbero e sferzante del conferenziere lasciava il posto alla profonda umanità dei rapporti umani.
Ora che ci ha lasciato, ci dobbiamo rendere conto di quanto la nostra città abbia poco valorizzato le sue competenze e la sua passione civile: ed era un pensiero che forse aveva anche lui, sebbene si guardasse bene dal renderlo esplicito. Questo ci dovrebbe far riflettere, e dovrebbe indurci a cambiare registro, perché di persone che, come Massimo, hanno le idee e la passione per migliorare la nostra qualità di vita non ce ne sono molte. Per questo ci mancherà, e a me mancherà la sua amicizia e il suo costante stimolo intellettuale.
A lui, grande conoscitore della portualità, spero si aprano ora le porte per approdare in un porto di serenità e di pace, come ha meritato nella sua vita a servizio del bene comune.
Uno studioso capace di rompere gli schemi
ALESSANDRO COSIMI (SINDACO DI LIVORNO)
Le parole non riescono a esprimere il dolore, la sorpresa, e la sensazione di ingiustizia. C’eravamo sentiti in questi giorni per organizzare una sera da passare insieme con leggerezza, facendosi gli auguri e parlando di grandi problemi, dei problemi della città, ma senza perdere l’occasione per fare insieme qualche risata.
La morte di Massimo è uno di quegli eventi che ti fanno riflettere davvero. Purtroppo davanti ad un evento come questo, a niente servono la nostra stima, il nostro affetto, i riconoscimenti che ha raccolto in questi anni, la sensazione ogni volta che ci parlavamo di avere davanti una persona di una onestà intellettuale elevatissima.
Massimo affrontava ogni tema con la serietà dello studioso ed anche con la capacità di guardare verso
il futuro rompendo gli schemi di una riflessione che fosse conformista. Qualche volta al limite della provocazione, ma sempre con quel ruolo di autoironia che faceva del suo pensiero un modo per sentirsi insieme agli altri.
Una persona appassionata, che si era portata dietro questa caratteristica da livornese di non essere mai paludata. Eppure ne aveva motivo perché il suo curriculum gli avrebbe consentito di guardare dall’alto molti che spesso con minore passione assumono atteggiamenti didattici verso tutto e verso tutti. Era quasi un gioco che lo divertiva, venirti a trovare con le bermuda, scherzando sul suo ultimo testo che aveva scritto con un rigore che sicuramente contrastava con questo suo modo di rappresentarsi con le persone alle quali era affezionato.
Il contributo che ha dato in questi anni alla sua città è stato elevatissimo, con le cose che ha scritto, con gli incontri che ha fatto, ma soprattutto trasudava da questo l’affetto verso Livorno e i livornesi.
Massimo aveva avuto un percorso prestigioso ma faticoso. Aveva dovuto conquistarsi uno spazio, partendo da una situazione che non era certo quella di un maggiorente, ed anche per questo, ancora di più, apprezzava e veniva apprezzato da tutti.
La sua perdita è per la città una perdita gravissima. Di questa sua memoria, del suo lavoro, dell’affetto della città verso di lui, la sua famiglia deve andare orgogliosa e spero che nel dolore possa avvertire l’affetto di molti livornesi che non solo lo hanno stimato, ma hanno apprezzato tantissimo questo suo modo di essere.
In maniera non formale un abbraccio ai suoi cari ed un impegno da parte dell’Amministrazione di fare in modo che possa essere ricordato a futura memoria dalla città.
Uno studioso capace di rompere gli schemi
ALESSANDRO COSIMI (SINDACO DI LIVORNO)
Le parole non riescono a esprimere il dolore, la sorpresa, e la sensazione di ingiustizia. C’eravamo sentiti in questi giorni per organizzare una sera da passare insieme con leggerezza, facendosi gli auguri e parlando di grandi problemi, dei problemi della città, ma senza perdere l’occasione per fare insieme qualche risata.
La morte di Massimo è uno di quegli eventi che ti fanno riflettere davvero. Purtroppo davanti ad un evento come questo, a niente servono la nostra stima, il nostro affetto, i riconoscimenti che ha raccolto in questi anni, la sensazione ogni volta che ci parlavamo di avere davanti una persona di una onestà intellettuale elevatissima.
Massimo affrontava ogni tema con la serietà dello studioso ed anche con la capacità di guardare verso
il futuro rompendo gli schemi di una riflessione che fosse conformista. Qualche volta al limite della provocazione, ma sempre con quel ruolo di autoironia che faceva del suo pensiero un modo per sentirsi insieme agli altri.
Una persona appassionata, che si era portata dietro questa caratteristica da livornese di non essere mai paludata. Eppure ne aveva motivo perché il suo curriculum gli avrebbe consentito di guardare dall’alto molti che spesso con minore passione assumono atteggiamenti didattici verso tutto e verso tutti. Era quasi un gioco che lo divertiva, venirti a trovare con le bermuda, scherzando sul suo ultimo testo che aveva scritto con un rigore che sicuramente contrastava con questo suo modo di rappresentarsi con le persone alle quali era affezionato.
Il contributo che ha dato in questi anni alla sua città è stato elevatissimo, con le cose che ha scritto, con gli incontri che ha fatto, ma soprattutto trasudava da questo l’affetto verso Livorno e i livornesi.
Massimo aveva avuto un percorso prestigioso ma faticoso. Aveva dovuto conquistarsi uno spazio, partendo da una situazione che non era certo quella di un maggiorente, ed anche per questo, ancora di più, apprezzava e veniva apprezzato da tutti.
La sua perdita è per la città una perdita gravissima. Di questa sua memoria, del suo lavoro, dell’affetto della città verso di lui, la sua famiglia deve andare orgogliosa e spero che nel dolore possa avvertire l’affetto di molti livornesi che non solo lo hanno stimato, ma hanno apprezzato tantissimo questo suo modo di essere.
In maniera non formale un abbraccio ai suoi cari ed un impegno da parte dell’Amministrazione di fare in modo che possa essere ricordato a futura memoria dalla città.
I MESSAGGI DI CORDOGLIO
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Kutufà. Il presidente della Provincia mette in luce le doti di «studioso pieno di estro e di proposte tese a valorizzare il nostro territorio».
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Pd. «Non dimenticheremo - dice il segretario Samuele Lippi - il suo prezioso contributo all’attività politica e istituzionale anche di Livorno».
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Mannocci. Per il consigliere della Compagnia portuale Paoli era, oltre che «brillante studioso, osservatore acuto e appassionato», soprattutto «una voce “fuori dal coro” rispetto all’omologazione che caratterizza la situazione politica livornese».
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Toncelli. L’ex vicesindaco Idv ricorda di Paoli «la competenza, l’arguzia e lo spirito critico» in grado di essere «stimolo per tutta la città, anche per chi non condivideva le sue opinioni».
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Nardi. Il presidente della Camera di Commercio segnala che Paoli in Cciaa aveva l’incarico di Organismo Indipendente di Valutazione, strumento volto tra l’altro a garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione della struttura pubblica. «Ci mancherà molto, prima di tutto come persona, per il rapporto umano, la disponibilità e anche la simpatia che suscitava. Ma ci mancherà anche lo studioso, l’economista che vedeva con lungimiranza pregi e difetti della sua città che amava. In un momento così difficile mancherà una voce autorevole ed illuminata per affrontare le sfide che abbiamo davanti».
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IdeaLi. L’associazione sottolinea che Paoli era socio promotore e membro del comitato scientifico di IdeaLi e evidenzia che «ha sempre lavorato con coerenza e dedizione per il bene comune, senza mai piegarsi ad interessi di parte».
L’ASSESSORE MAJIDI
È stato il motore dell’innovazione
DARYA MAJIDI
Ho avuto l’onore di collaborare con il Prof Paoli al “Tavolo Innovazione” del Comune di Livorno. Un Tavolo fortemente voluto e sostenuto anche da lui per ideare, progettare e realizzare una Livorno più innovativa.
Ad ogni incontro Massimo, acuto osservatore, basandosi su numeri oggettivi, con il suo senso critico e la sua grande conoscenza ci metteva di fronte alle enormi criticità, lacune e difficoltà del nostro territorio. Ma ogni volta, dopo una prima fase “distruttiva”, ironica e sprezzante, arrivavano con grande generosità, il suo metodo e la sua ricerca per proporci una fase “costruttiva”, propositiva ed innovativa in cui le sue idee diventavano proposte e soluzioni concrete.
Nascono cosi i Workshop del Tavolo Innovazione a cui Massimo ha dedicato con cuore, competenza e coraggio tempo e risorse gratuitamente. Dovevamo vederci mercoledì prossimo per valutare l’innovazione delle aziende locali e venerdì prossimo per il workshop dedicato al lavoro ed ai giovani innovatori: ai futuri generali, come li chiamava lui. Avrò un vuoto incolmabile accanto.
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