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«In estate apriamo la discarica» - Il Tirreno Livorno
L’annuncio di Bellabarba: entro un mese i collaudi
Manca solo un telo protettivo che deve arrivare dalla Germania Dubbi sull’asfaltatura di via della Sambuca
JUNA GOTI
LIVORNO. «Entro un mese contiamo di iniziare i collaudi: una volta depositata la fideiussione, potrà partire il conferimento dei rifiuti. L’obiettivo è aprire la discarica a fine estate». In via del Limoncino e nelle stanze del tribunale lo scontro è ancora aperto, ma Paolo Bellabarba è chiarissimo.
Insieme al cugino Bellabarba gestirà (salvo colpi di scena) la discarica di rifiuti speciali, a basso contenuto organico, in fase di allestimento sul monte La Poggia. «Fino a oggi - interviene - nessuna autorità ci ha intimato lo stop o ci ha ordinato la sospensione temporanea dei lavori. Ormai siamo praticamente pronti a partire».
Così ecco che dopo i continui botta e risposta con gli abitanti, la guerra di nervi giocata a suon di camion e cavalli, le manifestazioni incrociate sotto al Comune (sia dei frontisti preoccupati per la propria salute che dei lavoratori di Bellebarba in difesa del posto di lavoro) potrebbe arrivare la svolta.
Il condizionale è d’obbligo visto che il sito industriale, nei piani della società, avrebbe dovuto iniziare a ricevere rifiuti già da qualche settimana. In autunno, infatti, Bellabarba aveva annunciato che tutto sarebbe stato pronto entro l’estate. Ma tra una protesta e l’altra - e gli accertamenti tecnici del tribunale e della procura l’apertura è slittata. È arrivato davvero il momento della sterzata?
«Anche l’area logistica - fa sapere Bellabarba - è pronta». In altre parole gli uffici prefabbricati e i box per raccogliere i campioni di materiale da smaltire. «Manca solo - riprende - uno speciale telo di Hdpe (il materiale con cui sono fatti, ad esempio, i tubi dell’acquedotto) da stendere sullo strato di argilla. Sta arrivando dalla Germania, è spesso tre millimetri e servirà a separare il terreno dai rifiuti che saranno conferiti nell’ex cava».
Quanto alla sistemazione della strada che porta all’impianto, oggetto di scontri quotidiani con i frontisti del Limoncino, Bellabarba fa sapere che «stiamo aspettando un chiarimento dalla Provincia: dobbiamo capire se la via della Sambuca (tratto finale di via del Limoncino, ndc) può essere asfaltata o deve solo essere trattata con un prodotto che impedisca alle polveri di sollevarsi al passaggio dei camion».
Stando a quanto riferito dalla società, la messa in sicurezza della strada è prevista ma non vincolante. Assolutamente necessaria per l’apertura dell’impianto è invece la fideiussione milionaria che a breve sarà depositata in Provincia: una sorta di “garanzia” che la legge prevede sia messa sul tavolo per coprire eventuali danni all’ambiente.
«Le fideiussioni che dobbiamo depositare - chiarisce Paolo Bellabarba - sono due: una prima di partire con le attività, l’altra una volta cessato il conferimento, che resterà a garanzia per trent’anni».
Ma di punti interrogativi ce ne sono ancora parecchi. Il primo: sta andando avanti la trattativa intavolata con la Provincia per ridurre (come chiesto dai consigli comunale e provinciale) la lista di codici di rifiuto ammessi nell’impianto? «Abbiamo fatto all’amministrazione provinciale - ripete Bellabarba - una proposta che prevede l’abbattimento di circa il 40 per cento de codici. Vediamo quale sarà la risposta. Tecnica e a questo pinto politica...».
Nessuno lo dice ufficialmente ma i margini di manovra, quanto a tipologie di rifiuti, non sembrano essere poi molti. In altre parole nessuno - né in Provincia né tra i proprietari del sito - si sognerebbe mai di ridurre la lista autorizzata (più di cento codici) ai soli rifiuti inerti provenienti dai cantieri edili, come chiesto, appunto, dai consigli. E il motivo è molto semplice: la società ha già una serie di contratti pronti per essere firmati dalle aziende del territorio.
Poi il secondo punto interrogativo. In piedi ci sono ancora due indagini: una della Procura con l’iscrizione al registro degli indagati di tre dirigenti degli enti pubblici, l’altra civile per stabilire una volta per tutte se la strada che porta all’impianto è esclusivamente privata o privata a uso pubblico. E su questo fronte il comitato degli abitanti ha già annunciato nuove battaglie.
L’AVVOCATO PATRIZIO ROSSI
«Assurdo, i consulenti del tribunale sono ancora a lavoro»
LIVORNO. «Se davvero aprisse la discarica, Bellabarba sarebbe quantomeno poco accorto: vorrei ricordargli che in piedi ci sono ancora un’indagine della Procura, una causa civile e due ricorsi d’urgenza». Va all’attacco l’avvocato Patrizio Rossi che difende i frontisti di via del Limoncino. Nei giorni scorsi - dopo che Bellabarba ha fatto tagliare alcune siepi lungo la strada che porta all’impianto - si è rivolto al al giudice (l’udienza il 30 giugno) per ordinare alle parti di non modificare lo stato dei luoghi fino a quando non saranno terminati gli accertamenti dei consulenti nominati proprio dal tribunale. Oltre all’indagine della procura, infatti, è in piedi un ricorso d’urgenza presentato dai frontisti per bloccare il passaggio dei camion in attesa di capire se via del Limoncino è a uso pubblico o solo privata. La prossima tappa del percorso ordinario è fissata per ottobre, mentre i consulenti nominati dal giudice Roberto Urgese nell’ambito del ricorso di urgenza avranno tempo fino a dicembre per la relazione. Dopo il 25, infine, è atteso il provvedimento del giudice Emilia Grassi al quale i frontisti si sono rivolti per chiedere l’interdizione della discarica. Un vero e proprio intrigo di carte bollate. «Se in attesa del pronunciamento - chiude Rossi - Bellabarba modificherà le strada e continuerà a tappare buche lo denunceremo».
DALLA PROCURA
E il Cnr fa su e giù sul monte La Poggia
LIVORNO. L’auto del Cnr di Pisa ha raggiunto il monte La Poggia anche lunedì. La procura, infatti, ha nominato alcuni consulenti tecnici nell’ambito dell’indagine sulla discarica coordinata dal Pm Filippo Maffeo. L’indagine, scattata dopo la presentazione di una raffica di esposti, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di almeno tre dirigenti degli enti locali. Come confermato dalla Procura i consulenti avranno a disposizione almeno sessanta giorni prima di presentare la relazione tecnica.
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