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Chiude la concessionaria Opel - Il Tirreno Livorno

 

Fremura getta la spugna dopo 66 anni di attività: in 13 senza lavoro
 
 
 
Due milioni di perdite negli ultimi anni e poche prospettive: cala il sipario su un marchio storico
 
CRISTIANO MEONI
 LIVORNO. Fino a pochi anni fa in Italia si vendevano 2 milioni e 400mila auto l’anno, oggi sono 1 milione e 700mila. Poi non c’è da stupirsi se le concessionarie chiudono. Neppure se chiudono quelle che c’eravamo abituati a considerare parte del paesaggio cittadino, come fossero una strada, una piazza, un monumento. La Opel di viale Petrarca a fine anno abbasserà la saracinesca su 66 anni di attività. Tredici dipendenti resteranno senza lavoro.
 Chissà se esagera Attilio Fremura, l’amministratore delegato della Aica Acam, quando dice che «dal 1945 a oggi non c’è famiglia livornese che non abbia avuto una nostra macchina». Certo che la concessionaria di viale Petrarca ha rappresentato qualcosa di straordinario. Per la lunga storia, iniziata nel 1945 come officina di riparazione delle jeep americane di Camp Derby. Per i proprietari assai in vista in città, la famiglia Fremura. Per i tantissimi marchi venduti nel corso degli anni, dalla Opel alla General Motors, e poi Bmw, Austin, Citroen, Mitsubishi, Innocenti, Hyundai, Moto Guzzi, fino a identificarsi, a Livorno, con l’idea stessa di auto.
 Sarà una chiusura soft - senza concordati o fallimenti - perchè Fremura non lascerà debiti nè pendenze di altro genere. Certo, i 13 dipendenti dovranno incrociare le dita e sperare che la casa madre rispetti l’impegno preso con Fremura: quello di riassegnare il mandato già nei primi mesi dell’anno prossimo, in modo che parte dei lavoratori vengano riassorbiti dal nuovo concessionario. Lavoratori che hanno fatto sacrifici prima di arrendersi: riducendosi l’orario da 8 a 6 ore giornaliere e poi - ma solo parte di loro - andando in cassa integrazione.
 Qualcosa forse riaprirà - al Picchianti? - ma in viale Petrarca, il 31 dicembre si chiude. Una decisione inevitabile, spiega Attilio Fremura, perchè negli ultimi anni la concessionaria ha rimesso 2 milioni di euro. Finiti i tempi d’oro durante i quali bastava esporre le automobili nel salone per venderle, dal 2006 in poi è stato un calvario. Da un lato la diminuzione delle vendite, passate da 1000 a 700 veicoli l’anno (con un fatturato progressivamente sceso da 20 a 15 milioni). Dall’altro la compressione dei margini riconosciuti dalla casa madre, scesi al livello di sopravvivenza (4,5% di utile netto per macchina). «Quando lavori dieci ore al giorno, compreso sabato e domenica, e alla fine dell’anno ti ritrovi con le perdite, è il momento di riflettere» dice Fremura.
 L’azienda si è impegnata con i sindacati a verificare la possibilità di proseguire l’attività con altri marchi. Un’ipotesi però molto remota. Quel che invece è certo è che non ci sarà più la concessionaria Opel. Il contratto con la casa tedesca è stato risolto e da qui al 31 dicembre l’attività andrà esaurendosi, con le ultime consegne di auto nuove e l’assistenza ai vecchi clienti.

LA STORIA
 
Nata nel 1945 per trasformare le jeep americane di Camp Darby
 
 
 LIVORNO. La prima automobile uscita dalla concessionaria di viale Petrarca è stata... una jeep americana trasformata. Era il 1945 e la famiglia Fremura, insieme agli amici Heber Peter Percy e Luigi Nickel, fu lesta ad aprire un’officina per la trasformazione dei mezzi militari di Camp Darby in mezzi commerciali. Allora si chiamava solo Aica. Fu il primo rivenditore in Italia della General Motor (subagente dal 1949, concessionaria dal 1951).
 La casa automobilistica americana già allora aveva in pancia un marchio che avrebbe fatto strada, quello tedesco della Opel. La Aica importava le auto Opel dalla Svizzera e le vendeva a Livorno e in Toscana. Nel corso degli anni ha via via venduto anche altri marchi: in particolare la Innocenti che, con la Lambretta, motorizzò l’Italia in concorrenza con la Piaggio. Ma anche Bmw, Citroen, Austin, Mitsubishi, Hyundai.
 Piero Contesini fu il primo amministratore della concessionaria, divenuta Aica-Acam negli anni Sessanta dopo la fusione con un’altra concessionaria. Gli è succeduto, dal 1961 fino al 2001, Massimo Winspeare, deceduto l’anno scorso. Da allora a capo della concessionaria è tornato un Fremura, Attilio.
 Gli anni d’oro sono stati quelli a cavallo tra i settanta e i primi anni novanta, con il picco di auto vendute. Poi il progressivo declino degli ultimi anni fino alla decisione di lasciare il marchio Opel.


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