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Basta con le proroghe La Regione chiude l'Unione dei Comuni - Il Tirreno Elba
In forse il destino dei dipendenti: potrebbero passare a Provincia e Comuni che dovranno pagare anche tutti i debiti
PORTOFERRAIO. Capoliveri non ha firmato l’accordo tra i Comuni elbani per chiedere la proroga dei termini, fissati con un decreto dal presidente della Regione, Enrico Rossi, per l’attivazione delle gestioni associate dell’Unione. E la richiesta, sottoscritta solo da una parte delle amministrazioni elbane, non è stata accolta dalla giunta fiorentina che in questo modo ha deciso, senza appello che l’ente è destinato a chiudere. Manca solo la nomina di un commissario liquidatore.
La notizia non è ancora ufficiale, dato che ieri non è stato possibile averne una conferma dall’assessore regionale che ha seguito le vicende dell’Unione dei Comuni, Riccardo Nencini. Ma è certo che la proposta arrivata sul tavolo della giunta regionale non è piaciuta all’assessore perché, ancora una volta, gli impegni presi dai Comuni non sarebbero stati sufficienti al superamento della frammentazione di cui è vittima l’ente (ne fanno parte solo cinque delle otto amministrazioni elbane). La mancanza di un accordo sulle gestioni associate e sull’allargamento dell’Unione, insieme alla posizione di contrarietà - rispetto all’intesa siglata parzialmente venerdì scorso - da parte del Comune di Capoliveri, avrebbe quindi portato al respingimento della richiesta di una proroga (peraltro l’ennesima). In sospeso, a questo punto, ci sono più di trenta posti di lavoro, la gestione delle deleghe regionali (come la forestazione) e delle attività legate alla bonifica, nonché l’ipotesi di affidare all’Unione anche le competenze in materia di turismo (come prospettato alcune settimane fa dal presidente della Provincia, Giorgio Kutukà).
Gli scenari. Ma cosa succederà se la Regione, come previsto dal decreto firmato da Rossi nel dicembre scorso, nominerà un commissario liquidatore? Intanto va ricordato che la Prefettura aveva già provveduto alla nomina di un commissario chiamato - a fine febbraio scorso - a rimettere in sesto i conti dell’ente (ancora privo di un bilancio consuntivo 2009). Tentativo cominciato ma destinato a non concludersi vista la mancata concessione di tre mesi di proroga all’Unione per l’attivazione delle gestioni associate (obbligatorie in base alla legge regionale che istituisce le Unioni tra Comuni). L’arrivo di un nuovo commissario, questa volta di nomina regionale e con il compito di liquidare l’ente, si tradurrà con ogni probabilità in una fase transitoria: una gestione stralcio per chiudere i conti e stabilire il destino del personale che potrebbe andare avanti fino alla fine del 2011. In questo quadro la fine che toccherà ai dipendenti sarà un riassorbimento del personale da parte della Provincia - per quanto riguarda gli operai della forestazione - dei Comuni (per i 5 dipendenti amministrativi) e di un Consorzio di bonifica in continente per chi all’Elba si occupava di queste mansioni. In tutto 34 persone il cui futuro, come più volte denunciato dai sindacati, resta per il momento incerto. E a rischio ci sono anche decine di piccole e medie imprese, perlopiù isolane, che fino ad oggi eseguivano i lavori per conto dell’Unione e in molti casi non sono ancora state pagate.
Conti in rosso. A pesare sul mancato accordo tra le amministrazioni comunali sono stati, in questi mesi, anche i debiti accomulati negli anni. Soprattutto quelli - oltre due milioni di euro - che derivano dal passaggio delle competenze sull’acquedotto pubblico tra l’Unione e l’Asa (passaggio che risale al 2005) sul quale, a quanto pare, neppure il commissario prefettizio sarebbe riuscito a trovare un accordo con l’attuale gestore del servizio. Chi farà fronte, una volta sciolta l’Unione, ai debiti? La risposta, scontata anche se non condivisa, sembra soltanto una: i Comuni, tutti e otto, in parti uguali. Comuni che di certo non navigano nell’oro e che dovranno sobbarcarsi anche questo onore aggiuntivo.
Un’altra Unione? C’è chi ritiene, comunque, che la chiusura dell’ente non sia solo un male. Se così com’è non piace a tutti (o almeno piace solo ad alcuni) tanto vale chiuderla e ripartire da zero: con una nuova Unione o forse, come prospettato alcune settimane fa dal sindaco di Rio Marina, Francesco Bosi, anche due nuovi enti. Ipotesi che sembra non dispiacere ai Comuni del versante occidentale: Campo, Marciana e Marciana Marina avrebbero già pronto un accordo per attivare almeno 4 gestioni associate tra loro, in barba a quanti, fino ad oggi, un’intesa non l’hanno trovata.
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