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Tirocini rompicapo troppe aziende rimangono escluse - Il Tirreno Toscana

 


STEFANO BARTOLI

Un rebus. Anzi, un vero rompicapo anche per chi si occupa da anni di questo delicatissimo settore. È uno strano destino quello dei tirocini post-laurea o post-diploma, un mezzo che in tutti i paesi industrializzati risulta fondamentale per apprendere e poi trovare un lavoro: in Italia è sempre stato sottovalutato o comunque non adeguatamente sviluppato; in Toscana, dove la Regione ne ha intuito sicuramente il ruolo strategico, inciampa in cavilli burocratici che rischiano invece di ridurne pesantemente l’utilizzo. La strana situazione viene denunciata in particolare da un consulente del lavoro di Prato, Filippo Vinattieri, che ha tentato di attivare proprio un tirocinio formativo nell’ambito del progetto GiovaniSì. «Una ditta nostra cliente, una società giovane e dinamica attiva nell’ambito delle nuove tecnologie informatiche, - spiega - ci ha chiesto se era possibile attivare uno stage di natura formativa con un ragazzo neodiplomato, con lo scopo di fargli acquisire le competenze tecniche di base necessarie per la sua successiva assunzione a tempo indeterminato. Ho subito pensato al tanto sbandierato progetto GiovaniSì, fiore all’occhiello della Regione, che mi sembrava la soluzione ideale per questo tipo di situazione; una buona occasione per l’azienda, grazie agli incentivi offerti (200 euro al mese di finanziamento pubblico a patto che il rimborso spese sia almeno di almeno 400, oltre all’esenzione dai contributi, ndr), ed un’occasione importante per il potenziale tirocinante, con la possibilità concreta di trovare un’occupazione stabile. Quello che non avrei mai pensato, però, è la serie di complicazioni in cui mi sarei imbattuto per una pratica all’apparenza così semplice».
 Soci o dipendenti?. Lo snodo è proprio questo. Il fatto che, come spiega ancora Vinattieri, l’azienda per attivare un tirocinio deve avere obbligatoramente in organico un lavoratore dipendente a tempo indeterminato, «condizione che esclude e che limita non di poco la platea dei possibili soggetti ospitanti, con la conseguenza che i veri destinatari del bando si ritrovano con meno opportunità di stage retribuiti». Ma il problema è ancora più complesso: l’azienda di informatica che doveva ospitare il giovane per la formazione era composta da soci-lavoratori che, con la sola eccezione delle società cooperative, non vengono ritenuti validi ai fini dell’erogazione del contributo. Un cavillo appunto, che ha portato al rifiuto del tirocinio in questione facendo arrabbiare il consulente pratese.
 Decine di casi. Purtroppo l’episodio non è unico, ma riguarda alcune decine di persone che aspiravano ad imparare attività specifiche in vari campi, dall’artigianato all’informatica, un problema legato proprio alla tipologia delle aziende toscane, sempre piccole e molto spesso, appunto, senza dipendenti perché mandati avanti da soci-lavoratori. «È per questo che, nel nostro ruolo, chiediamo a viva voce che le modifiche da tempo richieste in questo senso siano accolte - commenta Gloria Carpagli, presidente regionale della Consulta degli Ordini dei consulenti del lavoro - e questo al fine di favorire e di dare una maggiore efficacia a provvedimenti che la Regione ha emanato e sta emanando in questo campo. E chiediamo anche di promuovere il maggior numero possibile di tirocini liberando subito le risorse che da tempo sempre la Regione ha a disposizione».
 Ok per 400. Nonostante le difficoltà, dal giugno scorso, mese in cui è stata avviata l’iniziativa fino ad oggi, in quattrocento hanno però potuto accedere alla formazione. Il dato viene sottolineato con soddisfazione dai responsabili del progetto, i quali ricordano come il caso toscano sia ancora unico in Italia, visto che è stato lo stesso presidente Enrico Rossi a volere introdurre un sistema «che riconoscesse la qualità del tirocinio anche attraverso una retribuzione, seppur limitata, una specie di punto di partenza per un percorso di autonomia».
 «Le regole per l’autorizzazione dei tirocini retribuite sono queste e vogliono evitarne un uso distorto - concludono comunque dagli uffici fiorentini -. L’unica eccezione sui soci-lavoratori sono per ora i laboratori artistici. Ma sono in corso consultazioni con tutte gli interessati per arrivare ad una legge specifica che verrà approvata entro la fine dell’anno».


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