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«Fuggi fuggi» del Pd sul mega-inceneritore - La Nazione Livorno
PIANO RIFIUTI NUMERO LEGALE GARANTITO DALL’OPPOSIZIONE
I consiglieri si defilano dal dibattito con Bagatti dell’Ato
— LIVORNO —
LA TERZA LINEA dell’inceneritore del Picchianti non s’ha da fare. Anche se l’Aamps ha tutte le autorizzazioni compresa l’Aia. Ma, a fine anno, arriverà il nuovo ente gestore — salvo il successo del referendum del prossimo 12 giugno — che potrebbe far piazza pulita di tutte le 16 aziende dell’Ato Costa. Ecco che prende corpo il megatermovalorizzatore, come riportato nel piano interprovinciale dei rifitui urbani illustrato pochi giorni fa dall’assessore Nicola Nista a Palazzo Granducale. Piano che l’architetto Massimo Bagatti, responsabile del servizio tecnico dell’Ato Costa, non ha ancora avuto il piacere di vedere. Lo ha confermato ieri pomeriggio in Comune dove il dipietrista Andrea Romano ha presieduto la commissione ambiente sull’osservatorio rifiuti zero. La scivolosa vicenda del megainceneritore sarebbe stata accontonata — almeno per ora — in occasione delle verifiche più o meno ufficiose tra i partiti della coalizione di centrosinistra. Non essendo mensionato nei programmi degli amministratori — Cosimi e Kutufà — potrebbe mettere a rischio il voto sui bilanci degli enti. Un rischio che il Pd non può correre. Così, meglio far finta di niente come ha dimostrato il fuggi fuggi dei consiglieri (Gulì, Vergili e Scavazzon) del Pd richiamati da una riunione organizzata dal partito. Alle 17,30 quando la seduta si è chiusa, mancava il numero legale. E Romano, era l’unico consigliere di maggioranza. Il dibattito però ha portato alla luce le vere preoccupazioni dei partiti, soprattutto di opposizione. I consiglieri comunali — Cannito e Lamberti — hanno lamentato la mancanza di documentazione, «mentre i colleghi di Palazzo Granducale — hanno detto — continuano a dibattere su un argomento così importante». Malumore anche per l’amara constatazione: i livornesi sono virtuosi nella raccolta differenziata (al 50%, secondi solo dopo i lucchesi) e dovranno respirara i fumacchi (in)salubri che fuoriescono dal megainceneritore che accoglierà i rifiuti di Pisa, Lucca e Massa Carrara. «Il dibattito è aperto — conferma Bagatti — anche perchè una volta riunite le quattro province, sul milione di tonnellate di rifiuti prodotto, 250mila tonnellate devono essere bruciate. E gli impianti esistenti non hanno le caratteristiche necessarie». Forti perplessità sulla capacità dei 111 Comuni dell’Ato Costa di mettersi davvero insieme, quando, nello spazio di pochi chilometri, troviamo cassonetti dell’Aamps e della Rea. A ribadire il principio che «ognuno farebbe bene a smaltire i propri rifiuti» ci ha pensato Marcella Amadio capogruppo del Pdl-Amadio che ha anche chiesto l’impegno di Ato Costa per realizzare cassonetti a scomparsa in certi quartieri.
MA È STATO il capogruppo dell’Idv a ribadire la contrarietà del suo partito al megatermovalorizzatore. Anche se nel piano interprovinciale dei rifiuti elaborato dalla Provincia di Pisa il progetto è traguardato al 2020. Ovviamente la raccolta differenziata dovrà arrivare al 65%. Ecco che i consiglieri hanno spinto sul potenziamento del porta a porta, definito da Bagatti «un fenomeno culturale che si autoalimenta».
Michela Berti
CASO LIMONCINO
«Ecco perchè la strada non è percorribile dai camion»
LA STRADA che porta alla cava di Monte La Poggia non è percorribile dai camion. Si deduce da un atto dirigenziale della amministrazione provinciale numero 301 del 29 luglio 2010 (Dipartimento dell’ambiente del territorio). Il tratto di strada che dalla Villa del Limone (o dei Canaccini) si inoltra fino alla cava di Monte La Poggia (ingresso principale e secondario) è denominata strada vicinale della Sambuca. La Provincia, nel suddetto atto, la ritiene «percorribile solo dai mezzi forestali». Ovvero è «trattorabile», cioè off limit per i camion. Inoltre chi la vuole percorrere deve avere «la specifica autorizzazione di tutti i diretti interessati» cioè i frontisti tra i quali risulta la stessa amministrazione provinciale.
LO DICONO i portavoce del Comitato a salvaguardia della cava di Monte La Poggia, che dall’estate 2010 si batte contro il progetto di discarica a Monte La Poggia e che sono in possesso di questo documento. E spiegano: «Prima di tutto si deduce da questo atto che da qui non possono passare i mezzi pesanti; secondariamente i soggetti estranei che vogliono percorrere questa strada devono avere l’assenso dei frontisti come precisato nel suddetto atto che ha autorizzato operazioni colturali e di esbosco nella zona». E sottolineano che la strada che conduce alla cava di Monte La Poggia, destinata a diventare discarica di rifiusti speciali industriali, «non è percorribile dai camion come stiamo sostendo da mesi».
C’E’ LA POSSIBILITà adesso che l’atto dirigenziale in possesso del Comitato vada ad arricchire la già voluminosa documentazione che ha depositato alla Procura della Repubblica in relazione agli esposti che ha presentato sulla viabilità di accesso alla cava.
Monica Dolciotti
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