
Formazione
Benvenuto
Benvenuto
Quella mail certificata che nessuno fa - Il Tirreno Primo Piano
Si risparmia tempo e costi ma in Toscana solo il 14% delle società la usa
STEFANO BARTOLI
Eppure converrebbe davvero. Pensate, un canone annuo che può partire da appena cinque euro per un uso praticamente illimitato, più o meno la stessa cifra che serve per spedire una singola busta al di sotto dei cento grammi, con una spesa appena inferiore nel caso in cui si tratti di qualcosa di molto, molto leggero, naturalmente senza allegati.
“Converrebbe”, perché la Pec, la Posta elettronica certificata non sembra incontrare il favore degli italiani: ideata dal ministro Renato Brunetta, il quale nella sua voglia di innovazione forse ha sottovalutato gap culturali e digital divide, cioè il fatto che gran parte della Penisola e naturalmente della Toscana (secondo stime di società specialiazzate nella regione il territorio scoperto supera abbondamente il trenta per cento) non ha ancora la possibilità di usufruire della navigazione Internet ad alta velocità, va avanti a piccoli passi. Anzi, piccolissimi, perché in realtà si va avanti solo a scadenze obbligate: entro il 29 novembre di due anni fa si sarebbero dovuti infatti dotare del servizio gli iscritti agli albi professionali (ad esempio, medici, ingegneri, avvocati e giornalisti) e, mentre per le nuove imprese l’obbligo era già stato introdotto, stavolta, sempre entro il 29 novembre, tocca a tutte le srl, spa, snc ed anche alle cooperative. Con la novità che, mentre per i professionisti recalcitranti le sanzioni sono eventualmente demandate agli ordini di appartenenza, stavolta le multe sono piuttosto salate ed affidate alle singole Camere di commercio: a ciascun legale rappresentante della società stessa sarà applicata una sanzione amministrativa che va da un minimo di 206 ad un massimo di 2.065 euro, cifra fissata a 412 euro se si paga entro 60 giorni dalla notifica.
In pochi al traguardo. Ma nonostante la minaccia delle multe, come si diceva, il meccanismo procede a passo di lumaca. In Toscana la provincia più pronta si è dimostrata quella di Prato la quale, secondo dati Unioncamere-Infocamere, su 10.256 società ne vedeva in regola nei giorni scorsi 1.909, equivalenti al 18,6 per cento. Seguono Pisa (3.625 su 20.540), Livorno (2.499 su 14.511), Siena (2.022 su 13.756), Arezzo (2.416 su 16.786), Massa Carrara (1.511 su 10.859), Lucca (2.987 su 21.690), Pistoia (2.057 su 14.971), Firenze (7.227 su 53.803) e Grosseto fanalino di coda (1.470 su 11.022). La media regionale non raggiunge quindi il 14 per cento.
Tra le imprese aderenti a Confcommercio, ad esempio, la percentuale di quelle in regola con la Pec varia molto da provincia a provincia, dal 10 all’80 per cento per quelle societarie, mentre per le ditte individuali si ferma alla media del 20. «Manca ancora qualche giorno alla scadenza e probabilmente molti arriveranno all’ultimo minuto - commenta il direttore regionale Andrea Nardin - Le nostre associazioni comunque lavorano da tempo per far dotare di una casella di posta elettronica certificata i soggetti obbligati. Vero è che la percezionbe dell’utilità di questo strumento è ancora poco diffusa. Del resto non dimentichiamo che i nostri settori sono ancora segnati dal digital divide: molte microimprese non sono raggiunte dalla banda larga, per non parlare di quelle che non hanno neanche il computer».
«È essenzialmente un problema culturale - spiega Armando Prunecchi, direttore nazionale della divisione Organizzazione sviluppo del sistema di Cna -, il problema è che il nostro non è ancora un paese “digitale”. Dei nostri associati, cioè circa 15mila in Toscana, circa un quarto si è messo in regola con la Pec». «Anche se - aggiunge Fabrizio Faliani della Cna di Firenze - per le imprese la situazione è più complicata rispetto, ad esempio, ai professionisti: questa anche per l’ulteriore adempimento per la firma digitale in seguito alla quale si stanno formando lunghe file alle Camere di commercio».
Privati col contagocce. Se chi è obbligato stenta parecchio a rispondere, figuriamoci cosa accade per i singoli cittadini che non hanno alcun dovere legale, ma che dalla Pec potrebbero trarre anche buoni vantaggi economici. Va comunque chiarito che la tanto sbandierata casella postale certificata e gratuita messa a disposizione dal governo (delle difficoltà per usarla ne parliamo a parte) ha una valenza “unidirezional”, serve cioè soltanto per comunicazioni con la Pubblica amministrazione. «I privati, anche per comunicazioni tra di loro e comunque con tutti i soggetti che ne possiedono una - spiega Simone Braccagni, amministratore delegato di Aruba Pec, società del gruppo Aruba, una dei colossi nazionali del settore con sede ad Arezzo -, devono rivolgersi a società come la nostra: bastano cinque euro all’anno per l’offerta base, ma si puo arrivare a 40, a secondo dei servizi offerti in più. Ad esempio la notifica via sms della ricezione o magari l’archivio storico che conserva anche i messaggi cancellati accidentalmente. Adesso stiamo anche lavorando alla PecId, cioè la Pec ad identità digitale, che permette il riconoscimento immediato della persona che si presenta ad esempio ad uno sportello comunale. Ma, nonostante le possibilità di risparmio, è un problema culturale che impedisce di superare la raccomandata cartacea, oltre al fatto dei servizi offerti in più: noi ci crediamo tantissimo e stiamo facendo investimenti importanti (Aruba ha 450 dipendenti, con 30 persone impegnate proprio sul fronte della mail certificata) perché pensiamo che il 2012 sarà veramente l’anno della Pec».
Il caso professionisti. Ma dopo due anni quanti sono gli iscritti agli albi professionali dotati di Pec? «A macchia di leopardo», sottolinea il consigliere nazionale dell’Ordine dei giornalisti Luigi Cobisi. «Qui ce l’abbiamo tutti, il problema è che non è entrata nell’uso comune», conclude Paolo Spinelli, presidente dell’Ordine degli ingegneri di Prato.
Perché sì. L’avvocato: evito tanti viaggi in tribunale
Un aiuto nel mio lavoro
La Pec dovrebbe mandare in soffitta le raccomandate ma stenta a decollare: problemi tecnici e resistenze culturali
«NOI non abbiamo molta scelta. Dobbiamo obbligatoriamente usare un indirizzo di Posta elettronica certificata perché va allegato agli atti giudiziari insieme al nostro nominativo ed al codice fiscale. A parte questo, la ritengo comunque molto utile perché consente risparmi di tempo ed anche di denaro». È convinta dei vantaggi della Pec Elena Finocchiaro, avvocato livernese: per lei, come per tutti gli altri professionisti iscritti ad un ordine professionale, l’utilizzo è iniziato appunto con l’adozione “coatta” di questo tipo di mail esattamente due anni fa.
Dopo l’imposizione della legge, forse se ne comincia a capire la vera funzione.
«Esattamente. Già adesso quando andiamo al Tar della Toscana ci chiedono di portare un cd con i documenti digitalizzati: se non lo presenti, ti chiedono appunto di inviare tutta attraverso la Pec. Ma quest’ultima sarà il futuro perché si tratta di un’importante facilitazione».
Sicuramente si risparmiano i soldi della spedizione tradizionale. E poi?
«Io utilizzo ancora molto la mail tradizionale, ma attraverso questo mezzo “certificato”, ad esempio, ci sono anche altri aspetti, a cominciare dal fatto che ci fa evitare tanti viaggi in tribunale».
S.B.
Perché no. L’architetto: preferisco altri mezzi
Complicazioni infinite
Le imprese devono mettersi in regola entro il 29: corsa all’ultimo tuffo per evitare multe di quattrocento euro
«I PROBLEMI tecnici non mancano, a cominciare dal fatto che non riesco a sicronizzarla con “Outlook Express”, il programma che uso per la mail tradizionale. E questo obbliga a collegarsi continuamernte a quella casella per controllare i messaggi, ecco perché preferisco farne a meno». È curioso il caso di Antonia Pizzi, obbligata due volte a possedere una Pec: innanzitutto perché è architetto e quindi iscritta ad un albo (obbligo scattato due anni fa, come spieghiamo a parte) ed adesso perché è socia dell’impresa di costruzioni “B. Pizzi” di Castiglioncello (cioè una società per la quale la scadenza è il prossimo 29 novembre).
Nonostante questo, pur avendola, preferisce altri mezzi di comunicazione.
«Mi rendo conto che prima o poi sarà indispensabile, anche per il nostro lavoro. Penso alle pratiche comunali che devono essere inviate via Internet. Inoltre, già adesso alcuni amministratori di condomini usano messaggi certificati, per ora però mi fermo alla ricezione. Io invece uso la mail tradizionale».
Sembra quasi un rifiuto delle nuove tecnologie.
«Per la verità vorrei capire meglio anche il meccanismo. Comunque, nessun rifiuto, semplicemente non ho questo bisogno».
S.B.
Caro Brunetta, la tua posta non funziona
Moduli online, un viaggio alle poste, alla fine si blocca tutto
FEDERICA SCINTU
Tutto è cominciato nove mesi fa, quando mi sono resa conto che mi sarebbe servito un indirizzo di posta elettronica certificata. Scelgo quella governativa, voluta dall’ex ministro Brunetta: gratuita e facile da attivare, almeno così viene pubblicizzata. Compilo il modulo online ed ecco prima sorpresa: la richiesta è stata accettata, ma per attivare la casella è necessario che, dopo 24 ore, mi rechi in uno degli uffici postali abilitati per completare l’attivazione.
Lì mi imbatto in un impiegato che non ha la più pallida idea di dove mettere le mani, ma dopo un’ora (e quattro impiegati coinvolti), riesco ad apporre la firma sul contratto. Ho un “user id” impossibile da ricordare. Ma è gratis... Dopo qualche mese arriva l’occasione per usare la posta e seguo tutte le istruzioni: «Non è possibile fare il log-in» e quindi per tre volte di seguito provo a reinserire i dati. Nulla, non va. Chiamo il servizio clienti che mi risponde dopo 15 minuti. Mi sento dire: “Lei inserendo più volte i dati ha bloccato il suo indirizzo, ora deve inviare un modulo e attendere qualche giorno». «Veramente è urgente», rispondo. Com’è finita? Pagherò per avere una Pec che funzioni.
Altri articoli di Formazione

News Correlate


Scopri anche...

Aziende che si occupano di
Lavoro Previdenza
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIALE CARDUCCI 27 57122 LIVORNO (LI) |
UNIPOLSAI ASSICURAZIONI AG. GENERALE DIV. SAI DI LUCA BARBAGLI
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA ROMA, 23B 57025 (LI) |
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA STRASBURGO 39 57023 (LI) |

CONFINDUSTRIA TOSCANA
CENTRO E COSTA
Delegazione di Livorno
Via Roma, 54 - 57126 Livorno
Tel. +39.0586.263011
Fax +39.0586.804192
Delegazione di Massa Carrara
Viale XX Settembre 118, 54033 - Carrara (MS)
Tel. +39.0585.846326
Fax +39.0585.841901
Email segreteria.lims@confindustriatoscanacentroecosta.it
PEC info@pec.confindustrialivornomassacarrara.it
CONFINDUSTRIA
LIVORNO
MASSA CARRARA
Via Roma, 54
57126 Livorno