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Elisoccorso, i guasti sono troppi - Il Tiìrreno Attualità

 


Cinque flop in quattro mesi, gli elbani si sentono isolati e vogliono una soluzione
 
 
 
La Regione ha tre mezzi ma uno solo è abilitato al volo sull’acqua. E di notte non c’è neanche il traghetto
 
VALENTINA LANDUCCI
 PORTOFERRAIO. Guasti, fermi tecnici, cattive condizioni meteo. Cinque flop in poco più di quattro mesi. Quelli dell’elicottero Pegaso che trasporta i malati dall’Elba agli ospedali toscani. Dall’inizio dell’anno nel 10% dei casi il mezzo non si è alzato in volo costringendo medici, pazienti e staff del 118 a organizzare trasferimenti alternativi tra mille difficoltà.
 Il motivo è presto detto. Di elicotteri per le emergenze in grado di raggiungere l’Elba e le isole dell’Arcipelago, quando in ballo c’è la vita di un malato grave o di una vittima di un incidente, ce n’è solo uno in tutta la Toscana: il Pegaso 2 con base a Grosseto. L’unico abilitato al volo sull’acqua (come del resto prevede la convenzione siglata tra il gestore del servizio e la Regione) ed anche l’unico mezzo che consenta di raggiungere la terraferma dopo le nove di sera, quando dalle banchine di Portoferraio non partono traghetti.
 Come è accaduto ad esempio sabato notte: un ragazzino di 17 anni, rimasto coinvolto in un incidente stradale e in gravissime condizioni, doveva essere operato d’urgenza. Ma l’intervento non si poteva fare a Portoferraio, così all’una e mezzo di notte è stato trasferito con il Pegaso a Pontedera.
 E se l’elicottero non ci fosse stato, come accaduto cinque volte dall’inizio dell’anno (nel 2010 furono “solo” 6 casi su 106 voli complessivi)? Il ferito sarebbe stato tenuto sotto osservazione in sala operatoria (perché non c’è un reparto di rianimazione all’Elba) in attesa della partenza del primo traghetto al mattino. O sarebbe stato trasferito in via eccezionale - e per il momento senza le necessarie strumentazioni mediche - con una motovedetta delle forze dell’ordine fino a Piombino. Un’alternativa di fronte all’emergenza si può trovare. E si è trovata dato che per un guasto al Pegaso 2 l’isola, due settimane fa, è rimasta per tre giorni senza un mezzo aereo di soccorso con l’unica possibilità di far intervenire un mezzo militare tramite la Prefettura. Evidentemente, però, lavorare sulle emergenze sanitarie in queste condizioni è un rischio troppo elevato. Lo sanno i medici, lo denunciano da tempo i cittadini elbani, che hanno fondato un “Comitato sanità”, e se ne è accorta anche l’Azienda sanitaria livornese che pochi mesi fa ha scritto alla Regione, alla quale fanno capo le competenze sul servizio di emergenza regionale (il 118), per chiedere che venga attivato un secondo mezzo aereo abilitato al volo sull’acqua. Per tutti, evidentemente, la priorità è la salute del cittadino. Ma parlando dell’Elba e dell’Arcipelago, forse, in gioco c’è anche una fetta importante dell’economia: un territorio isolato dal punto di vista sanitario è un territorio poco sicuro, anche per chi lo sceglie per le proprie vacanze. Così, dopo il quinto stop obbligato al Pegaso 2, la Regione ha deciso di correre ai ripari e cercare una soluzione per garantire un servizio certamente costoso (13 milioni lo scorso anno) ma indispensabile.
 «Abbiamo notato tutti che così il servizio non va bene - afferma l’assessore regionale alla sanità, Daniela Scaramuccia - e ne abbiamo parlato con la ditta che lo gestisce oltre che con l’Estav alla quale abbiamo dato mandato di acquisire offerte sul mercato per un potenziamento del servizio. Le opzioni che stiamo valutando sono diverse. Intanto dobbiamo affrontare un problema urgente, quello legato alla prossima estate, non facilmente risolvibile anche in relazione alla difficoltà di reperire mezzi adeguati sul mercato. Ma lavoreremo anche a una soluzione definitiva». Scaramuccia spera di poter definire risolto il problema quanto prima. Molto probabilmente la Regione andrà a intervenire sulla convenzione siglata tra l’ente e il soggetto gestore dell’elisoccorso, oggi non obbligato a mettere a disposizione due mezzi aerei abilitati al volo sull’acqua.
 Non è comunque l’unico fronte sul quale si è cominciato a lavorare per garantire agli elbani e ai turisti la possibilità di raggiungere la terraferma in caso di emergenza. «Abbiamo aperto - spiega Francesco Genovesi, responsabile del 118 per l’Asl di Livorno - un tavolo di confronto con la Capitaneria di Porto per attrezzare almeno un mezzo navale in grado di trasportare i malati via mare».


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