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àˆ arrivata la nube giapponese - Il Tirreno Livorno

 

Arpat: solo un lievissimo aumento della radioattività, nessun pericolo  
 
 
 
Nella nostra città i dati sono rilevati dalla centralina in piazza Cappiello. I tecnici dell’Agenzia regionale: ecco perché sono sbagliate le rilevazioni istantanee “artigianali”  
   
 LIVORNO. Siamo tutti con il naso all’insù in questi giorni: a spiare lo spuntar fuori di qualche traccia in grado di annunciare l’arrivo della nube radioattiva che dalla centrale nucleare di Fukushima sta facendo il giro del mondo. Le avvisaglie cominciano a sentirsi anche da noi: con un «lievissimo aumento» della radioattività standard.
 La conferma arriva dal quartier generale fiorentino dell’Arpat, l’agenzia che tiene d’occhio lo stato di salute dell’ambiente, compreso lo “smog” da radioattività. Ecco che da mercoledì scorso a domenica il “metro” che misura la presenza di radioattività ha visto salire da 100 a 103 la media giornaliera rateo di dose gamma ambientale.
 Qualcosa del genere è avvenuto un po’ in tutta la Toscana: nell’arco della scorsa settimana questo indicatore è cresciuto a Grosseto da 83 a 89, a Pisa da 115 a 118, a Prato da 140 a 145, a Massa da 95 a 99, a Firenze (zona Settignano) da 123 a 128 (ma l’incremento è più ridotto alla centralina in zona Ponte balle Mosse). Con i picchi nelle rilevazioni sulle montagne dell’Appennino: da 148 a 152 nel Casentino di Stia, da 133 a 141 al Passo del Giogo (zona Firenzuola).
 Non solo: segnalazioni grossomodo analoghe arrivano ad esempio anche dal Centro tenatico regionale radioattività ambientale dell’Arpa di Piacenza. Idem dalla Lombardia.
 In effetti, in gennaio - ben prima cioè dell’incidente alla centrale nucleare giapponese - nella nostra città aveva oscillato fra 101 e 110, in febbraio fra 100 e 112, idem nei primi venti giorni di marzo.
 Nella nostra città le “antenne” per scovare le tracce di radioattività sono nella centralina acchiappa-smog presente in piazza Cappiello, nella zona di Ardenza.
 Niente di drammatico, sia chiaro: le «concentrazioni in aria di I-131 sono comprese fra 1 e 10 Bq/m3». I vertici dell’Arpat mettono nero su bianco un raffronto con quel che accadde appena dopo il patatrac di Chernobyl: in quel caso la concentrazione in aria di isotopi iodio 131 arrivò a valori «da 5mila a 50mila volte superiori ai valori attuali».
 Ma - tengono a sottolineare dallo stato maggiore dell’agenzia - non è da ieri che l’Arpat si sta muovendo su questo fronte già all’indomani del catastrofico terremoto che ha colpito Sendai e la zona a nord di Tokyo. Era stata l’Ispra a mettere in moto l’intensificazione delle misurazioni da parte di Resorad, cioè la Rete nazionale di sorveglianza della radioattività ambientale. Tutti i giorni sotto la lente il il particolato atmosferico, ogni settimana un report sul “fallout” (la ricaduta a terra) invece che mensile come al solito.
 Dunque, l’Arpat non nega che qualcosa ci sia ma al tempo stesso tende a tranquillizzare. Formalmente, si limita a dire che i livelli di dose gamma ambientale «non presentano anomalie fino al 27 marzo 2011»: l’esito delle misurazioni rientra finora «nella variabilità osservata in precedenza, che è prevalentemente connessa con i parametri meteo, in particolare la pioggia (che alza il livello di fondo)».
 Come si spiega allora che, come riferiamo a fianco, le misurazioni con il contatore geiger compiute da singoli cittadini mostrino valori ben più alti? I tecnici Arpat avvertono che si tratta di rilevazioni tecnicamente sbagliate: sono effettuate in modo puntuale in quel preciso istante mentre una misurazione scientificamente corretta comporta l’osservazione in un arco di tempo.
 Nessun dato è stato reso noto finora riguardo al fallout. Quanto alla presenza di radionuclidi che i tecnici ritengono di maggior interesse, finora l’unica centralina presa in esame in tutta la Toscana da Arpat è quella fiorentina in zona Ponte alle Mosse: il cesio 134 e il cesio 137 sono o assenti o al di sotto del livello minimo percepito dalle apparecchiature, mentre per lo iodio 131 siamo a 0,20 milliBecquerel al metro quadro.
M.Z.  

Parla Luciano Romboli, medico  
 
«Io mi affaccio alla finestra e il mio contatore geiger segna anche oltre quota 700»  
 
 
 
 LIVORNO. «E’ il mio contatore geiger che parla: adesso indica 571, pochi minuti fa eravamo a 523, ma oggi nelle misurazioni che ho compiuto qui dalla mia finestra ho visto che si raggiungeva anche quota 700». Luciano Romboli è un medico che abita a pochi passi dai Tre Ponti: molti altri come lui - lo confermano anche dall’Arpat - si sono affidati alle proprie apparecchiature di privati cittadini per capire se in mezzo alle nubi dall’Estremo Oriente ieri stesse arrivando qualcosa di radioattivo.
 Si domanda se quegli strani “aquiloni” che ha visto ieri volare nel cielo di Ardenza sul mare siano strumenti di misurazione specifica. «Io so solo - aggiunge - che ho visto il mio contatore geiger segnare misure di gran lunga più alte di quanto accadeva qualche tempo fa».


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