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Nel maxi-rimpasto c'è spazio per Di Rocca - Il Tirreno Livorno

 


Cosimi apre una nuova fase: cambierà deleghe e assessori. Bernardo ridimensionata
 
 
ALESSANDRO GUARDUCCI

 LIVORNO. «Ma si rendono conto che dobbiamo affrontare un anno in cui non piaceremo a nessuno? Se la sentono tutti di andare avanti?» Queste le parole, indirizzate agli assessori, che Alessandro Cosimi avrebbe rivolto ad alcuni esponenti del Pd a margine della riunione svoltasi ieri sera nella sede di via Donnini.
 Parole che aiutano a fare un po’ di chiarezza sulla clamorosa decisione presa dal sindaco di “congelare” gli assessori e di riprendersi - temporaneamente - tutte le deleghe. Una decisione molto simile, almeno negli effetti, a un commissariamente e che non ha precedenti a Livorno (ma anche altrove è difficile individuare provvedimenti analoghi).
 E che sarebbe stata presa proprio perché l’amministrazione guidata da Cosimi si trova di fronte a una situazione senza precedenti: i tagli del governo (quantificati complessivamente in circa 21 milioni di euro per la nostra città nel 2012) imporranno sacrifici e scelte impopolari. E il sindaco, pur assumendosi la piena responsabilità dell’operato dell’amministrazione («resterò fino al 2014» ha ribadito anche nella recente intervista al Tirreno), non vuole certo ritrovarsi da solo in questo delicato passaggio e ha quindi chiesto il pieno appoggio degli assessori e dei partiti della maggiioranza. Cosa che, a quanto pare, ha ritenuto di non avere: le dimissioni di Ritorni e le tensioni in giunta sulla questione della variante urbanistica sull’ippodromo deve essere stata, per il sindaco, la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Stanco di vedere diversi esponenti della maggioranza mettere continuamente in discussione la sua azione amministrativa e di poter disporre di una squadra sempre meno affiatata, Cosimi ha quindi preferito ricorrere a un gesto forte, plateale e anche rischioso: l’azzeramento della giunta. Un modo per dire «ricominciamo da capo» e per fissare così gli obiettivi che dovranno essere perseguiti di qui al 2014, a cominciare dalla revisione del piano strutturale. Obiettivi che saranno messi nero su bianco in un documento che dovrà poi passare al vaglio della coalizione di governo e della giunta.
 Si potrà obiettare che sarebbe bastato richiamare il programma di mandato del sindaco, ma il problema sta proprio qui: a causa della manovra anticrisi del governo, una serie di cose annunciate dal sindaco non potranno essere realizzate e il pensiero corre subito alla tenuta dei servizi pubblici. Ecco perciò che torniamo alle parole spese dal sindaco nel corso della riunione dell’altra sera ma anche a una delle dichiarazioni rilasciate nell’intervista al Tirreno della scorsa settimana: «Dobbiamo capire che il mondo che abbiamo conosciuto non esiste più e che i Comuni non sono più in grado di assistere i cittadini». Un messaggio che il sindaco ha voluto trasmettere ad assessori e partiti: chi è pronto a farsi carico di queste scelte difficili si faccia avanti, condividendo così il nuovo programma, altrimenti è il momento di farsi da parte. Ed è ciò che Cosimi vuole valutare negli incontri che ha già iniziato con i singoli assessori e i segretari dei partiti della maggioranza di centrosinistra: una vera e proproia verifica di metà mandato, come gli era stato richieste da alcune forze, ma guidata da lui.
 Solo dopo il sindaco deciderà la riattribuzione delle deleghe e la composizione della giunta, dove sono previste diverse novità: è inevitabile che ciò avvenga se Cosimi vuole davvero aprire una nuova fase. Si vocifera, per esempio, che Paola Bernardo potrebbe perdere la delega all’urbanistica e che la giunta potrebbe anche aumentare di un assessore, Per la sostitzuione di Claudio Ritorni continua a circolare con insistenza il nome di Filippo Di Rocca: qualcuno nel Pd comincia a farci in pensierino, perchè renderebbe più forte la posizione del partito in questa fase di governo della città, e tutto sommato questa ipotesi sarebbe anche gradita dal sindaco. Ma il segretario territoriale sembra intenzionato a rispondere «no, grazie». E anche il segretario comunale Yari De Filicaia allontana questa eventualità: «Tutto può succedere, ma credo che dopo appena dieci mesi Di Rocca faccia bene a portare avanti il suo incarico di segretario».



SILENZI
Marida Bolognesi tace. Taradash pure. Marco Ruggeri anche. Trotta ugualmente. A destra e a sinistra sono molti i campioni della politica cittadina che fanno finta di niente di fronte all’inedita crisi di giunta.
Va’ dove ti porta la poltrona.

Proseguono le consultazioni del sindaco: oggi incontra i capogruppi comunali, poi riunione di maggioranza
 
Ok il confronto con Evangelisti (Idv) e Ghilarducci (Sel)
 
 
 
 
 LIVORNO. Una cosa è certa: la crisi di giunta in Comune richiederà più tempo di quello previsto da Cosimi, che aveva fissato la scadenza per sabato prossimo. Per rendersene conto basta dare uno sguardo agli appuntamenti segnati sulla sua agenda.
 Cominciamo da ieri, quando nel primo pomeriggio il sindaco ha ricevuto nel suo ufficio prima Fabrio Evanfgelisti, segretario regionale dell’Idv, quindi Andrea Ghilarducci, segretario provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà.
 Con entrambi ha fatto il punto della situazione e, soprattuto, ha cercato di mettere le basi per la condivisione del nuovo programma di mandato: la situazione economica è mutata rispetto al 2009 e, di conseguenza, devono mutare anche le priorità. I due alleati hanno ascoltato con attenzione le parole di Cosimi e si sono riservati di dare un giudizio definitivo dopo che avranno preso visione del documento di programma. Oggi, invece, Cosimi incontrerà prima i capigruppo consiliari - e la richiesta di Gianfranco Lamberti di portare la questione all’attenzione del consiglio comunale è stata raccolta dal presidente Enrico Bianchi - poi nel pomeriggio avrà una riunione con la maggioranza. Intanto proseguono anche gli incontri, faccia a faccia, con gli assessori “congelati”. Ieri, per esempio, è stata la volta di Bruno Picchi.
A.G.

Il Carroccio va all’attacco: torniamo subito alle urne
 
 
 
 
FEDERICA BOLDRINI
 LIVORNO. «Dimissioni immediate di Cosimi e subito elezioni anticipate»: è quanto chiede la Lega Nord livornese col consigliere comunale Carlo Ghiozzi, Manfredi Potenti, Gennaro Ceruso, Gennaro Baffo e Paolo Simoni. «La crisi che sta investendo la giunta non ha precedenti - interviene Ghiozzi - ed sconcertante come primo cittadino sta gestendo questa grave situazione: non si è mai visto un sindaco che commissiona l’intera giunta. Non contesto le dimissioni di Ritorni - tiene a precisare - ma tutto quello che è accaduto dopo e che, a nostro parere, conferma la fine di questo mandato». Da qui un vero e proprio «appello alle altre forze politiche di opposizione: invitiamo il Pdl e l’Udc a unire le forze per creare, insieme a noi, un’opposizione seria e un’alternativa al centrosinistra». Perché «in caso di elezioni anticipate presenteremo un nostro candidato, rigorosamente livornese». Nel frattempo prosegue la battaglia per portare a Livorno il Ministero per le infrastrutture: «Ne parleremo a Calderoli l’11 settembre».

Amadio: «Tolta la dignità alla giunta e messa in difficoltà la città»
 
 
 
 
 LIVORNO. «Non è molto corretto commentare il caos in casa d’altri, ma quando questi governano una città...». Pungente e ironica la capogruppo del Pdl, Marcella Amadio. «Credo - scrive - che nel Pd vi sia una grande debolezza. È un ex gigante dai piedi d’argilla. E qui il quadro non è dei migliori se pensiamo ai mille problemi e alle lotte che ci sono nel Pd, all’IdV che a questo punto si configura come partito d’opposizione, e a Sel sempre più lagnoso alla ricerca di poltrone. Questa grande debolezza, il sindaco l’ha concretamente dimostrata congelando le deleghe e trattando gli assessori come bambini da mandare a letto senza vedere Carosello».
 «Tutto questo - continua - sottrae dignità all’intera compagine della giunta. Il sindaco ha fatto malissimo a procedere come ha fatto. Avrebbe dovuto azzerare non le deleghe, ma - se lo avesse ritenuto, direttamente tutta la giunta. Oppure avrebbe dovuto cercare la quadra attraverso le necessarie riunioni. Che vuol dire congelare gli incarichi? Vuol dire lasciare la città senza guida, con tutti i problemi che devono essere risolti. La nostra è una città ingessata che non decolla: una maggioranza così debole e malferma peggiora la situazione».

L’assessorissima   che non balla   il ballo del mattone  
 
 
 
Paola Bernardo. Ritratto della avvocata che rischia di perdere l’urbanistica ora che arriva il Prg
 
MAURO ZUCCHELLI

 LIVORNO. Nella città dove il libeccio arrota talmente la “erre” che a Curzio Malaparte sembra una “elle” («Salutami Livolno»), la “erre” moscia di Paola Bernardo salta agli occhi come un marchio di fabbrica: né francese né sudtirolese, viene dritta su dal Sud. Un po’ come quella di Renzo Arbore, ma con targa Cosenza. E’ lì che lei è nata 48 anni fa: compleanno (10 maggio) nel giorno di san Cataldo vescovo, messo sugli altari per aver fermato una tempesta buttando in mare il suo anello.
 Ma a Paola Bernardo, assessorissima con delega-clou all’urbanistica (più commercio e turismo) in vista del nuovo piano regolatore, basterà gettare un anello davanti al Molo Novo per fermare questo benedetto tsunami politico su Palazzo civico?
 Difficile: anche perché qui da noi non s’era mai visto che un sindaco si riprendesse in mano tutte le deleghe della sua squadra. Difficile due volte: anche perché Bernardo è al tempo stesso pubblicamente arcistimata e difesa a spada tratta (finora) dai vertici Pd così come all’esterno del suo partito da Sel eppure non sta dentro né la (fragile) “nomenklatura” di partito né l’(arzigigolata) geografia delle correnti interne (figurarsi che al congresso si è schierata per il terzo polo di Ignazio Marino, senza neanche ambire a farne la leader).

 Nello studio di Batini  Ma chi è questa “lady (quasi) di ferro” al ballo del Mattone? Professione avvocata, lavora come associata nello studio di Beppe Batini, ex cavallo di razza della Dc anni ’70 in tandem con Mancusi e ora leader dei rutelliani di Api. Alle spalle una laurea a Pisa - manco a dirlo, con lode - sotto l’ala prima del prof. Azzena e poi del prof. Carrozza: fra contenzioso amministrativo, giurisprudenza urbanistico-edilizia e diritto di famiglia.
 Hanno preso un granchio anche osservatori, seppur di solito abbastanza acuti, che l’hanno raffigurata legata alla famiglia Fremura. Semmai, fa capolino da quella leva di giuristi “nati” al mestiere fra le speranze del clima di repulisti di Mani Pulite: impegno civile legalitario e associazionismo partigiano. E’ lei l’anima di “Dare voce al silenzio degli innocenti” (che raggruppa le esigenze di giustizia dei familiari di vittime delle stragi); lavora alla “Casa della memoria” della Regione per accendere i riflettori sugli archivi della Commissione stragi.

 La leva giuridica del ’63  “139” è il nome dell’associazione di avvocati e giuristi livornesi a difesa della Costituzione: c’è Paola Bernardo, c’è Stefano Taddia (ora presidente delle case popolari di Casalp). Parlano i simboli: a Palazzo Granducale la tiene a battesimo un tipo come Gherardo Colombo, ex magistrato-simbolo di Mani Pulite. L’avvicinamento alla galassia d’un Pd in gestazione dipende anche dall’amicizia personale di alcuni di loro con Elis Bufalini, allora coordinatore della segreteria Pd.
 Il rodaggio come assessore, Paola Bernardo - feeling giovanile per la Rete di Leoluca Orlando - l’ha fatto nella legislatura precedente: nell’estate 2008, il sindaco Cosimi le affida l’edilizia privata così da sgravare un po’ Bruno Picchi e fare di lui il super-assessore. Per lei le rogne non tardano a saltar fuori: come i contestatissimi conguagli per le aree Peep.

Come Castignoli  “Costruire” Bernardo come assessore al Mattone è una operazione della quale, pure in casa Pd, tanti vedono le somiglianze con l’arrivo di un galantuomo come Paolo Castignoli agli inizi dell’era Lamberti (fra il febbraio ’94 e il voto del ’95): un messaggio di apertura a figure della società civile ma con pubblica stima di rigore. Allora c’era da assorbire il contraccolpo dell’uscita di Psi e Pri dall’alleanza al governo in città: nel bel mezzo della bufera di Mani Pulite nel resto d’Italia e dribblando la tentazione di tornare al monocolore ex-Pci.

 E adesso?  Ora c’è sul tavolo il nuovo Prg da far partire: e - di nuovo cercando un segnale di rigore legalitario e apertura al di fuori degli apparati di partito - è a Paola Bernardo che nel giugno 2009 il sindaco Cosimi consegna la delega all’urbanistica, cioè le chiavi per metterlo sulla rampa di lancio.
 Suona come la consacrazione che ne fa una dei papabili per il dopo-Cosimi. In neanche due anni ha bruciato le tappe dell’ascesa: alla fine del 2007 è fra i fiori all’occhiello che il nuovo corso veltroniano mette in lista per l’assemblea nazionale Pd (ed è eletta); poi il primo round da assessore nell’ultima annata del Cosimi-uno (successivamente verrà il bis con il Cosimi-due); quindi il ruolo da capolista del Pd alle elezioni comunali.

 Beffata nell’urna  Qui paga il primo scotto di essere una brillante professionista ma fuori dalla “pancia” del partito: finisce solo sesta nella “hit” delle preferenze Pd.
 Ora il Pdl affonda la lama: Bernardo ha litigato con tutti («compreso il segretario generale»). Con la caparbietà di chi ha gli strumenti tecnico-giuridici per reggere il confronto; con l’ingenuità di chi ha fatto la gavetta nelle aule giudiziarie anziché nelle sezioni di partito. Risultato: contro la solita gestione dell’urbanistica a colpi di varianti, variantine e variantone - dal piano per La Rosa negli anni ’50 fino a oggi, idem anche in porto - l’altolà l’assessore Bernardo lo detta solo per l’ippodromo (ex Ceschina) ma per la Gran Guardia no.
 Possibile che il sindaco Cosimi abbia visto in Bernardo una figura che gli faccia ombra? Non dal punto di vista della popolarità (dato che Cosimi non può ricandidarsi sindaco), quanto semmai per i rapporti col Pd e con gli altri partiti che Bernardo stava cominciando ad avere in conto proprio anziché passare dal sindaco. Fatto sta che, a distanza di 16 anni, l’esperienza dell’urbanistica in mano a un “esterno” non può durare più di 16 mesi. Come per Castignoli.

Dopo le dimissioni dell’assessore Ritorni
 
Sorpresa, al Pd piace la variante sulla Ceschina
 
 
 
 
 LIVORNO. «Uno stop per riflettere, tenuto conto delle mutate condizioni economiche in seguito alla manovra del governo, e per mettere di nuovo al centro la discussione politica». Così Filippo Di Rocca, segretario Territoriale del Pd, ha commentato la decisione del sindaco di “congelare” la giunta.
 Per poi aggiungere, a proposito del summit dell’altra sede con i vertici del parito nella sede di via Donnini: «Non abbiamo parlato di nomi e di deleghe, anche se è la cosa che appassiona di più voi giornalisti, ma di metodo: ha ragione il sindaco, prima è necessario che la coalizione condivida le priorità che dovranno caratterizzare l’azione di governo fino al 2014 e poi si ragionerà di persone e di squadra. E l’ultima parola, com’è naturale, spetterà al sindaco: è lui che decide». A questo punto, perciò, è necessario attendere il documento di programa che Alessandro Cosimi sta mettendo a punto e che poi sarà portato all’esame di tutte le forze della maggioranza.
 «Sì, conterrà sette, otto punti. Dieci al massimo, sui quali si dovrà rinsaldare la maggioranza e la squadra di governo - prosegue Di Rocca - In questa fase i livornesi attendono risposte concrete e le cose su cui verrà trovata l’intesa non potranno più essere rimesse in discussione fino alla fine del mandato: non si può fermarci ogni volta a ridiscutere i punti che fanno parte del programma di mandato, com’è purtroppo accaduto spesso in questi mesi. Quando il sindaco dice che non si può rimettere in discussione la continuità amministrativa ha perfettamente ragione: la terza linea dell’inceneritore e la riapertura di piazza Cavour, tanto per fare due esempi, erano parte integrante del programma del primo mandato e perciò sono ancora valide». Beh, sarà difficile far digerire questi provvedimenti al gruppo comunale Idv... E Di Rocca rilancia, un po’ a sorpresa, anche la variante urbanistica dell’ippodromo. Il provvedimento su cui si sono consumate le dimissioni di Claudio Ritorni. «Ma il Pd è favorevole alla variante per il parco della Ceschina - spiega - anche se l’atto dovrà essere messo al centro della discussione pubblica».
A.G.


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