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Piombino, grave incidente alle Acciaierie. Sicurezza, venerdì un'ora di sciopero - La Nazione Piombino

 

Operaio colpito alle spalle da un cavo  

 — PIOMBINO —
INCIDENTE in fabbrica. Attimi di paura per l’operaio coinvolto. Per fortuna in tarda mattinata è stato dimesso dall’ospedale. Ma l’allarme sicurezza è stato lanciato dalle Rsu Lucchini che per venerdì hanno proclamato un’ora di sciopero. L’infortunio è accaduto ieri mattina alle 7,30, nel reparto convertitori dell’acciaieria, durante alcune operazioni di manutenzione programmata che prevedevano la sostituzione di un cavo elettrico di 40-50 mm di diametro. Una volta messo in sicurezza, tolta ciò la corrente elettrica, per cause che sono ancora in fase di accertamento, Simone Panichi, 40 anni residente a Massa Marittima, capoturno e responsabile dell’operazione che stava eseguendo, è stato colpito dal cavo stesso alle spalle, sembra mentre stava avvenendo l’avvolgimento del cavo in maniera manuale. Con ogni probabilità il cavo è rimasto incagliato entrando in tensione elastica, e sganciandosi improvvisamente da un contrappeso è precipitato da circa due metri di altezza e ha così colpito il capoturno.
IL FERITO è stato subito soccorso dai colleghi e da due medici di stabilimento ma per la delicatezza della parte interessata dal trauma, è stato richiesto l’intervento del 118. Panichi è stato trasportato in ambulanza all’ospedale di Villamarina per accertamenti, il trauma, e soprattutto la paura è stata tanta, a causa del forte impatto, ma per fortuna dall’ospedale è stato dimesso intorno alle ore 12. L’Asl ed il servizio di Sicurezza interno sono intervenuti immediatamente per effettuare i rilievi del caso e per ricostruire la dinamica dell’incidente.
«SULLA QUESTIONE sicurezza è opportuno non abbassare mai la guardia – ha evidenziato il coordinatore Rsu Fiom Lucchini Mirko Lami – per questo di concerto con gli altri coordinatori abbiamo deciso di effettuare un’ora di sciopero per venerdì dalle 13 alle 14 nel reparto acciaieria della Lucchini». E la questione sicurezza è stata ricordata anche ieri dalle organizzazioni sindacali seriamente preoccupate per la situazione che sta attraversando la fabbrica, per la mancanza di investimenti, la scarsa liquidità. E soprattutto si parla sempre con più insistenza di dismissione del ciclo integrale, che potrebbe vuol dire perdita di un numero elevato di posti di lavoro. «Noi abbiamo lanciato un grido d’allarme – evidenzia Lami – chiediamo alle istituzioni di verificare. Se ci siamo sbagliati, saremo i primi ad essere contenti».
Maila Papi  
 
PIOMBINO PRESENTATA UNA MOZIONE IN REGIONE DALA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA-VERDI E IDV  
 
«Lucchini: occorre investire e non risparmiare»
 
 — PIOMBINO —
FEDERAZIONE della sinistra – Verdi e l’Italia dei Valori hanno raccolto il grido d’allarme lanciato dai sindacati sul rischio di chiusura dell’area a caldo dello stabilimento Lucchini. Il capogruppo in Regione Monica Sgherri e il consigliere regionale Paolo Marini della Federazione della sinistra-Verdi hanno presentato ieri una mozione urgente. «Chiediamo al presidente Rossi e alla Regione di rispondere all’appello dei lavoratori dell’acciaieria Lucchini di Piombino che chiamano a raccolta le istituzioni, il prossimo 21 marzo, per salvare la fabbrica dalla dismissione. E’ troppo grosso il rischio di perdita di posti di lavoro, sono 3000 gli operai che tremano, tra l’altoforno e gli altri reparti coinvolti. La Rsu e i sindacati hanno lanciato un appello che non può restare inascoltato». E l’Idv sottolinea che «occorre investire e non risparmiare». «Dall’accordo del 2 febbraio è passato un mese e non ci sono nuove all’orizzonte della Lucchini. Nessun nuovo acquirente si è proposto né vi sono state risposte dal Governo in difesa della siderurgia e del ciclo integrale, anzi si prospetta la chiusura dell’altoforno. Addirittura, infatti, alcune voci parlano di investitori disposti a subentrare ma con prospettive di risparmio, trasformando il ciclo integrale in ciclo elettrico, con gravi ripercussioni sull’occupazione sia delle industrie sia di tutta la Val di Cornia. Per scongiurare queste ipotesi di ridimensionamento, Italia dei Valori sta già preparando, sia a livello regionale sia parlamentare, due interrogazioni per sollecitare la Regione Toscana e il Ministro Romani ad adoprarsi per individuare soggetti imprenditoriali seri e credibili che intendano investire – e non risparmiare! – sulle acciaierie di Piombino. Noi dell’Italia dei Valori accogliamo le preoccupazioni delle Rsu e dei sindacati Fiom-Fim-Uim, parteciperemo convinti all’iniziativa “Lavorare insieme” il 21 marzo a Piombino».  
 
SECONDO NOI
 
 
IL MONDO cambia, ma come dice qualcuno, i soldi non crescono sugli alberi. Partiamo quindi dai problemi finanziari, vale a dire il peso dei 700 milioni delle banche che affligge il gruppo Lucchini e di conseguenza le Acciaierie. Intanto bisognerebbe capire se negli anni buoni della siderurgia i guadagni sono rimasti in Lucchini (come riserva per i tempi duri) oppure sono andati da qualche altra parte. Ma, oltre a questo, resta difficile da capire come si possano risollevare le sorti di un’azienda a cui si toglie il motore principale e cioè l’altoforno. Se il timore di un azzeramento del ciclo integrale dell’acciaio dovesse diventare realtà, allora saremmo davvero arrivati al capolinea.
LA STORIA di Piombino coincide con l’epopea della siderurgia. Spegnere il fuoco, eliminare il carbone, la ghisa, le colate, significa rivoltare come un calzino tutta la città. E non è solo una rivoluzione culturale. Dal punto di vista industriale ed economico solo il basso costo del carbone come fonte di energia consente di produrre acciaio in modo remunerativo. L’utilizzo di rottami e forni elettrici (in Italia la corrente costa il 30% in più che nel resto d’Europa) non può essere un’alternativa. Anche perché spegnendo l’altoforno si perderebbe la produzione di gas (addio alla centrale elettrica) e a catena le aziende dell’indotto (ad esempio la Sol) avrebbero seri problemi. Magari, con un serio piano industriale, le Acciaierie possono di nuovo guadagnare e continuare a dare lavoro a migliaia di famiglie senza gettare via le capacità e le esperienze di anni di serio impegno.


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