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Operaio morto, cantiere da chiudere - Il Tirreno Livorno

 

 
L’Asl ha chiesto il provvedimento alla procura che ha avviato l’inchiesta sull’infortunio  
 
 
 
LA TRAGEDIA A CALAMBRONE Per la ditta Loconte, di cui era dipendente, le norme di sicurezza erano state rispettate  
 
 
 CALAMBRONE. Un provvedimento molto forte: la chiusura del cantiere. È stato chiesto dall’Asl 5 e proposto alla procura di Pisa dopo il terribile infortunio sul lavoro che è costato la vita ad un operaio, Antimo Ciccarelli. Nel mirino la ditta edile impegnata alla ristrutturazione della colonia Vittorio Emanuele di Calambrone, un’azienda di Santa Maria a Monte già sanzionata dall’Asl per motivi di sicurezza e che appartiene ad un imprenditore irpino, Carlo Loconte. Per lui, il muratore avellinese rimasto ucciso lavorava da più di quindici anni.
 È come se stessimo perdendo una persona di famiglia: commentavano ieri gli operatori del cantiere, mentre ancora i soccorritori si affannavano al capezzale dello sfortunato operaio. È stata una tragica fatalità - ripetevano - un infortunio dovuto a tante sfortunante coincidenze.
 La colonia è la penultima a venire ristrutturata sul litorale, in viale del Tirreno: la proprietà è del costruttore Andrea Bulgarella. Si snoda su un piano terra e tre sopraelevati circondati da sei livelli di impalcatura. Antimo, 58 anni, abitava a Cascina con i suoi. Ieri pomeriggio lavorava all’ultimo piano, sul tetto, quando una parete gli è crollata addosso recidendogli la femorale e lasciandolo, in pochi minuti, in un lago di sangue. In poco tempo l’uomo ha perso i sensi e ogni soccorso è stato vano.
 Era perfettamente imbracato - dicono i dirigenti al lavoro sul cantiere - aveva l’elmetto, tutte le protezioni regolamentari. A recidere un’arteria importante deve essere stato un pezzo di ferro o un mattone particolarmente tagliente.
 Tutto è accaduto a più di dieci metri di altezza, particolare che ha reso difficile ogni tentativo di soccorso e ha fatto sorgere inizialmente una ridda infinita di voci impazzite. Non si sapeva se il povero operaio fosse rimasto con la gamba bloccata sotto una trave o se fosse scivolto ferendosi con uno spunzone di ferro che gli aveva tagliato il jeans robusto e poi la vena.
 Sul posto sono arrivati i vigili del fuoco, che hanno dovuto allungare al sesto piano dell’impalcatura l’autoscala per permettere ai soccorritori di salire. I primi ad intervenire per aiutare l’operaio erano stati gli altri muratori, che avevano cercato alla meglio di bloccare la perdita di sangue con un legaccio. Poi sono arrivati la Palp, la Misericordia e il 118. Dal viale del Tirreno, per gli automobilisti in transito, lo spettacolo terribile - in aria, a cielo aperto, nello scheletro della ex colonia, sotto una pioggia battente e implacabile - dei tentativi dei rianimatori al capezzale dello sfortunato operaio. Ma tutto, purtroppo, è stato inutile. Antimo non ce l’ha fatta e il suo cuore ha cessato di battere alle cinque e un quarto.
 Solo nel tardo pomeriggio, dopo il nulla osta del magistrato che dirige l’inchiesta, il pm Sisto Restuccia, è stato possibile imbracare la salma e portarla a terra, per trasportala a medicina legale. L’autopsia dovrebbe tenersi oggi, per chiarire l’esatta dinamica e le eventuali responsabilità del terribile incidente che è costato la vita ad un padre di famiglia di 58 anni.
 Sul posto è intervenuta anche la polizia, che sta portando avanti le indagini sul caso. Per il momento non è stata formulata alcuna ipotesi di reato.
 
LE REAZIONI  
 
Sicurezza, i sindacati protestano  
 
 
 CALAMBRONE. La notizia della morte dell’operaio nell’ex colonia di Calambrone è giunta al sindaco di Pisa Marco Filippeschi mentre era in corso il consiglio comunale.
 Il primo cittadino l’ha comunicata ai consiglieri e da qui la decisione unanime di sospendere i lavori e osservare un minuto di silenzio. La vicenda è stata segnalata anche al sindaco di Livorno Alessandro Cosimi.
 Intanto, sulla morte sul lavoro sono intervenuti i sindacati. Il segretario provinciale della Cgil di Pisa, Gianfranco Francese, afferma che «la ditta era già stata controllata dalle autorità competenti e sottoposta a precise prescrizioni.
 Per questo chiediamo che siano accertate le responsabilità.
 Purtroppo siamo ancora una volta di fronte a un evento tragico che colpisce tutta la nostra comunità: un lutto che ancora una volta colpisce chi lavorava in subappalto e ciò ripropone con forza la questione della sicurezza nei luoghi di lavoro».
 Gianluca Federici, segretario provinciale della Cisl pisana, esprime il cordoglio alla famiglia della vittima e sottolinea come la sicurezza debbe essere al primo posto «perché non accada che una persona vada al lavoro e non torni più a casa».


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