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Il Tirreno Elba - Comune unico, si infiamma il dibattito sull'isola

 

LUIGI CIGNONI
 PORTOFERRAIO. S’infiamma il dibattito sul Comune Unico. Con il rinvigorirsi del fronte del no espodono le reazioni dei sostenitori dell’ipotesi di fusione delle otto amministrazioni comunali isolane. Ad aprire il dibattito è il sindaco di Portoferraio, Roberto Peria, che torna a parlare delle storiche divisioni, dannose per il territorio, che caratterizzano i Comuni elbani. «Dal dopoguerra a oggi - dice Peria - abbiamo assistito a una pianificazione del territorio tra le più frammentate della Toscana». Questo a causa di un frazionamento dei diversi piani urbanistici. «Quest’isola a otto visioni - commenta Roberto Peria - ha indebolito la qualità complessiva di un territorio straordinario». E si e tradotta, rimarca Peria, anche in costi maggiori per i cittadini. «In continente rifare una strada pubblica costa meno - continua il sindaco - in continente ampliare una casa, costruirne una nuova, potenziare un insediamento aziendale costa meno. Perché esistono delle discariche dove conferire gli inerti. Noi non siamo mai riusciti a metterci d’accordo, i nostri inerti viaggiano sulle navi ed i cittadini e le imprese pagano un prezzo salatissimo».
 Una vocazione innata all’individualismo della classe amministrativa elbana che fa bisticciare su tutto. Una prova? Una delle ultime visite della giunta regionale all’Elba. «Il Presidente Rossi ha proposto un accordo di programma, che, a mio avviso, potrebbe far nascere il primo vero distretto di qualità della Toscana - continua Peria - con un ritorno straordinario in termini di qualità della vita e visibilità. Che cosa è stato fatto dopo? Niente. Come al solito si è persa un’occasione e un bel pezzo di credibilità». «Si dice che questo è un referendum truffa perché le firme possono essere raccolte anche fuori dall’Elba e non c’è un quorum - conclude - se le firme servono per presentare al Consiglio della Toscana una proposta di legge è giusto, corretto e costituzionale che vengano raccolte in tutta la Regione, anche se ritengo che dovremo lavorare duro per raccoglierne 5 mila all’isola d’Elba».
 Maurizio Serini, presidente della Cna elbana, prende invece spunto dalle recenti dichiarazioni di Roberto Marini, presidente dell’Udc provinciale, e riconduce il dibattito sul Comune unico nell’ambito in cui è nato: quello delle associazioni di categoria. «Esse - dice il presidente della Cna - hanno deciso per la strada più difficile e democratica, il referendum popolare. La proposta di legge è stata scritta dal direttivo del Comitato e presentata alla Regione Toscana per la sua ammissibilità. L’unico attentato alla democrazia, è il cercare di togliere ai cittadini lo strumento principe di rappresentanza, il referendum».
 Del ruolo delle associazioni di categoria, costituite in un comitato, parla anche l’assessore di Rio Elba Giovanni Fratini, che si chiede perché qualcuno affermi che la raccolta delle firme dovrebbe riguardare solo gli elbani. «Quello che conta - dice l’assessore - non saranno le firme dei residenti o non residenti all’Elba ma il responso della consultazione referendaria, a cui potranno partecipare solo gli elettori dei Comuni interessati. Se la maggioranza degli elbani dirà “Sì” è probabile (il referendum ha valore solo consultivo) che il Consiglio regionale decida di dare vita al Comune dell’Elba. Se invece saranno i “No” a prevalere o anche le astensioni - conclude Giovanni Fratini - non cambierà nulla e continueremo, così, ad andare avanti “zoppicando”».


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