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Matteoli fischiato dai costruttori: vergogna - Il Tirreno Attualità

 


Contestazione all’assemblea nazionale dell’Ance. Alcuni imprenditori lasciano la sala
 
 
 
 
ROBERT TOSIN

 ROMA. Va dato atto al ministro Altero Matteoli di aver avuto un bel coraggio a presentarsi all’Eur all’assemblea dei costruttori per dire che non ci sono soldi per le nuove infrastrutture e che il decreto per lo sviluppo prevede “solo” sgravi fiscali e sburocratizzazione.
 E anche per questo ha reagito con pacatezza alla ruvida contestazione fatta di fischi e di inviti, estesi a tutto il governo, di andarsene a casa e di lasciare il posto a governanti migliori, accompagnati da sonori: “vergogna” lanciati verso il palco. Pensare di realizzare nuove infrastrutture a costo zero, hanno commentato i contestatori, o è una chimera o è una presa in giro.
 Ha parlato chiaro il presidente dell’Ance Paolo Buzzetti: «Abbiamo detto da tempo quello che c’era da fare e siamo rimasti inascoltati. Sui ritardi della pubblica amministrazione nei pagamenti alle imprese e sul decreto Sviluppo non ci faremo prendere in giro. Protesteremo in maniera civile perché non sopportiamo di non essere ascoltati». Gli applausi scrosciano. Diventano anche uno sfogo alla crisi che è dramma nel settore delle costruzioni, pagato duramente con 230 mila posti di lavoro perduti. E’ in questo clima teso che fa il suo ingresso in sala il ministro alle infrastrutture, a cui è riservata la conclusione dell’assemblea. «I soldi non ci sono - dice onesto ma temerario - il finanziamento avverrà attraverso la defiscalizzazione e la semplificazione. Le risorse sono indirette ma sono sempre risorse». Matteoli prova anche ad addolcire la pillola, assicurando che «il settore delle costruzioni è un riferimento portante per uscire dalla crisi» e giura che l’esecutivo manterrà l’impegno sulle infrastrutture assunto tre anni fa. «Abbiamo destinato le risorse disponibili alle infrastrutture e agli ammortizzatori sociali. Non dico che le infrastrutture hanno avuto risorse sufficienti, ma quel poco che c’era è stato messo a loro disposizione». Poi il ministro enuncia il proprio impegno a esercitare il massimo controllo sulle procedure, dall’approvazione del Cipe all’apertura dei cantieri, al fine di accelerare la realizzazione delle opere.
 Ma in sala la pazienza è ridotta al minimo e qualcuno rumoreggia, altri sbottano definitivamente. Cominciano a levarsi fischi e urla, qualcuno invita a uscire tutti dalla sala, altri lo fanno. Tra chi protesta c’è Sandro Catalano, presidente dei giovani dell’Ance di Trapani: «Il ministro è venuto qui senza sapere di cosa doveva parlare. E’ venuto qui senza portare risposte e proposte. Qui non c’è niente per il futuro, per la crescita. Le imprese rischiano di fermarsi». I costruttori chiedono più equilibrio, di pensare anche alle medie e piccole imprese. «E’ inaccettabile che le poche risorse disponibili vadano a concentrarsi su poche grandi opere». Capisce, il ministro. E non si scompone. «C’è tutta la mia comprensione. E’ lo stato d’animo degli imprenditori in un periodo di scarse risorse».
 Il presidente dell’Ance ha chiesto interventi concreti: «Dobbiamo spendere una parte di quei 5 miliardi in bilancio per il 2012 per gli interventi di manutenzione e di messa in sicurezza del territorio. I progetti ci sono, le imprese sono pronte, i sindaci e i governatori sono d’accordo. Che aspettiamo a farlo?».
 L’esasperazione degli imprenditori è stata minimizzata dal sindaco di Roma Alemanno e dal ministro della Difesa La Russa, il quale ha fatto notare come accanto ai «4 o 5 che hanno fischiato» molti altri hanno ascoltato e applaudito. L’impressione però è che ci siano poche aspettative sul decreto Sviluppo che potrebbe essere varato la settimana prossima e che si concentrerà soprattutto su infrastrutture e semplificazione. Ieri c’è stato un incontro tecnico e ci sarà un approfondimento nel consiglio dei ministri di questa settimana. L’unica cosa certa è che sarà un piano di sviluppo che non prevede di spendere un centesimo.
 
L’edilizia vede nero, persi 350mila posti di lavoro
 
Trend negativo nel 2011 e investimenti ridotti, cresce il ricorso alla cassa integrazione
 
 
 
 
 ROMA. Trecentocinquantamila posti di lavoro persi dall’inizio della crisi e la previsione che in cinque anni il settore avrà perduto il 22,3% degli investimenti. Sono i numeri con cui l’Ance lancia l’allarme sulla «forte crisi» che investe il settore delle costruzioni da ormai quattro anni e che «proseguirà anche nel 2012».
 Dall’inizio della crisi, evidenzia l’Associazione dei costruttori in un rapporto pubblicato in occasione dell’assemblea annuale, i posti di lavoro persi nelle costruzioni sono circa 230 mila, che raggiungono le 350 mila unità se si considerano anche i settori collegati. I dati delle casse edili segnalano inoltre che in due anni (2009-2010) il numero di imprese iscritte si è ridotto del 14,2%; flessioni ancora più marcate hanno caratterizzato il numero di operai iscritti (-17,8%) e le ore lavorate (-20%). E nei primi sei mesi del 2011 «il trend negativo prosegue con riduzioni ulteriori, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, del numero di imprese iscritte (-6,1%), delle ore lavorate (-4,3%) e degli operai (-7%)».
 Cresce inoltre il ricorso alla cassa integrazione: nei primi otto mesi del 2011 «si registra un ulteriore incremento tendenziale del 4,6%», rileva l’Ance, ricordando che «tra il 2008 e il 2010 il numero delle ore autorizzate di cig per i lavoratori del settore è quasi triplicato, passando da circa 40 milioni di ore a oltre 100 milioni».
 Nel frattempo si riducono gli investimenti in costruzioni: «in cinque anni, dal 2008 al 2012, il settore avrà perduto il 22,3% in termini reali, riportandosi ai livelli di produzione osservati nell’anno 1994», stima l’Ance, evidenziando che, se il 2010 si è chiuso con un -6,4%, per il 2011 si prevede un -4%. La stima per il 2012 è, «in assenza di misure che possano produrre effetti immediati sulla produzione, di un’ulteriore» -3,2% in termini reali. Risultati molto negativi in particolare per le nuove abitazioni (-38,9% in cinque anni). Rilevante la flessione anche per l’edilizia non residenziale privata (-22,2%), così come per i lavori pubblici (-33,9%).


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