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«Basta rinvii, apro la discarica» - Il Tirreno Livorno domenica 24 luglio

 

Bellabarba boccia il piano B: via a fine estate con tutti i codici autorizzati
 
 
 
«Nessuna garanzia e tempi troppo lunghi per la cava Cementir»
 
JUNA GOTI
 LIVORNO. «Nessuno ci ha contattato, almeno non ufficialmente. Se le istituzioni formalizzeranno una proposta concreta la società si siederà al tavolo per ascoltare. Ma francamente l’ipotesi circolata fino a oggi ci sembra impercorribile». È arrivata puntuale la risposta della società Bellabarba al percorso studiato sotto traccia, nelle ultime settimane, da Comune e Provincia per uscire dall’ingarbugliato impasse del Limoncino.
 Come riportato ieri dal Tirreno, a Palazzo Civico e Granducale ci sono stati incontri tecnici e politici per verificare se sia possibile cambiare in corsa il progetto che porterà all’apertura di una discarica di rifiuti speciali, non pericolosi, a basso contenuto organico nell’ex cava del Monte La Poggia.
 Si tratterebbe di chiedere alla società Bellabarba - proprietaria del sito e autorizzata a conferire il materiale dalla Provincia - di riempire il mega buco della collina solo con terre e macerie provenienti dai cantieri edili, con la garanzia di poter ricoprire tutta l’area, una volta terminato il lavoro, con pannelli fotovoltaici. I materiali delle aziende, più delicati (e più costosi) da smaltire, finirebbero invece nell’ex cava Cementir, vicino a Vallin dell’Aquila, dove ci sarebbe da mettere a punto una gestione mista.
 Ma dalla società Bellabarba arrivano mille punti interrogativi. «Intanto - interviene il rappresentante della comunicazione, Simone Bartoli - quel sito non è di proprietà pubblica, ma privata. In più, a quanto ci risulta, ci sono problemi di natura urbanistica. Anche se andasse in porto un’operazione di questo tipo (e ripeto che l’azienda non si è seduta ad alcun tavolo) ci vorrebbero anni». Bartoli sottolinea che «la società ha fatto un investimento milionario, le banche hanno finanziato l’operazione sulla base di atti concreti, ovvero tutte le autorizzazioni rilasciate dagli enti locali». «Stiamo parlando - riprende - di una società solida, ma è chiaro che l’intenzione è di rientrare quanto prima da un investimento importante. Abbiamo le autorizzazioni, il sito è quasi pronto: se qualcuno ha altre esigenze e vuole farci proposte lo ascoltiamo volentieri, ma perché imbarcarci in un progetto che potrebbe richiedere anni? Quale sarebbe l’interesse per la società?».
 Magari la possibilità di veder cessare le proteste che potrebbero rendere difficile il conferimento del materiale anche dopo l’entrata in funzione della discarica. «Questo - controbatte Bartoli - non è certo un problema nostro, ma di chi gestisce l’ordine pubblico. Qui ci sono aziende che chiedono una risposta al problema dei rifiuti e un gruppo che dà lavoro a 88 persone, che fino a oggi hanno sempre dimostrato attaccamento alla società e nervi saldi. È chiaro che mettere in discussione il progetto significherebbe mettere a rischio i posti di lavoro e in questa fase economica non è un aspetto trascurabile».
 Bartoli conferma che l’apertura della discarica è prevista per fine estate e fa sapere anche che la trattativa con la Provincia per ridurre la lista di codici ammessi nel sito «è in una fase di stallo». «Apriremo - chiude - come da autorizzazione, con 108 codici».

L’INTERVENTO
 
Ma da lì i rifiuti devono sparire Lo pensa anche il partito...
 
 
 
 
Dopo quasi un anno sta finalmente prendendo forma una soluzione sulla discarica di Limoncino. La discarica sul monte la Poggia non è e non è mai stata sostenibile per tanti motivi, uno su tutti la sua collocazione (all’ingresso del parco dei monti livornesi). In silenzio il partito del territorio lo ha sempre sostenuto e ora che le istituzioni, Comune e Provincia, stanno discutendo della nuova destinazione, crediamo sia il giusto epilogo per una scelta pensata e partorita male.
 Nella proposta, però, non ci convince molto il futuro del monte la Poggia, la definizione di discarica deve sparire dalla cava e con essa tutti i rifiuti connessi, per un più consono ripristino ambientale, che si intreccerebbe perfettamente con un impianto fotovoltaico a cava ripristinata.
 Inoltre dobbiamo superare l’impasse sulla strada, oggetto di forti contese, con una via alternativa che ci permetta di alleggerire la pressione sui frontisti. Questa nuova definizione deve maturare velocemente, in modo da salvaguardare una ditta radicata sul territorio e brava gente che vive in quella zona.
Adriano Tramonti (consigliere comunale Pd e presidente commissione “Assetto del Territorio”)


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